domenica 12 maggio 2013

LA SUKA DI SAN CARITONE NEL DESERTO DI GIUDA...CONSIDERAZIONI ED ALLARMI. SALVIAMO L'ANTICA LAURA DI CARITONE!


Recentemente ho avuto modo di recarmi due volte presso i resti della grande Laura di S.Caritone nel deserto di Giuda. Innanzitutto che cosa sono le Laure?

Di seguito propongo uno stralcio di un’intervento del prof. Fotios Ioannidis dell’Università di Tessalonica – Grecia.

 

Le Laure

(parte di una lettura più ampia del prof. Fotios Ioannidis – Università Aristoteleion – Tessalonica)

 

Il prodotto piu originale del monachesimo palestinese furono le Laure. Laura (Λαύρα) e un termine greco che in origine ha il significato di "cammino stretto", "gola", "burrone". La tipica laura palestinese sorgeva infatti all' interno di alcuni stretti crepacci, su versanti desolati o scarsamente coperti da vegetazione di una montagna scoscesa. Il tipo di terreno in cui sorgeva fini per designare l' istituzione.

Moltissime notizie sulle famose laure palestinesi e dei loro famosi asceti prendiamo dall' agiografo Cirillo di Scitopoli e da Giovanni Cassiano.

I dintorni della laura classica non potevano essere piu caratteristici e pittoreschi. Gli edifici centrali si appoggiavano alla roccia scoscesa, quando non erano intagliati nella stessa pietra; a volte la costruzione si articola in gradoni. Sparse tutt'intorno si innalzavano le celle dei solitari, che rimanevano nelle loro residenze individuali per tutta la settimana. In esse pregavano, leggevano, meditavano, praticavano l' ascesi e lavoravano.

Nelle laure scavate nella roccia le celle erano spesso semplici fenditure; in quelle ubicate in pianura erano costruite di mattoni cotti o seccati al sole. Normalmente erano composte di due locali: un vestibolo e una piccola camera interna. Il nucleo centrale era composto da una chiesa, una sala di riunione, un forno, un magazzino e il piu delle volte una stalla. A volte la chiesa non era che un' ampia grotta piu o meno adattata. Non mancava la foresteria, in cui venivano ospitati pellegrini e viandanti.

Tutti i sabati i solitari della laura si riunivano negli edifici centrali. Si preparavano alla synaxis domenicale e vi prendevano parte, quindi tenevano un' assemblea.

I monaci lavoravano come braccianti nella costruzione di nuovi edifici o nella manutenzione di quelli esistenti. L'egumeno assegnava loro gli incarichi di maggiordomo, infermiere, cuoco, panettiere e mulattiere.

Nelle laure c'era un unione stretta tra i solitari che la costituivano. La loro vita era soggetta alle regole; tutti erano sottomessi all' autorità dell' egumeno; il sabato e la domenica praticavano vita comunitaria.

Il primo fondatore di laure fu un monaco originario di Licaonia, di nome Caritone.

La fondazione della Laura di Faran, pochi chilometri da Gerusaleme, puo essere datata intorno al 330. Caritone fondo altre due laure: una sul monte delle Tentazioni, presso Gerico, e l' altra di nome Souka, vicino a Betlemme. Le tre laure nacquero spontaneamente, senza che Caritone lo avesse deciso. Cio che cercava era la solitudine con Dio, e nulla piu. Ma dovunque egli stabiliva, affluivano numerosi i discepoli e nasceva una laura.

 

In seconda battuta riporto qualche rilievo e considerazione personali:

-         La Laura (Suka) di S. Caritone, per intenderci vicina all’insediamento israeliano di Tekoa, si trova in uno stato miserevole dove, da un nostro survey veloce, si è potuto notare noncuranza, erbaccia che dimora qui e là distruggendo definitivamente le testimonianze di cisterne, stanze, rete idrica, la torre stessa di sud, i tanti frammenti di intonaco ancora visibili, la cisterna di epoca bizantina dove l’acqua stagnante non è più utilizzata ed il sito per il turismo, costruito dalle antichità israeliane, è in totale abbandono. Ci troviamo in piena area dei Territori Palestinesi Occupati. Chi si darà pena di prendersi cura di questa importante memoria cristiana del deserto di Giuda?

