giovedì 20 dicembre 2012

O CLAVIS DAVID....O Chiave di Davide...


O Clavis David

et sceptrum domus Israel,

qui aperis et nemo claudit,

claudis et nemo aperit:

veni et educ, victum de domo

carceris, sedentem in tenebris

et umbra mortis.



O Chiave di Davide

e scettro della casa d’Israele,

che apri e nessuno può chiudere,

chiudi e nessuno può aprire,

vieni: libera l’uomo prigioniero,

che giace nelle tenebre

e nell’ombra di morte.


"Nonostante il re Davide fosse peccatore, lo stesso fu posto a governare il popolo di Israele.
A questo suo essere re, sono significative le parole che Maria ode nell'annunciazione: "Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine" (Lc 1,32-33). Questo, dunque, non è soltanto il regno terreno di Davide, che ebbe fine. E' il regno di Cristo, che non conosce termine, il regno eterno, il regno della verità, dell'amore e della vita eterna".
(Giovanni Paolo II Omelia 22 Novembre 1998, Solennità di Cristo Re, 2)
A Gerusalemme, da anni oramai, continuano gli scavi presso la città di Davide, in quella porzione di terra che si trova a sud delle mura più moderne di Solimano il Magnifico. Questo “ofel” (spalla in ebr.) dell’area, tra la valle del Tyropeion e la valle del Cedron, si presenta come un grande cantiere di studio a cielo aperto sulla collocazione della residenza del re Davide. Ci hanno scavato archeologi d'eccellenza come A. Shiloh, K. Kenyon, B. Mazar e hanno messo in luce molte strutture antiche sia della città gebusea che quella israelita fino ai recenti scavi con le tracce della presenza romana.
La prima foto agli inizi del '900, la seconda recente. Tutte e due indicano il luogo ipotizzato della città gebusea.

mercoledì 19 dicembre 2012

O RADIX IESSE...O Radice di Iesse

O Radix Jesse,
qui stas in signum populorum,
super quem continebunt reges os suum,
quem gentes deprecabuntur:
veni ad liberandum nos,
jam noli tardare.
O Radice di Iesse,
posta a vessillo per i popoli,
dinanzi al quale taceranno i re e
che le nazioni invocheranno,
vieni a liberarci: non tardare più.
In questo giorno siamo invitati ad invocare il Signore Dio come "Radice di Iesse", quegli "inizi vitali" che hanno generato il Verbo della vita.
Possiamo pensare e credere all'infinita bontà e misericordia di Dio, che venendo a porre la sua dimora in mezzo a noi, ha liberato ogni uomo dalle potenze del mondo. L'antifona "O" odierna esprime la grande forza di questo nostro Dio, onnipotente nell'amore e lento all'ira.
Talvolta invece le "nazioni" sono l'opposto. Si misurano nella potenza delle armi e degli armamenti in genere, scatenano ire verso altre nazioni e vi è sempre la legge del forte sul debole. Il Signore Dio ha rovesciato questa prospettiva umana e terrena.
Propongo visivamente due immagini. La prima verte su un germoglio che spunta in mezzo al deserto, segno della vita che supera ogni condizione a prima vista brulla e inospitale.
La seconda immagine sono le "nazioni", il re egiziano Akhenaton, il suo forte imperi di un tempo, rappresentato nelle memorie incise su pietra dei templi del grande Egitto.


Un fiore in mezzo al deserto, radice viva e bella. (Har Karkom - deserto del Negev)


Tell Amarna. Akhenaton in adorazione al dio Ai


martedì 18 dicembre 2012

O ADONAI...

Carissimi amici e amiche, ecco l'antifona "O" prevista per questa giornata di Avvento.


O Adonai
et Dux domus Israel,
qui Moysi in igne flammae rubi
apparuisti et ei in Sina legem
dedisti: veni ad redimendum
nos in braccio extento.

