sabato 26 maggio 2012

FESTA GRANDE ALL' EFFETA' DI BETLEMME

Una stella da Betlemme
 
Mentre a Vicenza si stava vivendo il Festival Biblico, un po' di "Festival" si è vissuto nel pomeriggio di SABATO 26 MAGGIO all'Istituto per la cura dei audiolesi "Effetà Paolo VI" di Betlemme.
L'occasione è stata quella dell'inaugurazione di una nuova parte dell'Istituto per dare la possibilità ai bambini ed ai ragazzi di proseguire il cammino di studio e portarlo a compimento, senza dover recarsi in altre strutture.

Alla presenza del Nunzio Apostolico S.E. Mons. Antonio Franco, del Console Generale d'Italia Dott. Giampaolo Contini, i dirigenti ed insegnanti della scuola, le suore Maestre di S.Dorotea, tante famiglie e bambini è avvenuta l'inaugurazione con il taglio del nastro e la benedizione solenne della struttura.

Di seguito potete vedere alcune immagini di un pomeriggio betlemmita veramente straodinario dove il centro di tutto sono stati i bambini ed i bisogni di tante famglie.

Vi aspettiamo per una visita alla scuola ed alla parte nuova...magari durante il vostro pellegrinaggio in Terra Santa!

Potere seguire le attività dell'Istituto visitando il sito internet:

 http://www.effetabetlemme.net/it/news.php

I bambini, i ragazzi, le insegnanti e le suore Dorotee ci attendono!
Possa lo Spirito di Dio continuare a soffiare su questa realtà di dono e guarigione.

EFFETA' EFFETA' EFFETA'!

L'ingresso dell'Istituto Effetà di Betlemme
 

Le suore all'accoglienza

Le suore si prodigano affinchè vada tutto bene

Il Nunzio Apostolico Mons. Antonio Franco durante il suo intervento

Una delle allieve mentre legge in modo perfetto un testo

Le tante persone intervenute all'inaugurazione: un segno di gioia grande!


Lo "staff" delle suore Dorotee di Betlemme, Gerusalemme e della Giordania

Alcune insegnanti dell'Istituto



 

giovedì 24 maggio 2012

Festa ebraica di Shavu'òt


La festa di Shavu'òt, prescritta dalla Torà (Devarìm 16, 16), è una delle Sheloshà Regalìm, le feste che comportavano il pellegrinaggio a Yerushalayìm.
Shavu'òt significa "settimane" e si riferisce alle sette settimane trascorse dall'uscita dall'Egitto al dono della Torà. Diversi milioni di uomini, donne e bambini, furono testimoni della rivelazione di Dio. Il Midràsh insegna che le anime di tutte le generazioni, passate e future, erano presenti al Sinai. I saggi dicono che dobbiamo sempre vedere la Torà come se l'avessimo appena ricevuta: a Shavu'òt dobbiamo rinnovare l'impegno di studiarla e osservala.

E' chiamata anche Khag Habikkurìm, festa delle primizie, perché in questa stagione si raccoglievano le primizie portate poi a Yerushalayìm. La frutta migliore veniva scelta e posta in cesti festosamente decorati e portata in città dai proprietari, che erano accolti con canti e musiche, e successivamente veniva consumata dai proprietari e da tutti i poveri della città che accorrevano a festeggiare.
Shavu'òt è detta anche Zmàn Mattàn Toratènu, il tempo in cui ci è stata data la Torà.

Con le parole na'assè venishmà "faremo e ascolteremo", il popolo ebraico accettò di osservare i comandamenti di Dio anche prima di capirli, diventando così il simbolo della presenza di Hashèm nel mondo, esempio di comportamento etico e morale basato sulla legge di Dio.