-         Altrettanto in stato di abbandono è la grotta di S.Caritone, già studiata e posta in rilievo dall’archeologo Y.Hirschfeld e dal suo staff, con un’ottimo articolo apparso sul LA 50 (2000) e di cui riporto solo alcune righe iniziali: The monastery of Chariton was one of the largest and most important in the Judean Desert. It was founded as a laura in the mid-fourth century CE. It is related that Chariton wandered southwards from the monastery of Douka (Deir el-Quruntul west of Jericho) to a place located 14 stadia (some 2.6 km) from the village of Tekoa. Se, ed è a mio avviso la verità, questo complesso fu uno dei più grandi e più importanti monasteri del Deserto di Giuda, allora abbiamo il dovere di prenderci cura e chiedere conto ad Israele o all’ANP la possibile sistemazione e cura di questa importante area;

 

Ora guardiamo qualche foto che documenta lo stato di abbandono e di incuranza:


 Si notano molti resti di strutture poste qua e là, ma senza una cura ed una didascalia
Interno della cisterna di epoca bizantina con la croce sfregiata
Interno della cisterna bizantina con acqua stagnante
Cisterna bizantina, particolare. Si notano anche i pesci!
I resti di intonaco di una vasca di raccolta acqua
Queste strutture sono "condannate" a crollare nel prossimo futuro


Salviamo la Laura di San Caritone!
 

lunedì 6 maggio 2013

SCOPERTA


Scoperto sul Mar Rosso il più antico porto del mondo

Redazione Archaeogate, 17-04-2013

Un team franco-egiziano ha scoperto un antico porto egiziano a Wadi el-Jarf, 180 km a sud di Suez. Lo scalo risale a 4.500 anni fa, all'epoca del faraone della quarta dinastia che costruì la grande piramide di Giza. Gli scavi hanno portato in luce quello che il più vecchio papiro (foto) mai rinvenuto a oggi in Egitto

Il papiro, datato al 27mo anno del regno di Cheope (2595 a.C. - 2570 a.C.), contiene informazioni sul numero dei lavoratori impegnati nello scalo e preziose informazioni sulla vita quotidiana. Secondo le prime ipotesi degli archeologi il porto sarebbe servito come punto di approdo per trasferire il rame dal Sinai, alle valle del Nilo.

martedì 30 aprile 2013

RE DAVIDE E L'ITALIA


RE DAVIDE E’ PRESENTE ANCORA OGGI…

OMAGGIO AL NUOVO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

ON. ENRICO LETTA

Dal Primo libro di Samuele 17,38-45

38Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e lo rivestì della corazza. 39Poi Davide cinse la spada di lui sopra l’armatura e cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: «Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato». E Davide se ne liberò. 40Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo.41Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. 42Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell’aspetto. 43Il Filisteo disse a Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. 44Poi il Filisteo disse a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche». 45Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai sfidato.

ECCO UNO STRALCIO FINALE DEL DISCORSO DI INSEDIAMENTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ON. ENRICO LETTA

“In questi giorni ho pensato al personaggio biblico di Davide.
Come lui, con lui, siamo nella valle di Elah, in attesa di affrontare Golia.
Nella valle delle nostre paure di fronte a sfide che appaiono gigantesche. Anche la sfida di metterci insieme per affrontarle. Come Davide in quella valle, dobbiamo spogliarci della spada e dell’armatura che in questi anni abbiamo indossato e che ora ci appesantirebbero.
Davide “prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese in mano la fionda e si avvicinò a Golia”. Noi, dal “torrente” delle idee sulle quali ci siamo confrontati abbiamo scelto i nostri “ciottoli”, le nostre proposte di programma. La “fionda” l’abbiamo in mano insieme, governo e Parlamento. Ma di Davide ci servono il coraggio e la fiducia. Il coraggio di mettere da parte quella “prudenza politica” che spinge a evitare il confronto con le nostre paure, a rimanere nella valle e, se proprio decidiamo di muoverci, a farlo con indosso l’armatura. Il coraggio di affrontare la sfida liberandoci dell’armatura, forse lo abbiamo trovato. La fiducia è quella che chiediamo al Parlamento e agli italiani”.

lunedì 22 aprile 2013

L'AMICO ED ARCHEOLOGO DAN BAHAT. INTERVISTA SULLA BASILICA DEL S.SEPOLCRO


Il sepolcro di Gesù? Era proprio lì.

In questa intervista esclusiva, il famosissimo archeologo israeliano, Dan Bahat a Firenze per un incontro organizzato dalla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale, sottolinea l'importanza della ricerca scientifica legata ai testi sacri: «Non si tratta di chiedere conferme all'archeologia, ma di lasciare che l'archeologia ci aiuti a comprendere la nostra comune storia. Molti luoghi a Gerusalemme testimoniano la presenza di Gesù», a partire dal Santo Sepolcro.

DI DILETTA RIGOLI

La Facoltà Teologica dell'Italia Centrale ha ospitato nei giorni scorsi l'archeologo israeliano Dan Bahat, all'interno del corso di Topografia di Gerusalemme che fa parte dell'offerta formativa della Facoltà.