O Signore
e  condottiero della casa di Israele,
che sei apparso a Mosè nella fiamma
del roveto e sul Sinai gli hai dato la legge,
vieni a redimerci con la potenza del tuo braccio.
Fig. 1 Sito HK 86b sull'altopiano di Har Karkom nel deserto del Negev

Fig. 2 Pietra antropomorfa (forma di volto di uomo) sull'altopiano di Har Karkom

Fig. 3 Disegno della pietra antropomorfa (per capire meglio)


Fig. 4 "Roveto", presso il monastero di S. Caterina (Sinai) - Egitto
Fig. 5 Vista sul monastero di S. Caterina (Sinai) - Egitto
Con questa antifone e le successive foto, siamo invitati oggi ad invocare il nome del Signore come "Adonai", quel Signore che ha condotto il popolo di Israele fuori dall'Egitto, dalla condizione di schiavitù e oppressione.
Adonai è anche il Dio dei Padri, Abramo, Isacco e Giacobbe e che accorda a Mosè la sua Parola e le sue promesse. Gli parla attraverso una visione di un roveto "ardente".
Nella fig. 1 mostro un sito archeologico, chiamato HK 86b, presso la montagna di Har Karkom nel deserto del Negev. E' un santuario antichissimo che esprime alcune pietre lavorate in forma antropomorfa e situate in direzione del grande deserto Paran. Attorno ad esse si posso vedere degli arbusti o roveti.
Le figg. 2-3 propongono una pietra scolpita in forma di faccia umana. Anche questa è stata trovata nel deserto del Negev (Israele). La riproduzione della faccia esprime un volto che può essere stato l'esempio di un orante verso la divinità. Anche noi oggi siamo invitati a pronunciare questa antifona rivolti al Dio della Vita, Gesù Cristo. Egli, nuovo Mosè, sta per nascere ancora una volta in noi e per noi.
Le figg. 4-5 propongono infine il "roveto" come oggi è classificato presso il monastero di S.Caterina nel monte Sinai (Egitto).
Veneriamo questo luogo sacro molto caro ai fratelli cristiani ortodossi ed anche noi rispettiamo questa tradizione antica che ci ricorda l'esperienza teofanica vissuta dal grande profeta, legislatore ed intercessore Mosè.
Anche per oggi, carissimi, buon cammino di Avvento!



lunedì 17 dicembre 2012

O SAPIENZA...

Carissimi,
con oggi iniziamo la preparazione più prossima al Natale. Per ogni giorno offrirò un'antifona ed una lettura "archeologica" della stessa.
L’elemento più caratteristico della settimana che va dal 17 al 23 dicembre, da non confondersi con la novena, è la presenza delle cosiddette antifone “O”, sia nella Liturgia delle Ore come antifone al Magnificat, sia nella celebrazione dell’Eucarestia come versetti del canto al Vangelo. Così chiamate perché iniziano sempre con il vocativo formato dall’interazione “O”, seguito da uno dei titoli attribuiti a Gesù, sono sette preghiere molto antiche entrate nella liturgia intorno al IX secolo. Esse sono composte da passi biblici, tratti quasi letteralmente dalla versione latina di S. Girolamo, e sviluppano un tema  biblico particolare ricavato dal titolo con cui iniziano: O Sapientia, O Adonai, O Radix Iesse, O Clavis David, O Oriens, O Rex gentium, O Emmanuel .
17 DICEMBRE
O Sapientia,
quae ex ore Altissimi prodisti,
attingens a fine usque ad finem,
fortiter suaviterque disponensque
omnia: veni ad docendum nos
viam prudentiae
O Sapienza,
che sei uscita dalla bocca dell’Altissimo
raggiungendo gli estremi confini del
mondo e tutto disponi con soavità e forza,
vieni ad insegnarci la via della prudenza

Matteo evangelista ed il simbolismo dell'angelo.
Matteo ci racconta la sapienza di Dio perchè si compisse ciò che era
stato detto dal Signore per mezzo del profeta: "Ecco, la vergine concepirà e darà
alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele..." Mt 1,22-23
Questo particolare si trova a Verona ed è parte di un lintello.

sabato 15 dicembre 2012

GIOIOSO SCAMBIO DI AUGURI NATALIZI ALLO STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM

Stamattina, dopo un'ora di assemblea degli studenti, professori, personale e gli studenti stessi si sono dati appuntamento per lo scambio di auguri natalizi. E' un dono poter studiare a Gerusalemme e lo è ancora di più in prossimità delle grandi feste cristiane perchè, alle celebrazioni, si uniscono gli studi compiuti sui testi originali in lingua ebraica, greca ed alle altre lingue semitiche.
 
