sabato 8 febbraio 2014

Colloqui Santa Sede - futuro Stato di Palestina

Se da anni si sente parlare delle relazioni tra Santa Sede e Stato di Israele, bisogna anche considerare che, su un altro versante, vi sono anche i colloqui tra la Santa Sede ed il futuro Stato Palestinese. A che punto sono questi ultimi? Ecco una nota della sala stampa vaticana.



Colloqui Santa Sede-Palestina: grande soddisfazione per i progressi su Accordo Globale 


La Commissione Bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, che è responsabile per la finalizzazione del testo di un Accordo Globale a seguito dell’Accordo di Base, firmato il 15 febbraio 2000, ha tenuto giovedì una Sessione Plenaria a Ramallah presso il Quartiere generale dell’O.L.P., per rivedere e approvare il lavoro svolto a livello del gruppo tecnico congiunto, dopo l’ultima Plenaria tenuta in Vaticano il 26 settembre 2013. I colloqui sono stati guidati da Hanna Amireh, membro del Comitato esecutivo dell’O.L.P. e capo dell’Alto Comitato presidenziale per gli Affari ecclesiastici dello Stato di Palestina, e da mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati.

“I colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - si sono svolti in un’atmosfera cordiale e costruttiva. Affrontando i temi già esaminati a livello tecnico, la Commissione ha rilevato con grande soddisfazione il progresso compiuto nella stesura della bozza finale del testo dell’Accordo, che tratta degli aspetti essenziali della vita e dell’attività della Chiesa cattolica in Palestina. Le due parti hanno concordato di continuare gli sforzi per completare le procedure interne e costituzionali in vista della firma dell’Accordo”. La delegazione palestinese ha espresso il suo caloroso benvenuto per la prossima visita di Papa Francesco in Terra Santa.

giovedì 6 febbraio 2014

Importante mostra a Legnago (VR): "Scritto nelle ossa. Racconti di vita quotidiana..."



Si tratta di leggere l'antico, in questo caso l'epoca del Bronzo, per confrontarlo con i nostri giorni.
 
La mostra è organizzata in collaborazione tra Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e l'Università di Padova, Dipartimento dei Beni Culturali, con il sostegno del Comune di Legnago, della Fondazione  Cariverona e del Centro Ambientale Archeologico - Museo Civico di Legnago.

La mostra resterà aperta al pubblico, su prenotazione, fino al 30 maggio 2014.
Per gli orari di visita e le modalità di prenotazione si veda la locandina allegata a questo link


Info:
Tel. 0442.601460 - info@centroambientalearcheologico.it
Legnago, Centro Ambientale Archeologico - Museo Civico
Centro Ambientale Archeologico - Museo Civico - Legnago, Via Fermi, 10

Fonte: MiBAC, 15 nov 2013

martedì 28 gennaio 2014

GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

 
Carissimi amici ed amiche,
 
il triplice "grazie" vuole raggiungere i "confini estremi della terra" perchè desidero poter dirvi la mia gratitudine per le preghiere, i pensieri, le dediche che mi avete fatto e che avete innalzato al Dio della misericordia in vista della mia discussione della Tesi in Scienze Bibliche ed Archeologia. Vi dico la mia grandissima gioia per l'esito della discussione avvenuta ieri, coronata con un voto inaspettato e seguito da "Magna Cum Laude". Grazie ai miei proff. relatori, il prof. Alliata ed il prof. Pierri perchè hanno anche sottolineato l'importanza di una futura pubblicazione! Anche questo un dono inatteso!
 
Ho avuto la compagnia, qui a Gerusalemme, di una piccola delegazione dell'Ufficio pellegrinaggi, accompagnata da don Bruno, che mi hanno sostenuto assieme a tanti altri amici e compagni che vivono qui e che sono stati presenti nel mio permanere in Terra del Santo.
 
L'immagine che sta sopra è l'ultima diapositiva della presentazione in ppt fatta davanti ad una cinquantina di persone e vuole essere un invito a ricordare la Terra Santa e a mettere nel cuore un futuro possibile di pace per questa Terra amata da Dio. E' anche un invito a venire a visitarla!