Dan Bahat, oggi professore all'Università St. Michael di Toronto, ha scavato un po' dappertutto in Israele in qualità di archeologo ufficiale, per questo la sua conoscenza della terra della Bibbia è profonda. Questa eminente presenza è stata l'occasione per riflettere su archeologia e fede, ovvero su come le scoperte archeologiche possono restituirci una verità storica che illumini i fatti inerenti la nostra fede e per portare un po' di Gerusalemme a Firenze.

Due le occasioni per ascoltare il professore, la prima lunedì 26 marzo presso il Centro internazionale Studenti Giorgio La Pira, conferenza organizzata dalla Facoltà Teologica in collaborazione con Ida Zatelli (docente di lingua e letteratura ebraica all'Università di Firenze), l'amicizia Ebraico-Cristiana di Firenze e il Centro La Pira. La seconda a San Casciano, il giorno seguente, presso la sala teatro Everest dell'Acli. In entrambe le occasioni Bahat ha messo in luce sprazzi di vita di Gerusalemme all'epoca di Gesù.

Professor Bahat, lei ha dedicato la vita alla ricerca, crede che sia importante l'archeologia delle terre bibliche, e perché?

«Credo che la ricerca archeologica non sia mai fine a se stessa, specie quando è fatta in territori che coinvolgono la nostra fede. Io sono ebreo e quale ebreo non posso che riconoscere la grande importanza dell'indagine sulle radici della mia fede. Lo stesso vale per i cristiani. A Gerusalemme la fede s'interseca con la storia e senza alcuna paura e pregiudizio è dovere dello scienziato investigare e ricercare le verità che la scienza può restituirci. Non si tratta di chiedere conferme all'archeologia, ma di lasciare che l'archeologia ci aiuti a comprendere la nostra comune storia».

Lei è tra i pochi archeologi israeliani a sostenere l'autenticità del luogo dove oggi sorge la Basilica del Santo Sepolcro, quali sono gli elementi a favore di questa ipotesi?

«Sono tre gli argomenti che possiamo portare a favore dell'autenticità del luogo del Santo Sepolcro. Prima di tutto i vangeli ci dicono che la collina del Golgota, luogo della crocefissione, si trovava fuori dalle mura della città, per motivi di purità infatti gli ebrei non potevano crocefiggere all'interno; oggi però la Basilica del Santo Sepolcro è dentro le mura e questo elemento è in apparente contrasto con il dato evangelico. La risposta a questa obiezione è semplice: le mura a cui si riferiscono i Vangeli sono quelle costruite da Erode il cui percorso era molto diverso da quello attuale. La cinta muraria che noi vediamo oggi è stata costruita molto più tardi, da Solimano il Magnifico, e abbraccia una porzione di città che al tempo di Gesù rimaneva fuori, compreso il luogo della crocefissione».

E gli altri elementi?

«Il secondo argomento si basa sulla presenza di tombe ritrovate all'interno del perimetro della Basilica. I vangeli infatti ci dicono che Gesù fu sepolto in un giardino adiacente il luogo della crocefissione, questo giardino era adibito a sepolture, e ben sei grotte sepolcrali sono state ritrovate, alcune ancora visibili dietro l'edicola dell'Anastasi. La tomba di Gesù era fatta a kockh, che significa nicchia, ed era la forma tipica delle tombe di famiglie importanti. Questo ritrovamento ci fa dire con tutta probabilità che anche Gesù fu sepolto in quel luogo e in quel tipo di tomba. Il terzo argomento è forse il più interessante. Quando Adriano nel 135 costruì il tempio alla triade capitolina, Giove Minerva e Venere, lo fece proprio sul luogo del Sepolcro, come ci attesta Eusebio. Questa costruzione ci dice molte cose, la prima è che il luogo doveva comunque avere una importanza che perfino l'imperatore di Roma aveva riscontrato, la seconda che Adriano, per costruire il Tempio è costretto a fare un riempimento di terra e questo perché l'edificio sorgeva sopra una cava di pietra dismessa, esattamente come ci dicono i Vangeli. Ma ancora più importante, una prova quasi decisiva potremmo dire, ci viene dall'incisione ritrovata negli scavi che hanno portato alla luce le casematte costruite proprio da Adriano per sostenere il riempimento alla base del Tempio pagano. In una di queste casematte infatti troviamo incisa una nave e sotto ad essa la scritta Domine Ivimus che significa "oh Signore siamo arrivati". Il Signore (Domine) di cui si parla non può che essere Cristo, solo due volte infatti chi l'ha realizzata può aver avuto accesso alle pareti delle casematte, o al momento della costruzione del Tempio o al momento in cui Costantino ha costruito la Basilica cristiana ed ha per questo svuotato il riempimento di terra che ricopriva questa incisione. Tuttavia gli storici hanno riscontrato che la tipologia di nave raffigurata è tipica del secondo secolo, così è chiaro che può essere stata fatta solo all'epoca di Adriano. Il carattere nascosto del luogo ci dice che chi ha fatto questa incisione era probabilmente un soldato romano cristiano impiegato come operaio per costruire il tempio di Giove che ha voluto segretamente (a causa delle persecuzioni contro i cristiani) testimoniare la sua fede in quel luogo santo. La stessa frase è una parafrasi latina del Salmo 122: "Quale gioia quando mi dissero andremo alla casa del Signore. Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte Gerusalemme"».