Dopo un saluto introduttivo dei rappresentanti degli studenti, ha preso la parola il nostro Decano p. Massimo Pazzini e ha rivolto un messaggio natalizio invitando tutti a stare in attesa del Signore che viene e ringraziando ciascuno per l'apporto che dà allo Studium Biblicum.
 
Si è passati poi ad una rassegna di canti natalizi, a cura degli studenti di lingua indiana, spagnola ed infine quella italiana, con il canto di "Tu scendi dalle stelle".
 
Ecco un piccolo repertorio fotografico dell'appuntamento di stamattina:
 

Il nostro presepe allo Studium
 
Il decano p. Massimo mentre porta il bambin Gesù al presepe
 
La lettura della Parola
 
Il gioioso saluto e gli auguri del Decano, p. Massimo Pazzini
 

Gli auguri in canto del gruppo linguistico indiano
 

Un momento dello scambio d'auguri
 
 

lunedì 10 dicembre 2012

AQUILEIA: RICOSTRUZIONE VIRTUALE DELLA BASILICA COSTANTINIANA


Visibile sul sito della Fondazione Aquileia (http://www.fondazioneaquileia.it) e sul canale Youtube il video della ricostruzione virtuale della Basilica di Aquileia in epoca costantiniana realizzata da Altair4 per la Fondazione Aquileia grazie al contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e alla collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del FVG e dell’Arcidiocesi di Gorizia.
Fino al 17 marzo 2013, inoltre, il video sarà anche tra i protagonisti della grande mostra, progettata e ideata dal Museo Diocesano di Milano e curata da Gemma Sena Chiesa e Paolo Biscottini, che celebra a Palazzo Reale di Milano l’anniversario dell’emanazione dell’Editto di Costantino nel 313 d.C.
«Il lavoro di ricostruzione virtuale del complesso teodoriano – sottolinea il presidente della Fondazione Aquileia Alviano Scarel - rappresenta una delle modalità che le nuove tecnologie ci offrono per far capire meglio, alle centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno raggiungono Aquileia, come si presentavano i grandi edifici della città antica. Una necessità assoluta: il più importante sito archeologico dell’alta Italia deve non solo essere indagato con gli scavi e conservato con i necessari restauri ma deve presentarsi come elemento attivo e virtuoso nella diffusione della cultura, mostrarsi in grado di trasmettere alla collettività la curiosità, l’interesse e il desiderio di conoscere come si viveva qui 2000 anni fa».
«Abbiamo aderito da subito con convinzione alla proposta di partecipare alle celebrazioni costantiniane a Milano e ci è sembrato giusto - sottolinea Gianni Fratte, direttore della Fondazione Aquileia - rendere omaggio alla basilica di Aquileia, uno dei luoghi di culto costantiniani meglio conservati, rendendo fruibile a tutti – come è nella mission della Fondazione - la sua architettura dell’epoca avvalendoci delle nuove tecnologie e anticipare così le celebrazioni dell’Editto che nel 2013 si sposteranno ad Aquileia e avranno come punto focale l’antico complesso basilicale».
«La ricostruzione virtuale della Basilica di Aquileia in epoca costantiniana si fonda su dati che, per quanto frammentari – spiega l’archeologo Cristiano Tiussi - derivano da fortunate coincidenze, e, in particolare, dalla modalità di demolizione delle sue strutture avvenuta a partire dalla metà del IV secolo quando le aule di culto della Basilica erano diventate insufficienti a contenere la comuntà cristiana di Aquileia. I resti trovati nel corso degli scavi di fine Ottocento e primo Novecento concorrono a delineare quasi nella sua completezza la fisionomia architettonica del complesso: le strutture murarie, in parte riutilizzate nelle fasi successive del complesso basilicale, gli splendidi mosaici pavimentali, conservati perfettamente soprattutto nelle due aule di culto, i lacerti di decorazione parietale, in parte ancora aderenti alle pareti, in parte recuperati dai livelli di demolizione sopra i mosaici».
«L’architettura è stata ricostruita sulla base degli elementi superstiti e dei rilievi planimetrici, mentre per le strutture circostanti (horrea e domus) si è operato per analogie tipologiche in relazione allo sviluppo planimetrico derivante dai rilievi. Per gli interni – chiarisce Stefano Moretti di Altair4, che ha curato la ricostruzione virtuale - la ricomposizione degli affreschi parietali è stata realizzata per estensione e completamento della fascia inferiore superstite che ci ha restituito la metrica dei moduli e l’alternanza dei temi e dei colori, allo stesso modo in cui la ricomposizione dei motivi architettonici nella fascia sommitale ha seguito gli stilemi classici delle pitture con elementi e proporzioni ricavate dai lacerti di trabeazione dipinta superstiti, mentre nella ricostruzione degli elementi musivi delle pavimentazioni si è operato per similitudine con gli elementi tuttora presenti in situ ricostruendo un fotopiano ad altissima risoluzione formato da decine di fotografie dei singoli riquadri».
Una situazione della ricerca archeologica dunque assolutamente straordinaria, che ha permesso una ricostruzione assai verosimile di un contesto ecclesiale di età costantiniana.
AQUILEIA: particolare del mosaico posto sul pavimento della Basilica