Pubblico qualche foto della discussione e attendo fiducioso il ritorno in Italia verso metà di febbraio.
 
Lodiamo insieme il Signore perchè ha fatto meraviglie!
 
Grazie per tutto ora e sempre!
don Giana
 
All'inizio della discussione...

...con i miei due relatori, prof. Alliata (a sinistra) ed il prof. Pierri (a destra)

Con gli amici dell'UDP, i titolari della TESTCO e i due autisti Zoer e Rimon


Ed infine, la gioia della TESI discussa!
 
 
 

sabato 11 gennaio 2014

SCOPERTE: INDIVIDUATO IL PORTO DI HERACLEION-THONIS



Si tratta di una grande scoperta perchè, assieme agli altri porti del Mediterraneo, ci permette di capire le transazioni commerciali tra gli antichi imperi e le relazioni di scambio avvenute in passato.

Thonis-Heracleion era la porta verso l'Egitto, il porto obbligatorio di ingresso e dogana durante il Periodo Tardo egiziano (664 a.C. fino al 332 a.C.).
E 'stato un nodo fondamentale nella rete commerciale del Mediterraneo orientale attraverso il quale le merci venivano trasportate dentro e fuori dall'Egitto.
 
Le prime tracce di esso sono state trovate a 6,5 km al largo della costa dall'Istituto europeo per l'Archeologia Subacquea (IEASM) sotto la direzione generale di Franck Goddio nel 2000. In collaborazione con il Ministero egiziano delle antichità e il sostegno della Fondazione Hilti, la squadra ha recuperato importanti informazioni su antichi monumenti della città, come ad esempio il grande tempio del dio Amon e di suo figlio Khonsou.
Il documentario TV (prodotto in Inghilterra) offre un affascinante spaccato sul lavoro di archeologi subacquei e presenta le più importanti scoperte che sono state fatte negli ultimi 13 anni riguardo Thonis-Heracleion. La quantità e la diversità dei risultati ha stupito gli esperti: "Le prove archeologiche sono semplicemente stupefacenti", racconta Sir Barry Cunliffe, eminente archeologo dell'Università di Oxford.
"Rimasto sommerso e protetto da sabbia sul fondo del mare per secoli i reperti sono perfettamente conservati".
Tra i reperti vi è la più grande statua conosciuta del dio egizio della piena del Nilo (Hapi) e una delle più grandi concentrazioni di navi. Inoltre, ci sono santuari ben conservati nel cuore della zona del tempio, oggetti votivi e gioielli, monete e iscrizioni ufficiali finemente scolpite sulla pietra che documentano la vita della città e di scambio con le altre culture.
Il documentario televisivo ripercorre le varie fasi di anni di studio meticoloso e di lavori di scavo. Utilizzando animazioni 3D, le strutture della città antica sono di nuovo visibili: edifici e templi, navi, moli e pontili ed i sistemi di canali stanno tornando in superficie. Ma il lavoro è tutt'altro che finito: "Siamo solo all'inizio della nostra ricerca", spiega Franck Goddio, "probabilmente dovremo continuare a lavorare per i prossimi 200 anni perchè Thonis-Heracleion possa essere pienamente scoperta e compresa".
Giaceva trenta metri sotto il livello del mare. Ci sono voluti tre anni di scavi e quattro di ricerche geofisiche. La città porta il nome di Heracleion (per i greci) o Thonis (per gli antichi egizi).

Una città a dir poco mitologica riemerge dagli abissi Mar Mediterraneo dopo essere stata sepolta nella sabbia e nel fango per più di 1.200 anni. La città in questione è Heracleion per gli antichi greci (Thonis per gli antichi egizi), che era stata scoperta a 30 metri sotto il livello del mare ad Abukir, nei pressi di Alessandria.
Le ricerche sono ad opera di Franck Goddio e del suo gruppo archeologico che afferisce allo IEASM, European Institute for Underwater Acheology. Successivamente ad alcune ricerche geofisiche, le quali si sono protratte per più di 4 anni, e soprattutto dopo tre anni di scavi, Goddio e i suoi stanno svelando a poco a poco tutti i misteri della città scomparsa.
Con evidente stupore le acque hanno restituito reperti ben conservati che narrano di un vivace porto antico, centro nevralgico del commercio internazionale, ma anche di un attivo centro religioso. Secondo quanto scritto dal Telegraph, la città di Thonis-Heracleion era un punto importantissimo per gli scambi di merci e beni tra il Mediterraneo e il Nilo.