Dunque possiamo dire che la più antica testimonianza cristiana attestata dall'archeologia si trova esattamente sotto il Santo Sepolcro?

«Certamente. Questa incisione ci afferma con chiarezza l'autenticità del luogo, non solo, ci dice anche che la tradizione che lo ha identificato è antichissima e molto attendibile. Per il Santo Sepolcro possiamo dire che fonti scritte, archeologia e tradizione convergono nella stessa direzione».

Gerusalemme è il luogo in cui Gesù ha vissuto gran parte del suo ministero pubblico. Ci sono altri luoghi che lei ha studiato e che sono particolarmente rilevanti per il cristianesimo?

«Ci sono molti luoghi a Gerusalemme che testimoniano la presenza di Gesù prima e delle comunità cristiane poi. Un primo esempio, il più semplice: grazie agli studi archeologici abbiamo individuato la strada del primo secolo che dalla piscina di Siloe portava fino a Betesda, dove oggi si trova la chiesa di Sant'Anna. Sicuramente Gesù ha camminato su quella strada come ogni altro ebreo per recarsi al Tempio sulla spianata. Un altro esempio che posso portare è il luogo del processo di Gesù. Io credo che non fosse la fortezza Antonia, che si trovava nel cuore della città vecchia addossata al muro nord della spianata, ma che il processo si sia invece svolto nel palazzo dove precedentemente si trovava Erode, ovvero presso porta Jaffa, un luogo più sicuro, fortificato e dove Pilato risiedeva».

La spianata del Tempio, dove oggi sorge la Cupola della Roccia e la moschea di Al Aqsa è sicuramente un luogo sacro per gli ebrei, tant'è che il muro Occidentale, così detto del Pianto, si trova esattamente sotto. Perché secondo lei anche per i cristiani è importante visitarla?

«La spianata è il luogo più sacro per l'ebraismo, poiché vi sorgeva il Tempio con il Sancta Sanctorum, ma non bisogna scordaci mai che Gesù era ebreo e come ogni ebreo molte volte si è recato a pregare al Tempio. Molti episodi del Vangelo sono ambientati sulla Spianata, dal ritrovamento del giovane Gesù con i dottori, alla cacciata dei mercanti dal tempio. Tutti questi episodi sono sostenuti e contestualizzati dalle scoperte archeologiche, che nel primo caso hanno ritrovato il luogo esatto dove sedevano i dottori della legge e dove quindi anche Gesù ha conversato, e nel secondo ha identificato il luogo dove i cambiavalute facevano il loro mercato».

Una nuova lezione il 21 maggio. E da ottobre i corsi specialistici in teologia biblica
L'archeologo Dan Bahat sarà di nuovo a Firenze, per un'altra lezione aperta, il 21 maggio prossimo: tutte le notizie
– per questa ed altre iniziative – si potranno trovare, oltre che su Toscana Oggi, sul sito della Facoltà Teologica dell'Italia centrale www.teofir.it

La Facoltà partecipa anche quest'anno al progetto della Summer School di Gerusalemme, che prevede corsi estivi (in lingua italiana) di archeologia e geografia, oltre che di ebraico. Per le notizie www.corsiagerusalemme.org. Dal prossimo mese di ottobre saranno aperti anche i corsi specialistici della Facoltà Teologica in teologia biblica, che oltre che dagli studenti potranno essere seguiti anche da uditori qualificati.

UN DEGRADO INFINITO A POMPEI...TIRATI SU ITALIA!