sabato 8 dicembre 2012

SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA VERGINE

Con la solennità odierna riandiamo con il cuore e l'intelligenza alla persona di Maria vergine, madre del nostro Signore Gesù Criso e madre nostra.
Qualche passaggio del catechismo della Chiesa cattolica per camminare nella fede...


487 Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo, ma quanto insegna su Maria illumina, a sua volta, la sua fede in Cristo.
La predestinazione di Maria
488 « Dio ha mandato suo Figlio » (Gal 4,4), ma per preparargli un corpo 129 ha voluto la libera collaborazione di una creatura. Per questo, Dio, da tutta l'eternità, ha scelto, perché fosse la Madre del Figlio suo, una figlia d'Israele, una giovane ebrea di Nazaret in Galilea, « una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria » (Lc 1,26-27):
« Volle il Padre delle misericordie che l'accettazione di colei che era predestinata a essere la Madre precedesse l'incarnazione, perché così, come la donna aveva contribuito a dare la morte, la donna contribuisse a dare la vita ». 130
489 Nel corso dell'Antica Alleanza, la missione di Maria è stata preparata da quella di sante donne. All'inizio c'è Eva: malgrado la sua disobbedienza, ella riceve la promessa di una discendenza che sarà vittoriosa sul maligno, 131 e quella d'essere la madre di tutti i viventi. 132 In forza di questa promessa, Sara concepisce un figlio nonostante la sua vecchiaia. 133 Contro ogni umana attesa, Dio sceglie ciò che era ritenuto impotente e debole 134 per mostrare la sua fedeltà alla promessa: Anna, la madre di Samuele, 135 Debora, Rut, Giuditta e Ester, e molte altre donne. Maria « primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. Infine con lei, la eccelsa figlia di Sion, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova economia ». 136
L'Immacolata concezione
490 Per essere la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande missione ». 137 L'angelo Gabriele, al momento dell'annunciazione, la saluta come « piena di grazia » (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all'annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.
491 Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, « colmata di grazia » da Dio, 138 era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell'immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:
« La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale ». 139
492 Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione » 140 le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo ». 141 Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha « benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo » (Ef 1,3). In lui l'ha scelta « prima della creazione del mondo, per essere » santa e immacolata « al suo cospetto nella carità » (Ef 1,4).
493 I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio « la Tutta Santa », la onorano come « immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura ». 142 Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.
NOTE AL TESTO

(129) Cf Eb 10,5.

(130) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60; cf Ibid., 61: AAS 57 (1965) 63.

(131) Cf Gn 3,15.

(132) Cf Gn 3,20.

(133) Cf Gn 18,10-14; 21,1-2.

(134) Cf 1 Cor 1,27.

(135) Cf 1 Sam 1.

(136) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 55: AAS 57 (1965) 59-60.

(137) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.

(138) Cf Lc 1,28.

(139) Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: DS 2803.

(140) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.

(141) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 53: AAS 57 (1965) 58.

(142) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.

 

venerdì 7 dicembre 2012

MEMORIA DI SANT'AMBROGIO, VESCOVO DI MILANO

Un grande uomo ed un grande Vescovo!