I ricercatori hanno trovato numerosi relitti, nonché monete d'oro, pesi da Atene, stele giganti scritte in egiziano e greco antico. Ma la città sommersa nascondeva anche manufatti religiosi. Tra questi un'enorme scultura in pietra. Ma non solo. Dopo tre anni di scavo le tracce della sommersa Heracleion parlano di un centro vivace, con un porto nevralgico importante per il commercio internazionale, e che era anche attivo religiosamente. E più si scava, più si scopre.

Fonte: http://pianetablunews.wordpress.com , 8 dic 2013

Per l'articolo sul Telegraph vedi:  
http://www.telegraph.co.uk/earth/environment/archaeology/10022628/Lost-city-of-Heracleion-gives-up-its-secrets.html

Un paio di foto (fonte: Telegraph) mostrano la statua di Hapi, il dio egizio della piena del Nilo:


Una ricostruzione della città di Heracleion-Thonis (fonte: Telegraph)


sabato 28 dicembre 2013

AGGIORNAMENTO SUI CRISTIANI IN SIRIA

Un contributo notevole del Vescovo Emerito di Aleppo Mons. Giuseppe Nazzaro:

http://oraprosiria.blogspot.co.il/2013/12/i-cristiani-in-siria.html

mercoledì 18 dicembre 2013

UN INVITO ALLA PREGHIERA PER I CRISTIANI IN SIRIA E PER I PROFUGHI

Carissimi e carissime,

quando ho aperto questo blog, oramai tre anni fa, pensavo a degli aggiornamenti sull'oriente sia dal punto di vista archeologico e geografico. Sulle pietre, sui monumenti, sulle scoperte e sulle realizzazioni in atto di musei, siti a cielo aperto e parchi archeologici. Oggi, a voi, lettori e lettrici, chiedo anche un pensiero ed una preghiera per la situazione dei cristiani in Siria e per tutti i profughi in sosta forzata in Libano, Giordania e Turchia. In questo momento è veramente freddo e vivere l'esistenza in una tenda è un grave problema da affrontare. Aggiornamenti continui li potete trovare su Tempi.it e su Radiovaticana.it.

Link:

http://www.tempi.it/siria-duemila-cristiani-in-ostaggio-a-kanaye-devono-convertirsi-all-islam-per-non-essere-uccisi#.UrFDrhDG-6c

http://it.radiovaticana.va/news/2013/12/18/siria:_strage_in_una_scuola_di_aleppo._ancora_sotto_minaccia_il/it1-756558