La Torà è ben più di un libro sacro il cui contenuto va al di là delle conoscenze e della saggezza. La parola "Torà" deriva da una radice che significa "insegnare": la differenza tra insegnamento e saggezza è che la saggezza è una conoscenza astratta nella quale le conclusioni sono raggiunte per mezzo della ragione e pertanto soggette a revisioni. La Torà, invece offre una serie di leggi divine, una guida universale applicata in tremila anni da tutti gli ebrei.
La Torà è formata da due parti, quella scritta e quella orale, ed entrambe furono date a Moshè sul Sinai. La Torà orale spiega e chiarisce quella scritta ed è stata trasmessa di generazione in generazione fino alla sua compilazione finale, la Mishnà e la Ghemarà, che insieme formano il Talmùd. Attraverso il Talmùd una catena ininterrotta di tradizione connette gli studiosi di oggi con la rivelazione sul Sinai, e ci offre una guida per la vita di ogni giorno: ovunque e in ogni situazione la Torà scritta e orale ci forniscono un metro di misura per considerare le nostre azioni.

Shavu'òt si differenzia dalle altre Sheloshà Regalìm per la sua breve durata, solo un giorno e non una settimana, e per il fatto che non ha precetti. A prima vista sembrerebbe dunque una festa più "povera" rispetto 
alle altre. 

Il Rabbì di Lubavitch spiega che questa non è da considerarsi una mancanza ma una superiorità che essa ha sulle altre. Nelle altre feste, infatti, l'unione che abbiamo con Hashèm non è diretta, ma avviene tramite determinate azioni, come quelle legate alla matzà e alla sukkà. L'unione che si ha a Shavu'òt, invece, non ha bisogno di tramite perché in essa si rivela l'essenza che unisce Israel con Dio, che è al di sopra della divisione del tempo. Per questo dura un solo giorno e per questo non ha bisogno di precetti, perché quando l'ebreo riceve la Torà l'unione con Hashèm è immediata poiché Israel, la Torà e Hashèm sono legati profondamente. Riflettendo sull'importanza di questo giorno si può osservare che pur durando poco ci dà una carica spirituale molto elevata, e ricorda la missione di Israel che studia e insegna la parola di Dio al mondo intero.

Durante la festa di Shavu'òt si usa mangiare latticini: in alcune comunità solo un pasto, mentre in altre questo uso è esteso a tutto il periodo. Una delle molte spiegazioni di questo costume è che la Torà è tradizionalmente paragonata a tutto ciò che è dolce, e per questo è associata anche ai latticini, che hanno un gusto dolce. Si può anche aggiungere un'interpretazione legata al valore numerico della parola "latte" (khalàv) in ebraico che è di 40, come i giorni in cui Moshe è rimasto sul Sinai.

Durante tutta la prima notte di Shavu'òt si usa studiare testi della Torà scritta e orale, e in particolare le 613 mitzvòt.

I Dieci Comandamenti vengono letti il primo giorno, in sinagoga durante la preghiera della mattina (Shacharit). Tutti - uomini, donne, bambini e perfino neonati - devono essere presenti, come quando D-o diede la Tora.

Poiché Shavu'òt deve essere il cinquantesimo giorno da Pèssakh non si può fare qiddùsh prima dell'uscita delle stelle, altrimenti i cinquanta giorni non sarebbero completi.
La festa di Shavu'òt, come abbiamo detto, non ha particolari mitzvòt, perciò esporremo delle regole generali di Yom Tov.

I giorni festivi si differenziano dallo Shabbàt perché in essi si può cucinare e si può trasportare per accrescere la felicità della festa.

In ogni caso il fuoco deve essere acceso da un altro fuoco precedentemente acceso e non può essere spento durante la festa. Può però essere abbassato quando il tipo di cibo lo richiede, ma non per altri scopi. Il fuoco può essere spento da un non ebreo o facendogli versare sopra dell'acqua da una pentola in ebollizione.
Ogni giorno di Yom Tov si può cucinare solo per quel giorno stesso, a eccezione del Venerdì che, facendo un rito speciale chiamato `Erùv Tavshilìn, si può cucinare sia per Venerdì che per Shabbàt. 