Nato a Treviri da famiglia romana cristiana ed educato a Roma, Ambrogio era diventato governatore della Liguria e dell’Emilia. Recatosi a Milano per impedire tumulti fra cattolici e ariani nell’elezione del nuovo vescovo, venne improvvisamente acclamato lui vescovo dal popolo. Era ancora catecumeno, ma dovette accettare. Ordinato otto giorni dopo, il 7 dicembre 374, si dimostrò pastore autentico. Lottò a tutt’uomo contro il paganesimo, l’arianesimo, la disgregazione della società. Padre del poveri, soccorritore di ogni oppresso, si oppose più volte con forza al senato, all’imperatrice filoariana, all’imperatore Teodosio. Energico, costante, con vivo senso del pratico e dell’effettuabile, aveva rare doti di amministratore e d’uomo di governo. Nell’azione pastorale portò idee chiare e fermezza, dirittura di mire e senso della misura, ma soprattutto bontà e amore. Tempra di statista, avviò una politica integralmente cristiana ed ebbe altissimo il senso della libertà della Chiesa di fronte al potere imperiale e civile.
Riformò la liturgia, che da lui prese nome di «ambrosiana» e scrisse inni religiosi per il popolo. Fu un vero apostolo della carità: tutti potevano ricorrere a lui per qualunque bisogno, e giunse a vendere i vasi sacri per riscattare degli schiavi, affermando: «Se la Chiesa ha oro, non l’ha per custodirlo, ma per darlo a chi ne ha bisogno» (De officiis, II, 136). Sant’Agostino, che lo ascoltava entusiasta, fu da lui avviato alla conversione e accolto nella Chiesa. Il segreto della predicazione penetrante di Ambrogio sta in ampie e profonde meditazioni sulla sacra Scrittura. Egli è uno dei quattro grandi dottori dell’Occidente, e un vero «maestro di vita».
Eccovi uno stralcio di una sua lettera. Sottolineo il linguaggio della navigazione perchè mi è particolarmente caro.

Ambrogio scrive a Costanzo (Lettera 36 in Opera omnia 20, 1988, p. 22ss):

"Hai assunto l'ufficio episcopale e, sedendo sulla poppa della Chiesa, guidi la nave contro i flutti. Tieni saldo il timone della fede, perché le pericolose procelle di questo mondo non possano turbarti. Il mare senza dubbio è grande ed esteso, ma non temere, perché 'Egli l'ha fondata sui mari e l'ha stabilita sui fiumi'. Perciò, non senza ragione, la Chiesa del Signore, per così dire costruita sulla pietra dell'apostolo, rimane immobile tra i tanti marosi del mondo e sul suo fondamento inconcusso resiste senza tregua alla violenza del mare che infuria... Il mare è la Scrittura divina... Raccogli l'acqua di Cristo, quella che loda il Signore...l tuoi discorsi siano come acqua che scorre copiosamente, siano puri e limpidi... pieni di discernimento..." (n. 1).


martedì 4 dicembre 2012

Missione esplorativa presso Nahal Tekoa - Wadi Caritone

Domenica scorsa, con una squadra formata da nove persone e guidata dal prof. Gregor Geiger e da fr. Oscar Mario Marzo, ci siamo recati presso il Nahal Tekoa - Wadi Caritone, per esplorare una cavità naturale di circa 200 metri e per un "survey" sui resti del monastero del grande Santo Caritone, monaco del deserto.
Di seguito vi riporto uno scritto riguardante la sua vita, a seguire una serie di immagini del meraviglioso luogo visitato.


