venerdì 21 novembre 2014

LA PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO - FESTA IN ORIENTE



La festa della Presentazione di Maria al Tempio è  una delle feste più care all’Oriente che la celebra dal secolo VI quando a Gerusalemme viene edificata la Basilica di S. Maria Nuova la “Nea”. Roma l’accetta nel suo calendario solo a partire dal secolo XIV. Ho pensato di proporvi alcuni passi dal racconto di Nahman Avigad, archeologo che ha scavato in molte aree di Gerusalemme tra cui l’area D e T che comprende un complesso monasteriale in cui è inserita la Nea.

La scoperta dell'iscrizione.

“Ritorniamo al nostro racconto: era 1'8 maggio del 1977. Il cingolato era occupato nello sgombero del materiale caduto dalle volte. Eravamo ancora ad un livello elevato, vicino al soffitto, e il lavoro continuava senza problemi,
sotto il controllo di Shlomo Margalit. Alle ore 4,30 pomeridiane squillò il telefono a casa mia. Shlomo mi disse con emozione: «Ho trovato una iscrizione greca sul muro, è tardi, io sono qui solo, che cosa debbo fare?». Avevo sentito bene? Un'iscrizione sul muro oggetto degli scavi? Durante tutti quegli anni non avevamo mai trovato iscrizioni monumentali, ed improvvisamente questa novità!
Mi affrettai al luogo della scoperta e quasi non credetti ai miei occhi . Sulla parete rivolta a sud di uno degli ambienti a volta appariva una grande tabula ansata che conteneva un'iscrizione greca a 202 grandi caratteri, ben conservata, con un testo di ringraziamento al Signore; sotto di essa era tracciata una grande croce. Il tutto era a rilievo. Nessuno aveva mai visto una cosa simile nel paese.
Mi affrettai a togliere il terriccio dalla scritta e cominciai a leggere. Le parole «ergon» (opera) e «basileus (imperatore) Justinianus» mi saltarono agli occhi, e compresi subito di che cosa si trattava: era un'epigrafe dedicatoria, una specie di biglietto da visita! Era precisamente ciò che speravo di trovare in un luogo come quello, ma non credevo certo che saremmo stati così fortunati. Copiai in fretta e con emozione lo scritto e lasciammo il luogo al crepuscolo. Durante la notte tornai due volte per assicurarmi che tutto fosse in ordine. L'indomani ordinammo una sorveglianza continua.
Già durante la notte avevo dedicato alcune ore a decifrare l'iscrizione. Non sono un esperto della lingua greca, ma il contenuto e il significato erano chiari. Telefonai a Yoram Tsafrir e lo pregai di venire il mattino dopo agli scavi. Recentemente aveva compiuto un lavoro di ricerca sulla Gerusalemme bizantina; l'iscrizione sarebbe stata per lui un'esperienza straordinaria e la sua competenza preziosa per l'interpretazione. Convocai anche il padre domenicano Benoit, uomo di profonda cultura, che seguiva da vicino tutte le fasi dei nostri scavi. Egli rimase molto emozionato e continuava
a mormorare: «Incredibile!». Per alcuni giorni passarono molti studiosi dell'archeologia di Gerusalemme per vedere l'iscrizione prima che fosse staccata e portata via. In considerazione del pericolo che rappresentavano per essa i lavori di costruzione che sarebbero continuati a lungo sul luogo, avevamo deciso infatti di trasportarla temporaneamente al sicuro e di farla tornare al suo posto in seguito.
Il lavoro difficile e delicato del distacco fu condotto a termine nel modo migliore dai tecnici del Laboratorio del Museo di Israele, Dodo Shenhav e Rafi Brown.
L'iscrizione era inserita in una tabula ansata secondo l'uso romano. La lunghezza della tabula era di m 1,58 mentre quella dello scritto era di m 1,20; l'altezza dei caratteri era di cm 8-10 ed era contenuta in cinque righe. I caratteri erano stati fatti a
rilievo nell'intonaco e quindi colorati in rosso. Lo stato di conservazione era quasi perfetto tranne poche lettere, quindi la lettura era agevole. Questo è il testo:

«Questa opera è stata fatta per la generosità dell'imperatore, il piissimo Flavio Giustiniano e con la sorveglianza e la diligenza di Costantino il Sacerdote santissimo e Padre del Convento (nell'anno) XIII della indizione».

