mercoledì 19 ottobre 2011

Lago di Fimon - dintorni di Vicenza (Italia) - aggiornamento

Le indagini archeologiche alle Fratte di Fimon proseguono. Lo hanno deciso l'assessore provinciale Paolo Pellizzari e il Soprintendente ai Beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tinè in visita ad uno scavo che, a detta dello stesso Tinè, presenta aspetti eccezionali. Le indagini condotte dalla Cooperativa archeologica Ara sotto la direzione di Elodia Bianchin della Soprintendenza hanno infatti portato alla luce un insediamento antico databile tra il 3.700 e il 3.500 a.c., già in possesso della metallurgia del rame.
«L'età del rame - ha spiegato la Bianchin - era testimoniata finora nelle valli di Fimon solo da ritrovamenti di superficie del secolo scorso. Qui siamo in presenza di un sito umido con impianti e spazi abitativi realizzati per mezzo di strutture lignee verticali, provviste di focolari e circostanti aree di frequentazione per attività domestiche e di lavorazioni artigianali».
L'eccezionalità del ritrovamento è testimoniata anche dal gran numero di ricercatori e appassionati di archeologia che qualche giorno fa hanno aderito all'iniziativa "scavi aperti" e che hanno quindi potuto verificare e studiare di persona l'insediamento. Ad accoglierli, con Pellizzari e Tinè, il vicesindaco del Comune di Arcugnano Federico Bedin e il direttore tecnico di cantiere Valerio Chiezzi. L'analisi dei pali verticali, lavorati e infissi nel limo lacustre anche a notevole profondità, consentirà di comprendere meglio le tipologie di queste strutture. Grazie allo studio dei materiali archeologici recuperati ( manufatti fittili e in pietra) si potranno comprendere le dinamiche culturali dei gruppi umani che frequentarono le valli di Fimon nei secoli a cavallo del IV millennio a.c.

Fonte
: Il Giornale di Vicenza.it, 03 ottobre 2011

BREVE ILLUSTRAZIONE DEGLI SCAVI PRESSO IL LAGO DI FIMON

La località “Le fratte” nelle Valli di Fimon è nota agli studiosi per il rinvenimento occasionale, negli anni ottanta del Novecento, di vasellame e da manufatti in selce (esposti al Museo Civico di Vicenza) datati alla fase recente della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata. Il sito de”Le fratte” si configurava quindi come più recente di quello di Fimon-Molino Casarotto, ma attribuibile a popolazioni del Neolitico portatrici della stessa cultura, così denominata dagli studiosi per la caratteristica forma “a bocca quadrata”di parte del vasellame ceramico.
Il deposito archeologico ancora in posto si caratterizza per la presenza di alcune aree di focolare ben organizzate e provviste di sottostrutture (buche di palo, impronte in negativo di paletti), nelle quali si rinviene materiale ceramico e industrie litiche di tecnologia laminare.
L’indagine archeologica risulta particolarmente complessa in quanto disturbata da scassi moderni da ricondurre sicuramente alla coltivazione delle cave di torba che hanno interessato storicamente la zona in esame.
Analisi preliminari della documentazione archeologica rinvenuta consentono un inquadramento cronologico compreso tra una fase recente del Neolitico e una fase iniziale dell’età del Rame, tra metà V e fine IV millennio a.C. Alcuni elementi ceramici presentano caratteristiche tipologiche, stilistiche e tecnologiche, che richiamano la cronologia indicata.
Per quanto riguarda le industrie litiche sono state rinvenute finora lame di medie dimensioni e con selce di buona qualità.
A livello stratigrafico è necessario sottolineare come le strutture di combustione (focolari) si impostano direttamente a contatto con un antico strato di torba fogliettata che, probabilmente, costituiva il reale piano di calpestio.delle genti del Neolitico e di quelle della successiva età del Rame. Infatti, lo strato torboso presenta una conformazione irregolare con solcature riempite, in antico, da uno strato di limo grigiastro con carboni e scarsi elementi litici e ceramici che ne testimoniano appunto la frequentazione umana.
Di notevole importanza per la ricostruzione dell’ambiente naturale antico saranno inoltre i dati provenienti dalle analisi di laboratorio che verranno effettuate sui campioni di terra prelevati nel corso degli scavi; qui verranno ricercati e determinati i macroresti vegetali e i pollini che consentiranno di ricostruire l’habitat delle valli di Fimon nel IV millennio a.C. Un ulteriore contributo per la determinazione dell’arco cronologico di frequentazione del sito verrà sicuramente dalle determinazioni radiometriche al C14 che saranno effettuate sui numerosi resti lignei (alcuni dei quali carbonizzati ) rinvenuti in prossimità delle aree a fuoco.
Possiamo segnalare fin d’ora, alla luce degli scavi archeologici in corso, che un elemento di analogia costruttiva tra il sito de “Le fratte”con quello di “Molino Casarotto” è rappresentato da alcuni pali infissi verticalmente nel limo lacustre, la cui funzione si ritiene possa essere stata di sostegno di coperture aeree dei focolari, ma anche di bonifica del limo lacustre di fondo. Questi aspetti strutturali del sito de “Le fratte” saranno meglio compresi con il prosieguo delle ricerche.
Particolare attenzione viene posta nel corso degli scavi a tutti quelli elementi di ordine geologico che potrebbero spiegare i processi naturali che portarono al degrado del sito e della località più in generale dopo il suo abbandono da parte dell’ultimo gruppo umano che frequentò la zona tra la fine del Neolitico e gli inizi dell’età del Rame.
Lo scavo stratigrafico ha infatti evidenziato il succedersi di vari livelli alluvionali che sigillano gli strati antichi; tali depositi si impostano, in buona parte dell’area, direttamente sullo strato torboso di base. Proprio il variare del livello del lago di Fimon (o più verosimilmente di un suo ramo), avrebbe potuto essere la causa dell’abbandono del sito de “Le fratte”agli inizi del III millennio, per non essere più frequentato dall’Uomo a fini abitativi.