POMPEI (NA), Il cane che sta peggio è «cave canem», il celebre mosaico quasi cancellato dall'incuria

Il cane che sta peggio a Pompei è proprio il povero «Cave canem», mosaico straconosciuto in tutto il mondo e che si trova all'ingresso della domus «del poeta tragico». Talmente famoso che persino Michele Santoro ne ha fatto il simbolo della sua trasmissione, «Servizio pubblico». Peccato però che come logo utilizzi una vecchia immagine, quando il «canem» era ancora in salute e sembrava, ancora minaccioso e bruno di pelo, tenere alla larga dalla casa i malintenzionati. Sembrava, perché purtroppo dagli Scavi più famosi del mondo gli speculatori e gli imbroglioni non sono mai stati lontano. Prova ne sono le inchieste recenti, gli arresti ed i crolli di importantissimi reperti archeologici.
Tanto che «Liberation» del 19 febbraio dedica allo scandalo Pompei due pagine con titoli molto duri: «Pompei, la storia finisce in rovina». E poi continua: «Le vestigia napoletane sono ridotte così per i lunghi anni di negligenza, corruzione e affarismo». E taglia corto: «Gestiti come un McDonald».
La sorte degli Scavi sta tanto a cuore ai francesi che domani «France 2» (la nostra Rai2) manderà una inviata con troupe al seguito per raccontare la storia dei randagi pubblicata ieri mattina dal Corriere del Mezzogiorno. Cioè: per censire 55 randagi e affidarne 26 in adozione sono stati spesi 102.963,23 euro, ai tempi dell'ex commissario Marcello Fiori. Quasi quattromila euro a cane se si calcolano solo quelli adottati.
«Cave canem» invece ebbe un po' di più: 8.904 euro. Ma solo perché la domus del poeta tragico era stata scelta come sede per la presentazione del progetto «Adotta un randagio degli Scavi». I soldi servivano per «un'opera di ripulitura - come annunciava lo stesso Fiori - degli ambienti interni». Oggi il mosaico più famoso al mondo è quasi illeggibile. Cancellate alcune lettere e più che una ripulitura ci vorrebbe un sostanziale restauro.
Il perché sia ridotto in questo stato lo spiega Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio sul patrimonio culturale: «E' un simbolo di Pompei nel mondo e non può essere tenuto in quel modo: illeggibile, sporco e senza manutenzione. Il degrado è incalzante. Quando piove si ricopre d'acqua che si infiltra sotto le tessere che si indeboliscono e si staccano. E' possibile restaurarlo con una cifra modesta, molto inferiore ai 103 mila euro spesi per la lotta al randagismo negli Scavi a cui, quasi come una beffa, fu dato proprio il nome suggestivo del mosaico che ora quasi non si legge più».
 
I segni di un degrado infinito...
 

Fonte: Corriere del Mezzogiorno, 22 feb 2013

sabato 20 aprile 2013

SIRIA, MESOPOTAMIA, COLPITA CHIESA DEI FRATI CAPPUCCINI


Siria: in Mesopotamia distrutta la chiesa dei Francescani a Deir Ezzor


Una violenta esplosione ha raso al suolo la chiesa e il convento dei Frati francescani Cappuccini a Deir Ezzor, in Mesopotamia. L’informazione è giunta all'agenzia Fides da padre Tony Haddad, vice-provinciale dei Frati per il Medio-Oriente, che sovrintende alla presenza cappuccina in Libano e Siria. L’esplosione è avvenuta il 15 aprile. “Era l’unica chiesa a Deir Ezzor ancora rimasta quasi intatta finora”. Non è chiaro come sia stata distrutta. Secondo alcune ricostruzioni, nella chiesa era stata aperta una breccia e alcuni combattenti dell’opposizione vi si erano appostati. L’esercito regolare avrebbe allora colpito la chiesa, abbattendola. Altri parlano di una autobomba collocata accanto alla struttura. Padre Haddad commenta con grande amarezza “tutto questo odio e dissacrazione”. In quell’area – informa – “non ci sono più cristiani”. Nei mesi scorsi, data la situazione critica “i nostri due frati che risiedevano nel convento hanno lasciato Deir Ezzor con le suore di Madre Teresa e la decina di anziani che abitavano da noi. Erano gli ultimi cristiani rimasti. Ringrazio il Signore che i due frati sono sani e salvi. La chiesa di pietre si potrà ricostruire un giorno, quando una primavera di pace apparirà nel nostro Medio Oriente”, nota padre Haddad. Deir Ezzor è una città nell’Est della Siria, oltre l’Eufrate, tra Palmira e la frontiera irachena. “La nostra presenza lì risale agli anni '30 del secolo scorso, ma siamo in Medio Oriente da un tempo molto più lontano”, racconta padre Tony. “In quasi quattro secoli di storia, la nostra vice-provincia ha sofferto diverse distruzioni e persecuzioni, ma è sempre risorta, con Cristo Risorto”. Un’altra comunità di frati francescani cappuccini resta tuttora nel Sud della Siria, a Soueida – ancora tranquilla per il momento – dove abitano due frati. Secondo informazioni di attivisti dell’opposizione siriana, gli aerei dell’esercito avrebbero bombardato nei giorni scorsi due chiese ortodosse siriache a Deir Ezzor e le famiglie cristiane hanno lasciato la città per l'intensificarsi degli scontri tra l’esercito lealista e forze di opposizione. La chiesa ortodossa siriana afferma che le sue chiese sono state colpite in tutte le province, ad Harasta, Arbin, Zabadani, Deraa, Aleppo, a Damasco, Raqqa. (R.P.)