L'iscrizione celebrava dunque la costruzione dell'edificio, della quale l'imperatore Giustiniano era stato promotore e protettore (è noto che egli aveva messo a disposizione il danaro per la costruzione e per il mantenimento della chiesa) ed alla qua-le aveva partecipato il monaco Costantino, dirigendone i lavori. La datazione secondo il conteggio della indizione non rende possibile stabilire l'anno preciso: l'indizione era l'intervallo di tempo di quindici anni tra il controllo dei beni dei sudditi dell'Impero e la valutazione che veniva fatta per stabilire l'ammontare delle tasse. All'epoca di Giustiniano il tredicesimo anno dell'indizione cadde tre volte: nel 534-535, nel 549-550 e nel 564-565 . L'anno 549-550 (cioè il sesto dopo l'inaugurazione della Nea) sembra il più probabile per la costruzione dell'edificio aggiunto. Il luogo in cui era stata posta la tabula ansata, quasi 8 m sopra al pavimento e dentro un bacino d'acqua, sotterraneo e completamente oscuro, prova che essa non era destinata ad esser letta dal pubblico. Era una scritta per la fondazione, che era stata vista soltanto durante la cerimonia dell'inaugurazione, ed era destinata a restare come suo ricordo.
Sembra che si riferisse non soltanto alla costruzione sovrastante, ma anche a un monastero del quale il padre Costantino era superiore o ancora a qualche altro edificio annesso”.

Estratto da N. Avigad “Gerusalemme. Archeologia della Città Santa” Roma 1986 pagg. 201-204.

IN FOTO: l'iscrizione originale conservata la Museo di Israele a Gerusalemme. Nella seconda la "Carta di Madaba", un mosaico del VI sec. d.C. con la collocazione della Basilca "Nea", e come riferimento, la Basilica del S. Sepolcro.


venerdì 14 novembre 2014

LECHAION. ANTICO PORTO DI CORINTO. NOVITA' DALLE RICOGNIZIONI SUBACQUEE.



Ricognito e mappato l’antico porto di Corinto (Grecia)

Un antico porto greco è stato scoperto e monitorato in corrispondenza della posizione del porto antico di Lechaion, nella zona del moderno Golfo di Corinto, nel Peloponneso.

L'antico porto sommerso copriva una superficie totale di 2.750 metri quadrati. Si estendeva per 911 metri lungo la moderna costa del Golfo di Corinto e il canale di ingresso al porto si trovava sulla parte orientale del porto. Il canale è largo 8,9 metri, mentre un molo occidentale ed altre residue strutture sono stati trovati ad ovest di esso.
Il porto ha svolto un ruolo fondamentale nella storia di Corinto, come era situato a circa 3 km a ovest di dell’antica Corinto e di fronte verso l'Occidente con le sue affollate rotte marittime.
Il ruolo di Corinto è stato molto importante per tutta l'antichità.
Il Ministro della Cultura della Grecia ha annunciato i risultati della stagione di scavi 2013-2014, condotti dalla Soprintendenza alle Antichità subacquee del ministero, l'Istituto SAXO dell'Università di Copenaghen e l’Istituto Danese di Atene.

Gli archeologi hanno lavorato con l'Università di Patrasso sulla ricerca geologica utilizzando ciò che questi ultimi chiamano un “3D parametric sub-bottom profiler" (1), un'invenzione che elaborerà i dati per dare una mappa dettagliata della stratigrafia della zona. La ricerca è stata finanziata nel 2014 dalla Fondazione Agostino di Danimarca e supervisionato dal Dr. Dimitris Kourkoumelis e il Dr. Bjorn Loven.

Come il Ministero della Cultura ha annunciato, in merito al canale di ingresso, otto cassoni - sono stati trovati, pieni di ciottoli di piccole e medie dimensioni miste a malta per strutture marine - o strutture di contenimento a tenuta stagna. Queste strutture uniche, che si trovano in nessun altro luogo in Grecia, servirono come piani di ampliamento del porto con l'aggiunta successiva di un altro molo.

Il "3D parametric sub-bottom profiler" è predisposto per fornire un sacco di informazioni dello sviluppo costiero e come si è evoluto nel tempo, ma è anche previsto per rivelare le sezioni ancora sepolte sul porto o gli oggetti ancora sommersi.

FONTE:  http://greece.greekreporter.com/2014/10/31/ancient-greek-port-revealed-near-corinth-peloponnese/

Traduzione italiana: Gianantonio Urbani

(1)   Il 3D parametric sub-bottom profiler è un apparecchio per la misurazione del profilo batimetrico del fondale marino. Ci permette di conoscere con precisione l'andamento morfologico del fondale e attraverso gli impulsi trasmessi e poi ricevuti di ritorno traccia la morfologia del fondale marino.


 Nella cartina sulla sinistra la collocazione del porto di Lechaion


Una foto aerea del luogo della ricognizione. Si notano alcune infrastrutture portuali antiche.