Qualche immagine dal sito:


Resti di un focolare



Resti di pali piantati per palafitta



L'assessore Pellizzari mostra una punta di freccia dell'età del Bronzo


Segnalazione rivista

Un’uscita recentissima della Biblical Archaelogy Review riporta le recenti scoperte di vestigia di chiese della prima cristianità in Israele, Turchia ed Egitto, le quali potrebbero rispondere alle questioni relative a quanto sia antico il Cristianesimo e a quando abbia smesso di essere una delle tante sette giudaiche per diventare esso stesso una religione. Di seguito l’articolo di presentazione in lingua inglese.


When Did Christianity Begin to Spread?

Churches are among Biblical archaeology findings that hold the answer

When did Christianity begin to spread? The cross-shaped marble baptistery is one of the new archaeology discoveries at the fourth-century church in Laodicea that shows just how old is Christianity in Turkey. There was already a well-established Christian community here for hundreds of years by the time this magnificent church was built.
How old is Christianity? When did it stop being a Jewish sect and become its own religion? As reported in “Crossing the Holy Land” in the September/October 2011 issue of Biblical Archaeology Review, new archaeology discoveries of churches are crucial Biblical archaeology findings that help answer those questions. But when did Christianity begin to build these churches? Early Christian gathering places are difficult to identify because at first Christians met together mostly in private homes. Even as Christian populations grew, distrust and persecution by their Roman rulers forced the early church to stay out of the public eye.
The situation changed in 313 A.D. when the emperor Constantine made Christianity a licit religion of the Roman Empire. With this acceptance came the construction of large public buildings, or churches, to serve the worship needs of Christians. Remains of these churches are now turning up in Biblical archaeology findings around the world, helping to answer the questions: How old is Christianity in places like Turkey and Egypt? And when did Christianity begin to spread beyond Israel throughout the Roman Empire?
In early February 2011 the Israel Antiquities Authority (IAA) announced some Biblical archaeology findings, including a large Byzantine Church at Horvat Midras southwest of Jerusalem. The structure, which was used as a church in the fifth–seventh centuries, was among many new archaeology discoveries at the site and was located inside an earlier Jewish compound. The highlight of the basilica is the mosaic carpeting. The colorful geometric patterns and images of fish, peacocks, lions and foxes are rare in both the level of craftsmanship and the state of preservation.
But then disaster struck. Someone attacked these mosaics with a hammer. In the wake of the vandalism, the IAA covered the Biblical archaeology findings, stating that they hoped the mosaics could be mostly preserved, although it will now require significantly more time and money.
But how old is Christianity’s presence in Turkey? Given the importance of Asia Minor to the apostle Paul and other early followers of Jesus, it should come as no surprise that a church from the fourth century was among the new archaeology discoveries there. Turkey announced at the end of January 2011 that a large, well-preserved church had been found at Laodicea using ground-penetrating radar. According to the excavation director the church was built during the reign of Constantine (306–337 A.D.) and destroyed by an earthquake in the early seventh century.
Laodicea is mentioned several times in the New Testament, in both Paul’s letter to the Colossians and the Book of Revelation. Paul’s letter suggests that Laodicea had a very early Christian community. A bishop’s seat was located at Laodicea very early on, and it remains a titular see of the Roman Catholic Church today, although the city is uninhabited and the bishop’s seat has been vacant since 1968. In 363–364 A.D., clergy from all over Asia Minor convened at the regional Council of Laodicea. It is possible that the newly discovered church is the very same building where Asia Minor’s clergy met to hold the influential Council of Laodicea.


domenica 16 ottobre 2011

Per l'Italia ed i miei connazionali

Credo che in questo momento, dopo ciò che è successo a Roma sabato pomeriggio 15 ottobre, per l'Italia e i miei connazionali italiani ci sia bisogno di riflessione e preghiera. Da Gerusalemme suggerisco il salmo 128 perchè gli animi violenti si ravvedano e le persone umili vengano ascoltate, soprattutto coloro che sono sofferenti, ammalati e in difficoltà. Pace sull'Italia e sugli italiani! Possa tu vedere la pace, fatta di piccoli segni e grandi virtù. Possa tu vedere, o Italia, la prosperità e la gioia di incontrarsi nel nome di Dio.


Salmo 128 (127)



1  Canto delle salite.



   e cammina nelle sue vie.

2  Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

   sarai felice e avrai ogni bene.

3  La tua sposa come vite feconda

   nell’intimità della tua casa;

   i tuoi figli come virgulti d’ulivo

   intorno alla tua mensa.

4  Ecco com’è benedetto

   l’uomo che teme il Signore.

5  Ti benedica il Signore da Sion.

   Possa tu vedere il bene di Gerusalemme

   tutti i giorni della tua vita!

6  Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!

   Pace su Israele!


Pace Italia, Pace nazione amata, Pace a tutte le persone di buona volontà.