FONTE:
Http://it.radiovaticana.va/news/2013/04/19/siria:_in_mesopotamia_distrutta_la_chiesa_dei_francescani_a_deir_ezzor/it1-684398

venerdì 12 aprile 2013

A Gerusalemme, i resti di un bagno rituale ebraico in uso all'epoca del Secondo Tempio


Nel corso di scavi archeologici preventivi in vista della costruzione di una nuova strada nel quartiere Kiryat  Menachem di Gerusalemme, la Israel Antiquities Authority ha scoperto un antico mikvé (bagno rituale ebraico) risalente all'epoca del Secondo Tempio. Spiega Binyamin Storchen, direttore dello scavo, che negli ultimi anni sono stati rinvenuti parecchi mikvé, ma quello appena riportato alla luce presenta un’intricata struttura “insolita e particolare” per il passaggio dell’acqua, che comprende un complicato sistema di canali d’approvvigionamento che conducono al bagno. Significativamente più sofisticato dei mikvé successivi costruiti in modo molto più semplice, drenava l’acqua da un piccolo bacino artificiale costruito in un spazio chiuso adiacente.
A causa della siccità, durante il periodo del Secondo Tempio, l’epoca in cui si ritiene che il mikvé sia stato costruito, vennero adottare speciali tecniche di drenaggio per garantire l’utilizzo dell’acqua fino all'ultima goccia.
Quando questo mikvé cessò di essere usato, i canali d'acqua si riempirono di rifiuti mentre il sito veniva utilizzato come cava di pietra. Molto più tardi, nel XX secolo, fu scavata nel soffitto un’apertura circolare e l’antico mikvé venne usato come cisterna.

(Da: Jerusalem Post, 10.4.13)
Ecco qualche immagine fornite dall'Israel Antiquity Authority di Gerusalemme:
 


 
 
 

martedì 9 aprile 2013

CORSO DI LAUREA IN ARCHEOLOGIA SUBACQUEA

Una bella opportunità che viene offerta dal Consorzio UNO dell'Università di Oristano in Sardegna è il corso di laurea in archeologia subacquea.
Si può seguire comunque anche un altro curriculum. Iscriversi all'Università con una laurea/licenza in archeologia e ottenere i brevetti di immersione previsti secondo gli standard internazionali. E' un'opportunità che per me si è aperta in questi anni di studio a Gerusalemme e che ho scelto in quanto l'archeologia biblica è anche in parte archeologia subacquea. Tra gli ultimi impegni che sto portando avanti è lo studio del grande porto di Cesarea Marittima sul Mar Mediterraneo.
Poi, anche in questa prossima estate parteciperò alle lezioni di archeologia subacquea ad Ustica con la rivista Archeologia Viva e la Sovrintendenza del Mare di Palermo.
 
Circa il lavoro del sub e l'importante recupero dei "testimoni" guardate questo video:

 
 
BUONA VISIONE!


venerdì 5 aprile 2013

OTTIMA CONCLUSIONE DEL 38° CORSO DI AGGIORNAMENTO BIBLICO-TEOLOGICO ORGANIZZATO DALLO STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM DI GERUSALEMME

Con questo magnifico giorno si è concluso il 38° corso di aggiornamento biblico-teologico dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Un'ampia partecipazione ha portato speranza e gioia ai vari conferenzieri ed al nostro carissimo Decano p. Massimo Pazzini. Per poter beneficiare degli interventi dei relatori, dei materiali messi a disposizione per le visite archeologiche si può accedere al sito internet dello Studium, ecco il link: http://www.sbf.custodia.org/default.asp?id=1174
 
La giornata odierna, guidata dal mio caro amico p. Oscar Mario e dal sottoscritto, ci ha visti impegnati con una bella escursione presso il deserto di Giuda ed il Mar Morto. In particolare abbiamo visitato En Gedi (la Engaddi biblica del Cantico dei Cantici) con l'antica sinagoga ed il Nahal David, il sito di Qumran e la meravigliosa visita di Wadi Qelt con il monastero di San Giorgio in Kosiba.
 