lunedì 16 dicembre 2013

GERUSALEMME...IL RACCONTO DI UN COMPAGNO DI CAMMINO



Rinascere a Gerusalemme

di Gianni Criveller

Sei mesi sabbatici nella terra di Gesù per ritrovarsi al centro della “geografia della salvezza”. E aprire gli occhi sul passato e sull’attualità. Il racconto di padre Criveller.
Al cardinale Martini, che aveva fatto di Gerusalemme il luogo del cuore della sua vita, mi sono ispirato nei sei mesi (da febbraio ad agosto) trascorsi lì: sei indimenticabili mesi, che avrei voluto non si fossero conclusi. Proprio dal cardinale Martini prendo in prestito alcuni pensieri per scrivere queste righe sulla mia esperienza. Negli ultimi tempi si era fatto in me più urgente il bisogno di un tempo qualitativo nella terra di Gesù. Come Martini, molte persone - pellegrini, soldati, peccatori e santi - lungo la storia hanno desiderato visitare Gerusalemme e la Terrasanta. Tra essi Francesco d'Assisi, Ignazio di Loyola, Charles de Foucauld. Credo che questo desiderio, o nostalgia per quei "luoghi santi", sia dentro il cuore di tanti discepoli di Cristo. Vivere nei luoghi di Gesù e dei suoi apostoli ci inserisce in una dimensione tutta speciale dell'esperienza cristiana. Se c'è una «storia della salvezza» - mi ha detto il custode di Terrasanta Pierbattista  Pizzaballa - c'è anche una «geografia della salvezza». Gerusalemme è al centro di entrambe. Un giorno padre Martini, allora studente, nel corso di una visita archeologica, rischiò seriamente di morire cadendo in un pozzo. Nel momento del pericolo ebbe un pensiero: «Come è bello morire qui in Terrasanta!». E quando venne salvato, ebbe un'altra intuizione molto forte: «Ciascuno è nato a Gerusalemme». In un senso molto importante la Gerusalemme terrena è la patria dei cristiani, dei credenti nella Gerusalemme celeste, degli uomini di buona volontà che desiderano la pace. Quando mi recavo al Muro occidentale, luogo di preghiera degli ebrei, a ridosso della spianata del Tempio dove si trova il luogo santo dei musulmani, a pochi minuti dal Santo sepolcro e da altri luoghi sacri per i cristiani, recitavo le bellissime strofe del salmo 122: «Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! (...) Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi». Gerusalemme sembra avere una relazione speciale con la pace e con il mondo, come se non ci fosse pace nel mondo finché questa non sia vissuta a Gerusalemme. Anche il "sindaco santo di Firenze", Giorgio La Pira, aveva questa convinzione e si impegnò con tutte le sue forze per la pace in Terrasanta, tra i popoli e le religioni. Ma ancora oggi le religioni falliscono questo compito: Gerusalemme è tuttora il luogo dove le ideologie religiose, spesso estreme, vivono una accanto all'altra, non per il dialogo e la costruzione della pace, ma per contrapporsi l'una all'altra, ognuna per affermare le proprie prerogative e consolidare i propri spazi. Qui, ancora oggi, ebrei, cristiani e musulmani lottano, e perciò la città della pace non è la città dell'ecumenismo e del dialogo religioso, bensì la città del conflitto e dell'odio. Qui si concentra la discordia del mondo intero. Gerusalemme è una città difficile, brusca, che ti sfida ma che può, se lo desidera, conquistarti. In una delle "Conversazioni notturne a Gerusalemme" - di cui parlo più avanti -, il rabbino Adin Steinzaltz ci ha detto che nessuno sceglie Gerusalemme, ma che è essa a scegliere chi accogliere e chi respingere. Bisogna restare qui per un po', sfidando il senso di estraneità, di solitudine, di confusione per rendersi conto se, alla fine, questo luogo affascinante e difficoltoso decide di accettarti, permettendoti di introdurti, sia pure temporaneamente e quasi furtivamente, nella sua vicenda millenaria e straordinaria. A Gerusalemme Dio tocca il mondo. Ed essa non si comprende senza la sua vocazione di essere figura, anticipo della Gerusalemme celeste. «Essa è il nostro futuro - scrive il cardinal Martini -, qui le grandi e piccole cose assumono una dinamica divina. È un'immagine della fede, con tutte le difficoltà, ma anche della speranza. Qui continuiamo a sentire che lavorare per la pace è un processo doloroso. Ma anche che la speranza è più forte dei fallimenti».