Giana

martedì 11 ottobre 2011

Segnalazione

Il primo pellegrino cristiano fece tappa anche nel Vicentino

STORIA. L'ufficio Pellegrinaggi della Diocesi proporrà escursioni giornaliere nei luoghi della “fede itinerante”
Nel 333 d.C. veniva da Bordeaux ed era diretto in Terra Santa : si fermò in città e a Montebello, stazione di cambio dei cavalli
28/09/2010 DA "IL gIORNALE DI VICENZA"
L'uomo s'avanza senza fretta. Ha un lungo viaggio alle spalle e uno ancor più lungo davanti. Viene da Burdigala, l'odierna Bordeaux, e si dirige a Gerusalemme. Migliaia di chilometri, ma spazio e tempo sono solo una convenzione che le vie romane, in quel 333 dopo Cristo, rendono meno aleatoria. Ciò che conta è la meta. Ci arriverà dopo un anno e mezzo per inginocchiarsi davanti al Santo Sepolcro e poi sui luoghi di una Cristianità che da solo 20 anni, dall'Editto di Milano, è culto libero. Anzi, culto imperiale. Ci arriverà tre anni prima della morte di Costantino, dopo aver incontrato centinaia, forse migliaia di persone sulla sua strada. Come si chiamasse, però, è un mistero. Nemmeno la storia, che pure attraversa lasciando di ogni tappa un racconto minuzioso, se lo ricorderà. Sarà per sempre e per tutti il pellegrino burdigalense. Il primo pellegrino ufficiale della Chiesa.
PASSAGGIO A VICENZA. Giusto che a raccontarlo sia don Raimondo Sinibaldi, direttore dell'Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza. E il motivo si spiega subito: «Quel pellegrino passò anche da noi, fermandosi forse a Vancimuglio, sicuramente a Vicenza e soprattutto a Montebello. Inevitabilmente, trovandosi lungo la via consolare Postumia, che univa Genova ad Aquileia ed era dunque nevralgica per chi volesse raggiungere la Palestina». Vicenza e i Colli Berici diventano un incrocio fondamentale prima sotto il profilo viario e poi religioso. «Per capirlo - continua don Sinibaldi - è meglio innanzitutto mettere a fuoco il lavoro del nostro pellegrino. L'Itinerarium Burdigalense, come riportato nel Corpus Christianorum - pubblicazione difficile da trovare - descrive il lungo viaggio stazione per stazione. Percorreva circa 11 miglia al giorno appuntando i nomi di ogni statio (luoghi muniti di locanda; n.d.r.) e mutatio (cambio dei cavalli; n.d.r.), di ogni località e delle distanze. Testimone della buona viabilità romana del IV secolo, tramanda i toponimi delle città e località minori. Descrivendo i luoghi della Terra Santa, le chiese nuove fatte costruire da Elena, madre di Costantino, in luogo del tempio di Giove o Astarte fatto erigere da Adriano, sul monte degli Ulivi ed a Betlemme, è una fonte preziosa anche per gli archeologi».
Invasione barbarica dopo invasione, le stazioni diventano luoghi di ospitalità e poi primi ospedale. «I pellegrini contraevano broncopolmoniti, malaria ed altro. La pianura, ricca di fiumi e di acque, era malsana. Ecco la necessità di luoghi di accoglienza e di ospitalità. Il chiostro del S.Bortolo si spiega così, come pure i toponimi cittadini di Ospedaletto, sulla Postumia, e di San Lazzaro».
I CAVALIERI DELLA FEDE. Montebello era una mutatio strategica anche per raggiungere, attraverso il Basso Vicentino, i colli Euganei e di qui, collegandosi all'antica via Emilia Altinate, Monselice, Chioggia e le navi per la Terra Santa. La domus ad aureos ricordata dal pellegrino burdigalense, diventerà una potente magione templare e la struttura a quadrato chiuso è visibile anche oggi che è stata trasformata in residence. «Cosa però più importante - sottolinea don Sinibaldi - la sua influenza si estenderà fino a Breganze, Mason (da magiòn appunto) e strada facendo fino a Tempio di Ormelle». Nel 1310 i monaci guerrieri la cedono ai Cavalieri di S.Giovanni che sconfitti a San Giovanni d'Acri diventeranno Cavalieri prima di Cipro, poi di Rodi ed infine di Malta. E qui le storie dei due ordini di cavalieri si intrecciano curiosamente con quella dei luoghi: i primi diffondono la coltivazione della vite con il vitigno Sauvignon, i secondi, scherzando ma non troppo, ci metteranno il nome del principale produttore se è vero che il cognome Zonin deriva da Gioanin.
E che il Vicentino fosse un centro medievale di grande importanza religiosa lo conferma un altra presenza. «A Sossano i cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme vi avevano l'unica stazione del Veneto». E guardando una mappa dei Berici si capisce perché.
TRA SILENZIO E MISTERO. Porta di uscita centrale del nostro sistema collinare, Sossano conserva ancora i resti del suo passato in località Sajanega. Qui, in mezzo al sorgo, sorge un piccolo complesso templare che il tempo, piano piano, sta vincendo. Poco più avanti la chiesa-oratorio di san Teobaldo ed un chilometro e mezzo oltre, seguendo la stradina appena accennata tra i campi, nascosta da un boschetto di magnolie, l'eremo del santo francese, datato XI secolo.
Teobaldo, Thibaud, nipote di Ugo di Payns, fondatore dei Templari, che lo ha tenuto a battesimo, si stabilisce qui dopo un lungo peregrinare assieme all'amico Gualtiero. Morirà, forse per la lebbra, nel 1066 abbracciando l'abito dei benedettini camaldolesi. Le sue spoglie si trovano nella chiesa di S.Giovanni Battista a Badia Polesine ed ancora oggi,ogni 10 ottobre, gruppi di fedeli partono da Sossano per raggiungere il centro polesano e venerarlo. Sossano, come Barbarano Vicentino, come tutti i Berici rientravano nei fasci viari che secondo lo storico Franco Cardini costituivano il reticolo delle vie di pellegrinaggio. L'attraversamento in costa consentiva di evitare infatti i troppi fiumi da guadare e le troppe zanzare anofele della pianura.
I pellegrinaggi avvengono da metà aprile ad ottobre, il mare d'inverno a quei tempi ha poca poesia. I Berici sono sicuri e fungono da "Tom-Tom" . Spiega don Sinibaldi: «La chiesa di San Rocco ad Arcugnano oggi è sconosciuta ai più ma essendo sull'asse dei castelli di Montecchio da una parte e del monte Rua dall'altra era fondamentale per dare la direzione. Bianca, immersa nel verde - ma allora non c'era tutta questa vegetazione perché la legna era l'unico combustibile per la vita di tutti i giorni - costituiva un punto di riferimento visivo importante in un' epoca in cui non c'erano carte geografiche».
Molto di questo diventerà itinerario di escursioni giornaliere da parte dell'Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi. Nel frattempo, chi è interessato può cominciare a munirsi di scarpe comode e intanto può fare un salto in biblioteca. La storia è appena agli inizi.
Roberto Luciani

domenica 9 ottobre 2011

Un'intervista importante...

Dai colli Euganei fino a Gerusalemme

di Carlo Giorgi | luglio-agosto 2011



Ogni mese, dall’aeroporto Valerio Catullo di Verona si alzano in volo decine di charter: destinazione Terra Santa. In parte si tratta di aerei stipati di turisti affascinati dal Medio Oriente. In parte, però, si tratta pellegrini; gli ultimi di una lunga fila in cammino, fin dai primi secoli del cristianesimo, verso i luoghi che per primo hanno conosciuto l’annuncio della Salvezza. «Il nostro territorio vanta un legame millenario con la Terra Santa – racconta don Raimondo Sinibaldi, direttore dell’Ufficio Diocesano Pellegrinaggi di Vicenza -. Ed è un fatto che anche negli ultimi decenni, a partire dal primo dopo guerra, il numero dei pellegrini della nostra diocesi sia andato via via aumentando».