SCOPERTA IMPORTANTE


In un sigillo ebraico, la più antica testimonianza di Betlemme nel periodo del Primo Tempio
 
24-05-2012

Durante il setacciamento della terra proveniente dagli scavi archeologici che la Israel Antiquities Authority sta conducendo nella Città di David, nel "Parco nazionale delle mura intorno a Gerusalemme", è stata scoperta una “bulla” di circa 1,5 cm con inciso il nome della città di Betlemme scritto in caratteri ebraici antichi. Il sistematico lavoro di setaccio è finanziato dalla Ir David Foundation, un progetto che viene realizzato nel Parco Nazionale Emek Tzurim.
La “bulla” è un pezzo di argilla che veniva usato per sigillare un documento o un oggetto. La bulla portava impresso il sigillo della persona che spediva il documento o l’oggetto, e la sua integrità era la prova che il documento o l’oggetto non erano stati aperti da persone non autorizzate.
Sulla bulla rinvenuta a Gerusalemme compaiono tre righe di scrittura ebraica:

Bishv'at
Bat Lechem
[Lemel]ekh

Ecco il frammento della bulla


Spiega Eli Shukron, direttore dello scavo per conto della Israel Antiquities Authority: “A quanto sembra, nel settimo anno del regno di un re (non è chiaro se il re cui si fa riferimento sia Hezekiah, Manasseh o Josiah), un carico fu spedito da Betlemme al re, a Gerusalemme. La bulla che abbiamo trovato appartiene al gruppo di bullae fiscali: bullae amministrative usate per sigillare spedizioni di tasse rimesse al sistema delle imposte del regno di Giuda alla fine dei secoli VIII e VII a.e.v. La tassa poteva essere pagata in forma di argento o di prodotto agricolo, come vino o grano. Questa – sottolinea Shukron – è la prima volta che il nome Betlemme compare al di fuori della Bibbia, in un’iscrizione del periodo del Primo Tempio (1006 – 586 a.e.v.), il che dimostra che Betlemme era effettivamente una città durante il regno di Giuda, e forse anche in periodi antecedenti”.
Nella Bibbia Betlemme è menzionata per la prima volta nel verso "sulla via di Efrata, che è Betlemme”, dove Rachele morì e venne sepolta (Genesi 35:19; 48:7). I discendenti di Giuda vi si stabilirono, e tra loro la famiglia di Boaz (Libro di Ruth). La grandezza di Betlemme comincia con l’unzione di David, figlio di Jesse, (1 Samuele 16).

(Da: MFA, 23.05.12)

domenica 20 maggio 2012

Sulle orme di Giovanni Battista


Nuova tappa per la mostra su Sabastiya: il Festival Biblico di Vicenza

E' stata inaugurata ufficialmente sabato 19 maggio alle ore 17, presso la Loggia del Capitaniato di Vicenza, la mostra “Sabastiya, i frutti della storia e la memoria di Giovanni Battista”, dedicata al piccolo villaggio palestinese dell’antica Samaria. L’esposizione sarà presentata da Carla Benelli, collaboratrice di ATS pro Terra Sancta e responsabile del progetto “Sabastiya: tra passato e presente”.

La mostra sarà ospitata all’interno dell’ottavo Festival Biblico di Vicenza, evento che si svolgerà dal 18 al 27 maggio. In particolare, l’esposizione aprirà la nuova sezione “Linfa dell’Ulivo”, un simposio internazionale promosso dall’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Vicenza, che vedrà la presenza di alcune personalità di spicco nella conoscenza della Terra Santa e della sua storia.

L’esposizione ripercorre, attraverso fotografie, video e pannelli descrittivi, la storia dell’antica Samaria, del suo sito archeologico e dell’antico villaggio dove si trova la Tomba di San Giovanni Battista. Dall’antichità ai giorni nostri, l’esposizione racconta il progetto sostenuto da ATS pro Terra Sancta, di conservazione e sviluppo del villaggio, della nuova foresteria, del centro di accoglienza per pellegrini e turisti.