Emozioni uniche, viste straordinarie, raggi di sole che traversavano le nuvole e si specchiavano sulla superficie del Mar Morto, l'arcobaleno, il soffio sostenuto di un vento che "quasi ci portava a Pentecoste", il ritrovarsi "lungo la via" con alcuni amici di comunità che il giorno prima avevano percorso un itinerario nel deserto, la Parola di Dio che ci ha accompagnati e sostenuti nel cuore e nello Spirito, l'acqua viva che sgorga dalla "fonte del capretto"...sono solo alcune parole che poco riescono a narrare l'esperienza vissuta e partecipata dal più ottanta persone.
 
Tante ed uniche meravigliose immagini di un Dio Creatore e Signore che in questi giorni abbiamo meditato con l'aiuto delle scienze bibliche, dell'esegesi, dell'archeologia e della storia.
 
Come ha detto il nostro Decano, p. Massimo Pazzini, "...questo corso di aggiornamento è un dono dello Studium Biblicum per la Chiesa di Terra Santa e per chi è venuto dall'Europa e dall'estero...".
 
Ecco qualche immagine suggestiva di questi giorni:
 
Il gruppo all'escursione al completo
 
La foto presso la sorgente di Davide
 
4 aprile 2013 - visita al S.Sepolcro - p. Oscar ed io
 
p. Matteo Munari durante la sua relazione
 
2 aprile 2013 - la visita agli scavi del Monte del Tempio
 
Il nostro Decano, p. Massimo Pazzini
 
2 aprile 2013 - la salita degli scalini verso la porta Duplice
 
3 aprile 2013 - visita alla "porta degli Esseni" ed al monte Sion cristiano
 
 
 
 


martedì 2 aprile 2013

AL VIA IL 38° CORSO DI AGGIORNAMENTO BIBLICO-TEOLOGICO A GERUSALEMME

Giornata molto intensa di riflessione presso la Curia di S.Salvatore nel quartiere cristiano di Gerusalemme. Oggi è iniziato il 38° corso di aggiornamento biblico-teologico, organizzato dallo Studium Biblicum Franciscanum, sul documento del Papa emerito Benedetto XVI "La porta della fede".
Per quanto riguarda i materiali ed il programma basta cliccare su: http://www.sbf.custodia.org/default.asp?id=1174
 
Eccovi qualche foto della prima giornata.

 
La numerosa assemblea dei partecipanti al 38° corso di aggiornamento
 
 
L'assemblea riunitasi a S.Salvatore
 
 
Il prof. Niccacci durante la sua relazione. A fianco il decano prof. Pazzini
 


Il prof. Marcello Buscemi durante la sua relazione
 


lunedì 1 aprile 2013

E' RISORTO! NON E' QUI!

Pubblichiamo questo importante notiziario della Tv Svizzera. Due ospiti d'eccezione commentano la Basilica del Santo Sepolcro. Buona visione!
 


giovedì 28 marzo 2013

BUON E SANTA PASQUA 2013!


Gerusalemme, 19  marzo 2013—S.Giuseppe

 

Carissimi amici e amiche,

 

              scrivo questi auguri pasquali nel giorno della Solennità del “Custode del Redentore”, il carissimo Giuseppe, sposo di Maria, denominato il Giusto. Essendo il Custode di Colui che è venuto per salvarci, ci mostra la necessaria azione da operare gli uni per gli altri: custodirci. Quando, a Gerusalemme e in tutta la Terra del Santo parliamo di “custodire” noi pensiamo alla cura dei luoghi santi attraverso la promozione della preghiera e le liturgie, la vita pastorale delle comunità, la pulizia ed il decoro sia archeologico che storico, ma non dimentichiamo le “pietre vive” che ancora oggi testimoniano la presenza del Signore nelle sue membra, cioè in tutti quei cristiani che vivono qui nelle terre bibliche. E’ quindi importante un pensiero ed una preghiera per loro che sono meno del due per per cento! Tra questi meritano una menzione decisa i cristiani e le persone di buona volontà che vivono in Siria. Non possiamo quindi dimenticare sr. Rima, sorella Dorotea, che lo scorso 15 gennaio, a seguito di un missile lanciato in città ad Aleppo, non è più stata trovata, assieme ad altre centinaia di persone. Possa Giuseppe custodire tutte queste persone buone che costruiscono il regno del Signore!

Carissimi, desidero raggiungervi unendomi a voi idealmente con gli auguri per una serena Pasqua di Risurrezione.