La risposta della Chiesa di Vicenza a questa crescita di interesse dei suoi fedeli, è stata la creazione di un ufficio pellegrinaggi ben organizzato e generoso di iniziative. Vi lavorano quattro persone con compiti di segreteria e un’équipe di una decina di volontari (tra cui un francescano, alcuni sacerdoti guide di Terra Santa, un esperto del cammino di Santiago e un esperto della via Francigena), con l’obiettivo di proporre pellegrinaggi utili alla vita della chiesa locale: «Noi non facciamo turismo religioso e il nostro non è un ufficio che organizza viaggi – ci tiene a precisare don Raimondo-: la nostra idea, invece, è che ogni pellegrinaggio debba avere una valenza pastorale e possa toccare profondamente la vita di chi lo fa. I Luoghi Santi hanno il dono di interpellare esistenzialmente ciascun pellegrino e visitarli è un’occasione unica di nuova evangelizzazione. È in questa prospettiva che lavoriamo».

Se una parrocchia decide di organizzare un pellegrinaggio, l’ufficio di don Raimondo innanzitutto spiega l’importanza di questo gesto: «Al di là del numero dei partecipanti, tutta la comunità deve sentirsi in cammino - spiega don Raimondo -. Noi chiediamo sempre alla parrocchia di scegliere un’iniziativa da sostenere in Terra Santa. I pellegrini che partono, porteranno l’offerta di tutti. E, tornando, sono tenuti a restituire a tutti la loro testimonianza».

Non è raro che i pellegrini di Vicenza visitino religiosi della propria regione che, vivendo in Terra Santa, costituiscono un vero e proprio ponte con Gerusalemme. Ad esempio, suor Lucia Corradin che da tanti anni lavora al Caritas Baby Hospital di Betlemme ed è appunto vicentina. Oppure le Suore maestre di Santa Dorotea, figlie dei Sacri Cuori, una congregazione di religiose originaria di Vicenza che conta opere di educazione e carità in Giordania, Israele, Palestina e Siria. A Vicenza poi, l’Ufficio Pellegrinaggi propone incontri di approfondimento e ogni quattro mesi pubblica un inserto di otto pagine sul giornale diocesano. Ha lanciato anche un programma di mini-pellegrinaggi di un giorno, per scoprire la presenza della Terra Santa nel Nord-Est. Inoltre, collabora con le edizioni italiane della Custodia: tutti i pellegrini di ritorno da Gerusalemme, infatti, vengono abbonati a Terrasanta, la rivista della Custodia. Mentre lo scorso mese di maggio l’ufficio pellegrinaggi ha ospitato la mostra Abana, Padre Nostro, sui cristiani del Medio Oriente.

Tra le iniziative dell’Ufficio c’è anche una scommessa editoriale. Un’équipe guidata da don Raimondo cura infatti, per le edizioni Messaggero di Padova, la collana dal titolo Bibbia e Terra Santa: libri di divulgazione, che permettono di leggere il Vecchio e il Nuovo testamento alla luce delle scoperte archeologiche. Come i testi sul monte Sinai dell’antropologo Emmanuel Anati, o il volume dal titolo La Bibbia nella sua Terra, del domenicano francese Jacques Fontain, precursore del metodo di lettura itinerante della Bibbia nei luoghi narrati dalla Sacra Scrittura.
(Fonte: Rivista di Terra Santa, ETS Milano)


venerdì 7 ottobre 2011

Festa ebraica di Yom Kippur

Stasera, dopo cena, sono uscito di casa assieme ad alcuni miei compagni per vedere l'atmosfera quasi irreale di una Gerusalemme completamente senza macchine, rumori, schiamazzi ecc. E' iniziata la festa di Yom Kippur.
Il rito dello Yom Kippur viene descritto quattro volte nel sedicesimo capitolo del Levitico (vedi Esodo 30;10, Levitico 23;27-31 e 25;9, Numeri 29:7-11). Durante il digiuno è vietato mangiare e bere nonché essendo giorno di "moed", valgono le stesse prescrizioni per il Sabato circa il lavoro e altre attività vietate.
Yom Kippur (יום כפור yom kippùr, Giorno dell'espiazione) è la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell' espiazione. Nella Torah viene chiamato Yom haKippurim (Ebraico, "Giorno degli espiatori"). È uno dei cosiddetti Yamim Noraim (Ebraico, letteralmente "Giorni terribili", più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento.
Che bello vedere questo contesto di strade diventate il terreno per una passeggiata, una chiacchiera in compagnia, un modo per pregare assieme ad un'incrocio, qualcuno per passa in bicicletta.
Credo che dovremo ritornare anche in Italia ad un sano e religioso stacco di silenzio e di pace, nonchè di perdono e misericordia.

lunedì 3 ottobre 2011

Festa di Francesco d'Assisi, patrono d'Italia

La Festa di San Francesco d’Assisi, che non dimentichiamo, è patrono d’Italia, ci spinge a fare un forte collegamento con la decisione di avviarsi verso l’oriente ed incontrare il Sultano di allora. Se Francesco ha coraggiosamente fatto questo passo oggi noi ne beneficiamo in termini di “luoghi santi” dove la Custodia francescana di Terra Santa opera e custodisce tali importanti luoghi di passaggio del Messia Gesù e Signore.

Francesco davanti al Sultano (sotto) è l'undicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1290 e il 1295 e misura 230 x 270 cm.
Questo episodio appartiene alla serie della Legenda maior (IX,8) di san Francesco: "Quando il beato Francesco per la fede in Cristo volle entrare in un grande fuoco coi sacerdoti del Soldano di Babilonia; ma nessuno di loro volle entrare con lui, e subito tutti fuggirono dalla sua vista."

San Francesco si recò realmente in oriente con la Quinta Crociata ed incontrò il sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil. L'incontro tra i due personaggi è sicuramente avvenuto; improbabile, invece, la versione secondo la quale san Francesco abbia tentato di convertire il sultano, che rimase comunque colpito dalla figura ascetica del santo. La prova del fuoco cui si sottopose volontariamente Francesco gli fece guadagnare molta stima nei confronti del sultano e della corte.