Il Festival e la Mostra vogliono essere un’occasione per conoscere e approfondire la bellezza della Terra Santa e delle sue ricchezze. Per maggiori informazioni sull’evento è disponibile il sito internet www.linfadellulivo.it.


sabato 19 maggio 2012

FESTIVAL BIBLICO A VICENZA 2012

Ecco alle porte LA LINFA DELL'ULIVO. 

Visitate www.linfadellulivo.it


Buona partecipazione.


martedì 15 maggio 2012

UNA GUIDA DI VICENZA


Vicenza Romana. Un viaggio in 18 tappe

LIBRI. Presentata la guida di Mattiello & C. Un volume turistico e più vicina l'apertura degli scavi al Duom.

Da "Il Giornale di Vicenza" del 15/05/2012

Quarant'anni di appassionate ma frammentarie ricerche di autori e cultori diversi, sulle tracce e le vestigia della Vicenza romana, confluiscono ora in un volume “Vicenza romana, un itinerario storico-archeologico tra paganesimo e pellegrinaggio” sintesi del meglio delle conoscenze sul tema.
Il gruppo di autori (Andrea Testa, Franco Mattiello curatore, Mariano Arcaro, Armando Bernardelli, Silvia Cavinato e Raimondo Sinibaldi, con prefazione del vescovo Nonis) lo propone, senza pretese scientifiche ma con correttezza di indagine (nota sia alla Sovrintendenza che alla direzione Musei civici), come inedita guida turistica utile a decifrare, come le linee di una mano, i segni indistricabili di una parte importante del passato.
Non a caso il libro è stato presentato la prima volta nei sotterranei della pizzeria Al Paradiso in contrà Pescherie vecchie, sito delle antiche terme pubbliche, conservate con cura dai proprietari stessi. E una seconda volta nei giorni scorsi al Caffè Garibaldi, in piazza dei Signori, affollatissimo di appassionati di storia vicentina e di archeologia.
In questa occasione il sindaco Achille Variati ha annunciato che è vicino l'obiettivo di aprire il percorso paleocristiano e romano sotto il Duomo e l'omonima piazza, grazie al coinvolgimento della Fondazione Cariverona.
Una pagina di archeologia ancora tutta da conoscere per il grande pubblico.
Il libro - edizioni Il Messaggero di Padova, realizzato col contributo dell'Ufficio diocesano pellegrinaggi di Vicenza e della Fondazione Giuseppe Roi - è frutto di un gioco di squadra che, stimolato dalla ricostruzione grafica della Vicenza romana nella mappa già distribuita negli esercizi ed edifici pubblici della città, ha cercato di renderne appetibile il volto complessivo.
Il visitatore può scoprire nelle frammentarie testimonianze di rocchi e colonne, di pavimenti strappati, di capitelli superstiti l'alfabeto di una cultura che resta attuale proprio perché riguarda le nostre radici.
Importante mèta di transito al centro della via Postumia per i pellegrini diretti ai luoghi santi, l'originario abitato veneto di Vicenza subì un incremento demografico, economico e commerciale che lo proiettò nel mondo romano. Sono in tutto 18 (14 urbani e 4 extraurbani) i siti finora individuati dagli autori e già presenti nei primi 8 pannelli sui 15 previsti dalla segnaletica urbana: le mura urbiche in zona Porta Castello, i residui tratti stradali sotto il duomo e vicino alla chiesa di San Lorenzo, le terme pubbliche a fianco di piazza dei Signori, il teatro Berga, tratti lastricati del foro sotto palazzo Trissino e in corso Palladio, il criptoportico sotto piazza Duomo, i resti dell'acquedotto a Lobia, le aree archeologiche presso la chiesa di san Pietro, di San Giorgio e dei Santi Felice e Fortunato. Quanto basta per «incitare la città a diventare polo turistico».

Floriana Donati

Visita il sito: http://www.edizionimessaggero.it/ita/catalogo/scheda.asp?ISBN=978-88-250-3065-5