San Caritone nacque e fu cresciuto ad Iconio, in Asia Minore, sotto il regno dell'imperatore Aureliano (270-276).
All'inizio del suo regno, il successore di quest'ultimo, Diocleziano, non era ostile ai cristiani; ma, posseduto dal demonio dichiarò in seguito una violenta persecuzione contro quelli che invocavano il nome di Cristo (394).
Poiché Caritone era famoso ad Iconio per la sua pietà e la sua virtù, fu catturato dai soldati dell'imperatore e condotto avanti al console.
Avendo confessato senza paura il Cristo e condannato gli idoli, Caritone fu steso a terra e così violentemente picchiato che le sue carni furono ridotte in brandelli.
Venne gettato in prigione e fatto uscire qualche giorno più tardi per essere presentato di nuovo avanti al tribunale.
Liberato di prigione, si rifugiò in Egitto fino a che Costantino il Grande decretò la fine delle persecuzioni e riconobbe ufficialmente la religione cristiana.
Portando il suo corpo i segni della Passione di Cristo, Caritone, liberato dalla minaccia del martirio, perseguì con grande zelo la via di imitazione del Cristo con una vita di ascesi e di austerità.
Alle sofferenze volontarie che egli infliggeva al suo corpo per ridurlo in schiavitù e farlo obbedire alle leggi dello spirito si aggiunsero delle prove involontarie.
Un giorno, allorché si dirigeva verso Gerusalemme incontrò sulla strada una banda di briganti che lo legarono e lo condussero nella loro grotta.
Ma furono ben presto vittima della Giustizia Divina.
Essi morirono tutti dopo aver bevuto del vino nel quale una vipera aveva versato il suo veleno.
Caritone, rimasto solo, fu miracolosamente liberato dai suoi legacci e divenne erede del bottino che i briganti avevano ammassato.
Distribuì allora queste ricchezze male acquisite donandole ai poveri e utilizzandole per la costruzione di chiese per la Grazia di Dio, e si installò in una grotta situata in un luogo chiamato FARAN, al fine di praticarvi l'ascesi.
Da questa grotta, il Santo attirò molti infedeli facendo loro abbracciare la fede e seguire l'esempio della sua vita angelica.
Ma poiché questa affluenza lo distraeva dalla sua amata solitudine, partì per installarsi in una altra grotta solitaria dopo aver piazzato il migliore dei suoi discepoli a capo della comunità di Faran e aver esortato i suoi figli spirituali a mantenere strettamente la temperanza nel nutrimento e nel sonno, a pregare la notte come il giorno nelle ore che aveva loro insegnato e a ricevere i poveri e gli stranieri come fossero il Cristo stesso.
Ritirato sulla montagna di DUKAS, nei dintorni di Gerico, non potè però restare molto tempo a conversare in solitudine con Dio: molti discepoli vennero a raggiungerlo e lo obbligarono a costruire una seconda Laura* ed a fuggire di nuovo in un altro ancora più isolato chiamato TEQUE (o Tekoa).
Egli si installò con qualche discepolo in una terza Laura, che si chiamò dal nome siriaco SUKA (monastero) o ancora "l'antica Laura".
Ma niente poteva arrestare la folla dei numerosi discepoli e pagani che accorrevano per dilettarsi del miele delle sue parole e per contemplare questa immagine vivente del Cristo.
Così, Caritone, che non desiderava altro in questo mondo che la soavità dell'unione con Dio nella solitudine, si ritirò al di sopra di Laura, in una grotta di così difficile accesso che non si poteva raggiungere se non con delle scale.
Egli dimorò lì numerosi anni, abbeverandosi ad una sorgente che Dio, per le sue preghiere, aveva fatto sgorgare nella grotta.
Poiché Dio gli aveva anticipatamente rivelato la data della sua morte Caritone si fece trasportare nella sua prima Laura di FARAN.
Di là indirizzò un testamento spirituale ai suoi discepoli, nel quale indicava la via sicura per pervenire all'unione con Dio: vale a dire l'ascesi unita all'umiltà e alla carità verso tutti.
Avendo dato i suoi ultimi insegnamenti, si distese sul suo letto e si addormentò serenamente per raggiungere il coro degli Angeli e dei Santi.

*Nell'antico monachesimo di Palestina, la Laura era un luogo primitivamente occupato da uno o più eremiti, che l'abbondanza dei discepoli avevano trasformato in monastero.

Una icona di San Caritone
 

 
La partenza del sentiero
 

Il sentiero tracciato lungo la via
 
 

Vista sul wadi-nahal (trad. torrente)
 
 
Ancora un'altra vista sul nahal-wadi
 


Un momento di verifica e annotazione del percorso
 
L'interno della grotta
 
 
La squadra della missione, dopo l'uscita dalla grotta
 
 
...nei dintorni di Betlemme, un presepe ci voleva!
 


Tra le tante testimonianze archeologiche, ecco l'intonaco di una
cisterna adibita allo stoccaggio dell'acqua per il monastero