Davanti al Santo i preziosi regali donatigli dal sultano, che però il frate rifiutò.

Alcuni attribuiscono questa scena a Memmo di Filippuccio.

Vediamo sotto la scena di Francesco davanti al Sultano.


venerdì 23 settembre 2011

Si riparte per Israele/Palestina!

Carissimi amici e lettori,

eccomi a voi in "ripartenza" dopo un periodo di vacanza e servizio trascorsi in Italia. Riparto il 24 settembre con un gruppo di pellegrini per trascorrere una settimana sui passi del Messia Gesù, risorto per la nostra salvezza. Ogni pellegrinaggio che inizia è la metafora della vita che avanza e cresce nella "statura di Gesù Cristo", come ben dice San Paolo nei suoi scritti. Con questi pellegrini e compagni di strada andremo sulle orme del Signore in Galilea e Giudea. Per me saranno otto giorni di preparazione al nuovo anno accademico che inizierò il 5 ottobre e che avrà le sue novità e le sue fatiche da superare.
Nel tempo che sono stato in Italia desidero ringraziare moltissime persone, elencarle tutte è difficile, ma arriverò loro con un ringraziamento particolare. Ho incontrato tanti amici che non vedevo da anni e molti si sono adoperati per aiutarmi ed aiutare i cristiani della Terra del Santo.
Riparto con il cuore colmo di gratitudine al Signore per la tenerezza e la consolazione che ho potuto percepire in tante persone buone. Il regno di Dio è già operante in mezzo a noi per merito di tutti costoro. Soprattutto alcune persone ammalate in modo grave che ho visitato nelle ultime settimane. Ho ancora davanti la sofferenza, tragica compagna di viaggio, di una giovane sposa. Possa Dio, nella sua grande benevolenza e misericordia, alleviarne le sofferenze ed accoglierla tra Sue braccia amorevoli e sante.
Ringrazio gli amici preti che mi hanno accolto a Villalta e con i quali condivido il ministero quando sono in Italia. Queste cinque parrocchie dell'UP di Gazzo Padovano sono proprio belle e spiritose!
Vi porto con me tutti e, come ho detto a tutti, ci ricordiamo al Signore Dio ed al suo Spirito d'amore e vita!
Un abbraccio forte a tutti e a ciascuno!

don Giana

sabato 17 settembre 2011

AQUILEIA (UD)

Dal 19 al 23 settembre, dal 26 settembre al 1 ottobre 2011 (progetto Interreg), dal 3 al 7 ottobre 2011.
Partecipazione aperta a volontari della SFA e di altre organizzazioni di volontariato.
D’intesa ed in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, la Società Friulana di Archeologia intende organizzare soggiorni di una settimana ad Aquileia con attività di carattere archeologico per ragazzi delle scuole e per volontari. In tal modo si intende promuovere il centro di Aquileia come luogo di incontro di attività per il volontariato di tutta Italia.

Attività:
L’attività comprende interventi di pulizia, di disegno, di rilievo e di manutenzione in un’area archeologica che la Soprintendenza ritiene di portare alla fruibilità dei visitatori. Il fine è quello di documentare graficamente lo stato dei resti romani e le loro reciproche relazioni anche stratigrafiche con rilievi e disegni che andranno poi ad arricchire l’archivio del Museo archeologico nazionale di Aquileia.
L’area si trova a ridosso del tratto occidentale delle mura tardoantiche di Aquileia, all’esterno delle quali nel IV-V secolo fu disposta anche una piccola necropoli di inumati entro anfora, di cui finora sono state individuate 41 sepolture, ovvero poche famiglie che forse abitavano nelle vicinanze.

Programma della giornata:
-    h. 8,30, ritrovo sul sito e inizio lavori,
-    h. 12,30, pausa pranzo,
-    h. 14,00, ripresa lavori e visite guidate sul territorio (città antica, museo, basilica, ecc),
-    h. 18,00, termine lavori e visite e ritorno al campeggio.

Sistemazione logistica: 
E’ prevista la sistemazione logistica in campeggio, in bungalow con tutti i servizi autonomi.
Costi: € 310 comprendente alloggio, vitto, assistenza, visite guidate e ingressi
Per chi raggiunge Aquileia giornalmente con mezzi propri: € 140 comprendente pranzi, assistenza, visite guidate e ingressi. Sono esclusi i trasporti.
Info: Società Friulana di Archeologia, Torre di Porta Villalta, via Micesio 2, 33100 UDINE
Url: http://www.archeofriuli.it  - Email:
 sfaud@rcheofriuli.it    - Tel/fax 043226560

venerdì 2 settembre 2011

Una spada ed una menorah


Una spada appartenuta a un soldato romano, col suo fodero, e l’incisione di una menorah del Tempio su un oggetto di pietra: questi gli ultimi reperti che sono stati trovati durante i lavori che la Israel Antiquities Authority sta compiendo nel canale di drenaggio risalente a duemila anni fa, tra la città di David e il parco archeologico di Gerusalemme.
Il canale venne usato dagli abitanti Gerusalemme come nascondiglio e rifugio dai romani durante la distruzione del Secondo Tempio (I sec e.v.).
Nel corso dei lavori che la Israel Antiquities Authority sta effettuando nell’antico canale di drenaggio di Gerusalemme, che inizia alla vasca di Siloam e corre dalla città di David al parco archeologico vicino al Muro Occidentale, sono stati recentemente trovati notevoli reperti che gettano nuova luce sulla storia della distruzione del Secondo Tempio. Gli scavi vengono condotti per la Israel Antiquities Authority in collaborazione con la Nature and Parks Authority e sono finanziati dalla City of David Foundation.
Recentemente è stata rinvenuta una spada di ferro vecchia di duemila anni, ancora nel suo fodero di pelle. Sono state trovate anche parti della cintola che reggeva la spada. Secondo i direttori degli scavi Eli Shukron, della Israel Antiquities Authority, e Ronny Reich, dell’Università di Haifa, “sembra che la spada appartenesse a un fante della guarnigione romana di stanza in terra d’Israele allo scoppio della Grande Rivolta contro i romani nel 66 e.v. E’ sorprendente il buono stato di conservazione della spada: non solo la sua lunghezza (ca. 60 cm), ma anche la conservazione del fodero in pelle (un materiale che generalmente si disintegra rapidamente) e di parte della sua decorazione”.
Nel terreno sottostante la strada, sul lato del canale di drenaggio, è stato poi trovato un oggetto di pietra decorato con una rara incisione di una menorah. Secondo Shukron e Reich, “è interessante il fatto che, sebbene si tratti di una rappresentazione del candelabro a sette braccia, qui ne compaiano solo cinque. Anche il disegno della base della menorah è estremamente interessante perché mostra qual era l’aspetto della menorah originale, che sembra fosse a forma di tripode”.
Importante anche il fatto che l’oggetto di pietra sia stato rinvenuto nel punto finora più vicino al Monte del Tempio. I ricercatori suppongono che un passante, vedendo la menorah e colpito dalla sua bellezza, abbia inciso le sue impressioni su una pietra e in seguito abbia buttato il suo “schizzo” sul bordo della strada, senza immaginare che la sua creazione sarebbe stata ritrovata duemila anni dopo.
Fonte: MFA, 08.08.11
In dettaglio sopra la spada e la menorah