Ho accolto ciò che la città offre a chi desidera riprendere in mano la Scrittura nei luoghi in cui è stata vissuta e scritta: i corsi e le escursioni bibliche dello Studium Biblicum (molto suggestivi i tre giorni nel deserto del Neghev); la partecipazione ai solenni momenti liturgici della quaresima e del tempo pasquale; la frequentazione regolare della basilica del Santo sepolcro, fino a farne un luogo familiare e affettivo. Mi piaceva andarvi soprattutto la sera, quando la folla dei pellegrini è diradata e ci sono calma, silenzio e suggestione dentro e fuori la storica basilica. Ispirato dalla lettura di Etty Hillesum, Edith Stein e altre scrittrici ebree, ho preso parte ad un seminario sulla Shoah, organizzato dal centro studi dello Yad Vashem, il museo dell'Olocausto. Venti giorni per 140 ore di lezione, a cui hanno partecipato quaranta studiosi da varie parti del mondo, impegnati come insegnanti, educatori e direttori di musei, a promuovere la conoscenza della Shoah e di altri genocidi. Ho potuto così immergermi in una specifica realtà del mondo ebraico. È stata un'esperienza complessa e difficile: il contenuto straziante delle lezioni; l'incontro con i superstiti; la visione di immagini oltremodo dolorose; le drammatiche questioni esistenziali, di fede e di teologia sollevate lasciavano spesso senza fiato me e i miei pur preparati compagni di corso. Per me - prete cattolico - è stato umiliante, ma comunque salutare, essere esposto in modo esplicito e senza alcuna riserva, alla responsabilità di persone cristiane e di uomini di chiesa. Pregiudizi largamente condivisi da cristiani per lunghi secoli hanno influito sull'emergere dell'odio antigiudaico. Molto doloroso è stato visitare i luoghi dove oggi si consuma il dramma del popolo palestinese, obbligato dal "muro di divisione e annessione" ad una serie quotidiana e drammatica di difficoltà e umiliazioni. Alcune suore bravissime ogni venerdì guidano, con coraggio, la preghiera del rosario lungo la sezione di Betlemme di questo muro. I volontari italiani dell'Operazione Colomba, che vivono in condizioni davvero essenziali, nel villaggio di At Tuwani, sulle colline semidesertiche non lontano da Hebron, sono impegnati quotidianamente a garantire a bambini e pastori palestinesi la fruizione del diritto alla scuola e alla propria terra. Proprio in questo remoto villaggio abbiamo conosciuto la speranza, generata dalla fattiva sperimentazione della non violenza come scelta di vita e di lotta.

Con Elisa e Lena, due giovani donne incontrate a Gerusalemme - la prima un architetto impegnata con la Custodia di Terrasanta, la seconda una studentessa in Sacra Scrittura -, abbiamo dato vita alle "Conversazioni notturne a Gerusalemme". Chiaramente ispirata al cardinal Martini, questa iniziativa ci ha permesso di incontrare persone autorevoli, di varia estrazione religiosa e culturale, che ci hanno aperto le loro porte per comprendere più a fondo la città. Preparare e vivere questi incontri, molto ben partecipati e sempre veramente interessanti, è stato un grande dono, e l'opportunità di creare una bella rete di rapporti, permettendomi di conoscere e dialogare con quella realtà. Questa iniziativa continuerà, e ciò costituisce per me un motivo di soddisfazione: un seme gettato potrà crescere e fare del bene ad altri. Ho voluto lasciare Gerusalemme celebrando al mattino presto presso il Santo sepolcro, con alcuni amici diventati compagni di strada. Lasciare Gerusalemme dopo sei mesi indimenticabili era già abbastanza toccante per me. Per di più, poche ore prima, avevo ricevuto la notizia della morte improvvisa di Roberto, papà di due bambini, uno dei miei migliori amici. Un'amicizia lunga 41 anni, iniziata nei campi del seminario di Treviso. Morte e vita, e il loro misterioso e tragico intreccio, e tanti altri pensieri affollavano quella mattina la mia mente. Qualche tempo prima avevo letto dell'emozione provata dal cardinal Martini quando, per la prima volta, celebrò la messa al Santo sepolcro. Erano le 4 del mattino di un giorno d'estate nel 1959. Egli raggiunse la minuscola cappella dopo aver attraversato i vicoli deserti della città. In quel momento, come per una folgorazione, gli parve di comprendere qualcosa del mistero della risurrezione di Gesù. Una sensazione fortissima di ciò che significa vita, e dell'anelito dell'umanità e delle religioni. Gli pareva che in quel luogo si concentrassero ogni speranza, certezza e fiducia. La vita che non finisce mai, scoppia, deborda, abbraccia l'universo. Dalla risurrezione - l'affermazione della vita sulla morte - tutto parte, e tutto deve essere compreso e giudicato. Incontrare Gerusalemme è vivere una nuova vita, un nuovo inizio, una grazia, un'appartenenza che è dono dall'alto. MM