Le donne il mattino di Pasqua ci mostrano con grande slancio il desiderio di ritrovare il Signore e, assieme ai discepoli, lo riconosceranno vivo e risorto. E’ un dono grande la fede in Gesù Risorto e spero, con tutto il cuore, che ognuno possa sperimentarne un piccolo segno in questa solennità di Pasqua. Magari vi sono tanti motivi di preoccupazione, pensieri e problemi che sovrastano il cammino di vita, persone da curare e persone lontane da raggiungere o che non si raggiungeranno più...il Signore però non abbandona nessuno, anzi dalle testimonianze evangeliche possiamo riconoscerlo come Colui che è venuto per portare luce: “Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo”. (Gv 12,46-47)

Sia per tutti e per ciascuno un tempo di luce e di speranza, promettendovi un ricordo nel mio cammino qui a Gerusalemme.


 don Gianantonio

 

giovedì 21 marzo 2013

Il CUSTODE DI TERRA SANTA INTERVISTATO SU RADIO VATICANA


L'unico museo al mondo sulle radici del Cristianesimo: sarà pronto a Gerusalemme nel 2015



Un grande museo in Terra Santa per custodirne l’eredità, conoscerne meglio la storia e vivere con più serenità anche il presente. Questo è il progetto all’origine del Terra Sancta Museum, un complesso espositivo permanente di oltre 2000 metri quadrati, composto di due sedi e articolato in tre Musei: archeologico, multimediale e storico. L'iniziativa richiama anche l'approfondimento presente sul nostro sito web dal titolo "Il Cammino di Pietro" che ripercorre la nascita del Cristianesimo in Terra Santa. Il complesso espositivo di Gerusalemme sarà pronto nel 2015 nel cuore della città vecchia e rappresenta una precisa volontà, come spiega il Custode di Terrasanta Padre Pierbattista Pizzaballa, promotore dell’iniziativa. Gabriella Ceraso lo ha intervistato:


R. – A Gerusalemme si possono trovare cenni della presenza cristiana, ma non c’è nessun luogo che ti parla in maniera sistematica, dall’origine fino ad oggi, della storia della presenza cristiana in Terra Santa, che invece è un aspetto importante. Quindi questo è il motivo di fondo. L’altro motivo è aiutare i pellegrini, innanzitutto, ma anche i residenti, a prendere coscienza della ricchezza di questa storia, di questa presenza attuale. Sarà accessibile a tutti: cristiani, ebrei e musulmani. Lo scopo è proprio quello di presentare in maniera positiva, senza polemica, la nostra storia, che è anche la storia di questo Paese, con il desiderio che diventi un luogo di incontro per tutti.

D. – Conoscere il passato serve anche a vivere il presente?

R. – E’ vero. Ci rendiamo subito conto che certi fenomeni non sono nuovi e magari ritornano su se stessi con modalità nuove, ma con dinamiche che sono simili. Conoscere la storia ci aiuta ad avere una percezione del presente più reale, concreta, e ci aiuta anche a guardarlo con un certo distacco.

D. – A progetto concluso ci saranno due sedi, il Convento della Flagellazione e il Convento di San Salvatore, con tre musei in tutto, ad iniziare da un museo archeologico proprio al Convento della Flagellazione, che si trova all’inizio della Via Dolorosa, che porta al Santo Sepolcro. Esattamente qui il visitatore cosa troverà?

R. – La storia del cristianesimo antico, com’era Gerusalemme al tempo di Gesù e quello che è stato trovato in quel periodo, su quei luoghi. Poi ci sarà sempre all’inizio della Via Dolorosa una parte audio-visuale, che consentirà di capire la storia della Via Dolorosa e soprattutto del Santo Sepolcro. La terza parte del Museo è infine a San Salvatore e ha un carattere più storico: vi si racconterà,dal periodo delle Crociate ad oggi, come ha funzionato la Custodia dei luoghi santi e lo sviluppo della comunità cristiana in quel periodo.

D. – In questo ambito quindi sottolineerete anche le vostre tre missioni: la custodia, l’accoglienza e la cura della comunità , di cui fa parte anche questa stessa attività, perché sarà anche un’offerta di lavoro...

R. – Noi abbiamo tantissime persone che lavorano insieme a noi. E’ importante creare occasioni di lavoro, ma anche lavoro qualificato. Un museo richiede competenze nuove, preparazioni, qualificazioni, qualcuno che sappia gestire questo ambiente di carattere culturale. Credo che sia un aspetto molto bello e molto importante.

D. – Nell’ottica della realtà storico-politico-sociale, che viviamo oggi, quale è il suo auspicio circa la presenza di questo complesso?

R. – Credo che sia importante, soprattutto in questo periodo di grandi divisioni, di tanti problemi, investire nella cultura, perché non abbiamo bisogno solo di pace, di giustizia, di pane e di lavoro, ma anche di senso delle cose che facciamo, del nostro stare qui, della nostra missione. E queste iniziative di carattere culturale alto, sono un faro in questo senso.