mercoledì 10 agosto 2011

Apertura imminente di un tunnel a Gerusalemme


Watch: Ancient escape tunnels discovered in Jerusalem

Hidden escape ways dug by Jews during Roman times revealed beneath City of David

Eli Mandelbaum

Jerusalem, Tisha B'Av, 70 AD. Roman legions swarm across the city and head for the Temple. Jewish rebels, determined to fight seek refuge, albeit temporary, in underground tunnels, dug beneath the City of David.

Some 2,000 years later, Israel's Antiquities Authority finished its excavation of the site, which will soon be open to visitors. Ynet was given a fascinating sneak peek at the historical site

Guarda il video di un tunnel antico scoperto a Gerusalemme – Città di Davide

E’ l’ipotesi di una via di fuga, scavata dagli ebrei, durante l’epoca romana secondo Eli Mandelbaun.

Siamo a Gerusalemme, Tisha B’Av 70 d.C. Legioni romane sono in tutta la città ed invadono l’area del Tempio. Ebrei ribelli, determinati a combattere, trovano rifugio seppur temporaneo, nelle gallerie sotterranee, scavate sotto la città di Davide.

Circa 2000 anni dopo, Israele, attraverso l’Autorità per le Antichità ha terminato lo scavo del sito e presto sarà aperto ai visitatori. Con questo video di Ynet potete dare uno sguardo a questa affascinante avventura nelle profondità di Gerusalemme.

(Traduzione a cura di Gianantonio Urbani)

lunedì 8 agosto 2011

Nuova scoperta in Israele

Ad Akko, splendida città posta sulla costa del Mediterraneo più conosciuta con il nome latino di San Giovanni di Acre, la Israel Antiquity Authority ha portato alla luce, scavando a 100 metri ad ovest da Tel Akko, un interessantissimo edificio pubblico di periodo bizantino risalente a 1500 anni fa che può essere identificato come un edificio di culto ovvero una Chiesa.
Secondo Nurit Feig, direttore dello scavo per conto della Israel Antiquities Authority, “Fino ad oggi le fonti cristiane ricordavano Akko ed il suo vescovo come una delle fondamentali località per il costituirsi della religione cristiana. Di ciò, ora sembra emergere dall’archeologia una prima tangibile prova. Si tratta di una scoperta importante per lo studio di Akko perché fino ad ora non sono stati ritrovati reperti risalenti al periodo bizantino, salvo quelli emersi dal quartiere residenziale situato vicino al mare”.
La IAA ha portato alla luce quello che appare come un grande edificio pubblico d’imponente costruzione così come i resti – tegole, pezzi di decorazioni in marmo, la ceramica e le monete – fanno pensare ad una struttura pubblica, probabilmente una chiesa, che veniva utilizzata dal Vescovo della città di Akko, nel periodo bizantino
Tubi di terra cotta sono emersi al di sotto dei livelli della parete e pavimenti a mosaico decorano una delle sue stanze. Gli abitanti dell’edificio avevano un’abbondante scorta di acqua proveniente da un pozzo che si trovava in uno dei cortili di l’edificio.
Le fonti paleocristiane raccontano come i vescovi di Akko e Cesarea parteciparono a importanti conferenze internazionali ed incontri che si occupavano di esporre la dottrina religiosa cristiana, così da attestare la centralità del cristianesimo ad Akko. Oltre a ciò, un anonimo pellegrino dalla città di Piacenza in Italia raccontava lo splendore della città nel corso dell’anno 570 d.C, in cui menziona le belle chiese all’interno del perimetro stesso della città.
La scarsità di resti bizantini che sono stati fino a questo momento rinvenuti può essere attribuita alle successive distruzioni.
Estremamente poi interessanti i materiali di rimpiego rinvenuti: materiali ellenisitici rinvenuti tra le fondamenta della struttura bizantina; in particolare, si tratta di vasellame proveniente dal bacino mediterraneo, tra cui anfore dall’Isola di
Rodi come indicato dalle maniglie che portano i nomi dei governatori.
Fonte: www.ilturista.info


mercoledì 3 agosto 2011

Un'ottimo libro sul "Gesù storico"

Dunn James D. "Cambiare prospettiva su Gesù. Dove sbaglia la ricerca su Gesù storico", Paideia Editrice, Brescia 2011
Per i modi in cui è stata condotta negli ultimi due secoli, la ricerca sul Gesù storico pare all'autore di questo saggio viziata da una prospettiva che da una parte non ha consentito di distinguere tra gli effetti suscitati da Gesù e l'immagine che successivamente ci se ne è fatta, dall'altra ha privilegiato l'aspetto letterario della tradizione di Gesù precludendosi la comprensione della trasmissione orale della stessa tradizione e travisando così il modo di pensare gli effetti suscitati da Gesù. Scopo del breve saggio di J.D.G. Dunn è di contribuire a modificare l'eredità dell'impostazione letteraria della ricerca storica su Gesù. La tradizione di Gesù non fu inizialmente un testo scritto, viveva nella tradizione orale. Più che conservata era utilizzata; più che preservata, eseguita; più che letta, ascoltata. Trattarla come manufatto cristallizzato, da sottoporre a dissezione clinica, equivale a perderla. La sua variabilità non è segno di degenerazione né di corruzione, bensì mette direttamente a contatto con la tradizione che si trovarono a vivere i primissimi gruppi cristiani, e che in quanto tale può ancor oggi essere ascoltata e trovare risposta in chi l'ascolta.

James D.G. Dunn è professore emerito di Teologia all'Università di Durham in Inghilterra. Autore di saggi e studi di meritata fama internazionale, per i tipi di Paideia ha pubblicato La teologia dell'apostolo Paolo e Gli albori del cristianesimo, 1. La memoria di Gesù (in 3 tomi), opera della quale è imminente la pubblicazione dell'edizione italiana del II volume (Gli inizi a Gerusalemme).



venerdì 22 luglio 2011

La Torre...


Ha 11 mila anni, e' considerata il primo grattacielo dell'umanita' e si trova nella citta' piu' antica: 8 metri e 25 centimetri di enigmi, elevati in forma conica. E' la Torre di Gerico, costruita quando l'uomo non era ancora diventato agricoltore e non conosceva la ruota, ma si era gia' fatto travolgere dalle manie architettoniche. Da 50 anni, da quando e' stata scoperta, gli archeologi si fanno assillare dalle sue possibili funzioni e dai suoi ipotetici significati.
Uno strumento di difesa? Un'opera ingegneristica per fronteggiare le piene? Un monumento e basta?
Le teorie sono varie e spesso deliziosamente vaghe, come accade quando mancano appigli concreti. Adesso, pero', Ran Barkai e Roy Liran della Tel Aviv University hanno formulato un'altra idea, che fa discutere. Merito di una serie di calcoli e delle simulazioni al computer che hanno ricostruito l'area come doveva essere 110 secoli fa.
La struttura - hanno spiegato in un articolo sulla rivista «Antiquity» - si puo' decifrare solo se la si collega ai giochi di luce e di ombre del solstizio d'estate: rappresentava, in poche parole, uno scudo fisico e simbolico contro l'arrivo delle tenebre. Al tramonto, al termine del giorno piu' lungo dell'anno e quando si annunciava il ritorno nella «fase buia» , l'ombra della montagna vicina, il Quruntul, avrebbe prima colpito la Torre e soltanto in un secondo tempo si sarebbe allargata sulla citta'.
«Doveva essere un momento drammatico», scrivono gli autori, sovrapponendo l'emozione del panorama reale di sabbia e roccia con quello della ricostruzione virtuale. «Possiamo immaginare che assistere all'avanzata dell'oscurita' sul centro abitato sia stato sconvolgente. Pensiamo, quindi, che la posizione della Torre, sul bordo occidentale, precisamente nel punto dove l'ombra aveva inizio, non fosse affatto accidentale».
Ed ecco la provocatoria deduzione: «Pensiamo che si innalzasse come un guardiano contro i pericoli nascosti nel buio, consegnato dagli ultimi raggi del sole morente».
Il nomadismo era ormai alle spalle e qualunque fuga impossibile. Le angosce di quel mondo che oggi classifichiamo come neolitco dovevano essere addomesticate in altro modo.
La soluzione - secondo gli autori - fu opporre ai fantasmi della psiche la solidita' della pietra: «Si costrui' una protezione permanente e fu necessario convincere tutta la comunita' ad aderire all'impresa».
La Torre dev'essere diventata un emblema di «forza e durata». Di fronte alle minacce della natura la dimensione metafisica genero' percio' «un vero e proprio edificio di potere».
Il primo della storia. Forse. Dotata di pareti imponenti, la Torre di Gerico esibi' una ripida scalinata interna con pareti intonacate: una meraviglia di tecnica e stile che richiese l'impiego di un centinaio di uomini e oltre 100 giorni di lavori. «Non c'era stato nulla di simile prima e niente di simile ci sarebbe stato per molto tempo a venire», osserva con enfasi Barkai.
Si tratto' di una mobilitazione straordinaria, di muscoli e cervelli ma, se uno squarcio sul mistero e' stato ottenuto, non altrettanto si puo' dire delle conoscenze astronomiche necessarie per realizzare quello stupefacente gioco scenografico di Sole e tenebra. Da dove proveniva un sapere tanto sofisticato? Ci dev'essere stato un ulteriore effetto, comunque.
Barkai e Liran lo descrivono cosi': «Pensiamo che i timori primordiali siano stati sfruttati da qualche individuo che, riconoscendo le incertezze legate alle prime fasi del sedentarismo, colse l'opportunita' di prendere il controllo di un'intera popolazione».
Migliaia di anni prima delle civilta' delle piramidi e degli zigurrat la Torre si eleva cosi' come l'antitesi di quella mitica di Babele: l'incarnazione del dominio. Appena nato e gia' cinicamente intimidatorio.

Autore: Gabriele Beccaria

Fonte: La Stampa, Tuttoscienze, 04/05/2011

*ANP sta per Autorità Nazionale Palestinese

mercoledì 20 luglio 2011

Sempre più romana, la città di Latisana (Udine), sulla via Annia

Latisana si riscopre sempre più di epoca romana. Dopo i ritrovamenti qualche anno fa da parte di un gruppo di appassionati ricercatori di antichità (poi costituitosi nell’associazione Apicilia) di un tratto di muro con conseguente raccolta di una quantità di piccoli reperti di varia tipologia, è di qualche settimana fa l’ultimo ritrovamento a Latisanotta.
In realtà nei campi di Selva di Sopra, lungo la strada che da Crosere conduce a Latisanotta, ogni volta che il vomere scava in profondità, vengono portati alla luce diversi reperti.
«Tutte testimonianze inequivocabili della presenza di un insediamento romano di dimensioni rilevanti a circa un centinaio di metri distanza dal tracciato della Via Annia che collegava Concordia e Aquileia – spiega lo storico Vinicio Galasso – potrebbe trattarsi della struttura residenziale poi riferita come mutatio Ad Paciliam nell’Itinerarium Burdigalense oppure di una villa rustica, ubicata nelle immediate propaggini della strada, eretta nel dinamico periodo della centuriazione e urbanizzazione del vasto agro aquileiese».
È stato lo stesso proprietario del terreno Ivano De Marchi ad accorgersi di due grandi frammenti di tegole, uno corredato di iscrizione e l’altro decorato con un motivo figurativo di difficile lettura grafica: «Lo scioglimento dell’epigrafe recita “tegola di Caio e Marco Epidii” – spiega ancora Galasso – e va strettamente accomunata al frammento di laterizio rinvenuto qualche anno fa nello stesso sito dal bravo De Marchi, che reca impresso il bollo “tegola di Caio Tito Hermeros”. Citando la catalogazione dell’archeologa Cristina Gomezel cronologicamente possiamo assegnare questi laterizi alla metà del I secolo d.C. e così retrodata la romanità di Latisana almeno all'epoca degli imperatori Tiberio e Nerone».


Fonte: Messaggero Veneto.it, 03 luglio 2011

venerdì 8 luglio 2011

Gerusalemme

La tomba di Davide ed il luogo dell’ultima cena di Gesù



Quasi un mese fa il Jerusalme Post (quotidiano di Israele) ha pubblicato un video inerente le due tombe di Re Davide.

La tomba tradizionale del re Davide si trova sulla collina occidentale di Gerusalemme, il Monte Sion.

Questo è ben al di fuori dei confini pensati dell'antica città di Davide e contrasta con l'evidenza biblica che David, in modo insolito, è stato sepolto all'interno della città.

È interessante notare che un altro sito, che si concepisce con qualche polemica, si trova direttamente sopra la tomba di re Davide e che è il luogo tradizionale dell'Ultima Cena o Cenacolo. Si è sostenuto che questo sito era posto appena fuori delle mura della città durante il tempo di Gesù e che fu solo dopo la sua morte, costruito un muro che comprende la collina occidentale dove si trova la tomba ed il Cenacolo. L'argomento continua nella discussione se Gesù faceva parte del seder pasquale per la sua ultima cena, allora sarebbe necessariamente avvenuta all'interno delle mura della città questo secondo gli ebrei e l’halakhà. In ogni caso vale la pena di vedere il video su CitySights del Jerusalem Post: Storia di due tombe. Il link è sotto riportato. Questo è anche un bell'esempio di quello che sembra accadere spesso nell'antica terra d'Israele, cioè, che un luogo sacro rimane un luogo sacro a prescindere da quale religione a cui appartiene.


Per vedere il video: http://www.jpost.com/VideoArticles/Video/Article.aspx?id=224921

(Fonte: http://helektov.wordpress.com/2011/07/07/the-tomb-of-david-and-the-place-of-the-last-supper/)

Traduzione: Gianantonio Urbani


mercoledì 6 luglio 2011

Ritrovamento 2

Egitto: nuova "barca solare" del faraone.

Ai piedi delle piramidi di Giza gli archeologi hanno scoperto una nuova "barca solare”, sorella di quella mostrata nell'immagine (nota come la barca di Cheope), rinvenuta e ricostruita diversi anni fa.
Per anni si è ritenuto che la seconda barca fosse troppo fragile per essere riportata alla luce.
Ma secondo gli esperti, oggi ci sono le condizioni per farlo.
"Se è così fragile, significa che dobbiamo salvarla adesso”, dice l'archeologo Zahi Hawass.
Gli archeologi del team nippo-egiziano stanno esaminando i frammenti di legno di cedro che costituiscono l'imbarcazione, ma il responsabile dell'operazione preferisce non rivelarne i dettagli: "È un segreto”, dice Sakuji Yoshimura dell'università giapponese di Waseda. "Il reperto non è mai stato toccato, quindi va esaminato scientificamente”.
Una lastra di calcare di varie tonnellate, rimasta intonsa per secoli, viene rimossa per riportare alla luce la "barca solare” sepolta circa 4.500 anni fa ai piedi della Grande Piramide di Giza, in Egitto.
Sotto la lastra si trovano centinaia di fragili frammenti di legno, che verranno trasportati all'interno di una tensostruttura eretta sul sito nel 2008 dall'atmosfera controllata.
Una volta terminato il lungo lavoro di estrazione del pezzi, ci vorranno alcuni anni per ricomporre la barca, che andrà a fare compagnia alla "barca di Cheope”, lunga 43 metri, custodita nell'apposito museo a Giza. Gli studiosi ritengono che la nuova barca sia leggermente più piccola di quella già ricostruita.
Le barche solari avevano un ruolo importante nella mitologia egizia dell'aldilà. Gli antichi ritenevano che ogni notte, il dio del Sole, Ra, navigasse come Ra-Atum su una barca attraverso l'aldilà per battersi contro dei e bestie mitologiche, finché non sorgeva come Sole del mattino - Ra-Horakhty - e navigasse sulla barca diurna attraverso il cielo.
Le barche, sepolte accanto alla Grande Piramide, dovevano servire ai viaggi nell'aldilà del faraone Cheope (Khufu).
L'archeologo è convinto inoltre che le barche non siano mai state utilizzate da Cheope per navigare realmente sul Nilo, come invece sostengono alcuni.
Anche la barca di Cheope, scoperta nel 1954, venne sepolta in vari pezzi in un pozzo profondo una trentina di metri, e venne ricostruita nell'arco di 13 anni. Dal 1982 la barca di Cheope è esposta in un museo, creato appositamente a fianco della Grande Piramide, progettato dall'architetto italiano Franco Minissi.
In una rara immagine colta nel 1987 da una minuscola fotocamera di National Geographic mostra la barca che si sta riportando alla luce nella camera sotterranea vicino alla Grande Piramide di Giza.
I ricercatori guidati da Youshimura fecero lo stesso nel 2008 per esaminare le condizioni del legno.
Da allora, fino al recente scavo, la camera è rimasta perfettamente sigillata nel timore che l'aria o gli insetti potessero danneggiare le assi di legno.

Autore: Andrew Bossone da www.archeomedia.net

Fonte: National Geographic.it, 28 giugno 2011

 la barca di Cheope

 rilievo indicante la "barca solare"

 sezione interna del ritrovamento