Cari lettori e lettrici, desidero porre la vostra attenzione in una particolare azione dell'archeologia subacquea: lo scavo e la ricognizione in un fiume. Non è certo opera facile e richiede molta attenzione e concentrazione. E' la campagna di scavo estiva presso il fiume Stella, l'antico Anaxum dei romani, dove l'Università di Udine sta svolgendo le campagne di scavo estive. Godetevi la visione! E bravi, anzi eccellenti al prof. Massimo Capulli ed allo Staff!
lunedì 13 ottobre 2014
martedì 7 ottobre 2014
7 OTTOBRE - Memoria della nascita al Cielo di p. Bellarmino Bagatti OFM
La data odierna è molto importante per i Frati Francescani di Gerusalemme perchè in seno allo Studium Biblicum Franciscanum è vissuto p. Bellarmino Bagatti che oggi viene ricordato nell'anniversario della sua nascita al Cielo. A lui un particolare ricordo ed una invocazione per la protezione dei Luoghi Santi, soprattutto per Nazareth, la Casa di Maria verso la quale p. Bellarmino ha dedicato la sua vita di archeologo e frate.
Ecco qui un breve profilo della sua magnifica esistenza nel ricordo dell'archivio SBF:
Il 7 ottobre 1990, nel Convento francescano di San Salvatore a Gerusalemme
ha concluso la sua giornata terrena Padre Bellarmino (Camillo) Bagatti
dell’Ordine dei Frati Minori. Al suo funerale si è avuta una partecipazione
numerosa e commossa di sacerdoti, religiose, religiosi, laici, amici arabi e
israeliani. Ha presieduto la concelebrazione il Patriarca emerito di
Gerusalemme, Sua Beatitudine Mons. Giacomo Beltritti, assistito dal Vescovo
ausiliare di Amman, Mons. Selim Sayegh. Erano presenti prelati delle differenti
Comunità cristiane e rappresentanti delle scuole bibliche e archeologiche di
Gerusalemme.
Padre Bagatti nacque a Lari (Pisa) l’11 novembre 1905. A 17 anni vestì l’abito di san Francesco sul Monte della Verna in Toscana e a 23 anni fu ordinato sacerdote. Nel 1931 fu inviato al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana in Roma, dove nel 1934 conseguì brillantemente il titolo di Dottore in Archeologia Cristiana. La sua tesi su “Il Cimitero di Commodilla o dei Martiri Felice ed Adautto sulla via delle sette chiese” fu pubblicata nel 1936 come primo numero della collana dell’Istituto “Roma sotterranea cristiana. Nuova Serie”.
Dal 1935 fu Professore di topografia di Gerusalemme e archeologia cristiana presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Con il Padre Sylvester Saller nel 1941 dette inizio alla serie “SBF Collectio Maior” e nel 1951, insieme al Padre Donato Baldi, fondò la rivista “SBF Liber Annuus”. Nel decennio 1968-1978 fu Direttore dello Studium. Sotto la sua guida l’Istituto ampliò programmi e attività, e crebbe il numero dei professori e degli studenti. Per molti anni fu anche insegnante nello Studio Teologico Internazionale della Custodia di Terra Santa. Guidò generazioni di studenti nelle escursioni in Terra Santa e fuori. I suoi meriti sono stati riconosciuti con decorazioni e nomine diverse: Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1955), Commendatore (1966), Socio Onorario della Accademia Mariana Salesiana (1974), Commissario Corrispondente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (1977), Membro Corrispondente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia (1979), Membro Corrispondente della Pontificia Accademia Teologica Romana (1982).
Prese parte attiva a non pochi congressi internazionali su Archeologia, Bibbia, origini del culto alla Vergine e a san Giuseppe, letteratura apocrifa. Collaborò a dizionari e enciclopedie (Enciclopedia Cattolica, Dictionnaire de la Bible Supplément, Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane, ecc.). Ha curato varie riedizioni di antiche opere di Palestinologia (itinerari in Terra Santa e illustrazioni di santuari e monumenti dei secoli XIV, XVI, XVII e XVIII) corredandole di introduzioni e note. La sua bibliografia comprende una ventina di opere e varie centinaia di articoli. La lista completa apparirà in Liber Annuus 40 (1990).
In occasione del suo 70mo compleanno fu onorato con la pubblicazione di due volumi di studi archeologici, esegetici e patristici presentati da ricercatori di varie parti del mondo e di differenti istituzioni culturali.
Ha compiuto scavi a Roma: Cimitero di Commodilla (1933-34); in Terra Santa: Santuario delle Beatitudini (1936), Visitazione ad Ain Karem (1938), Emmaus-Qubeibeh (1940-44), Betlemme (1948), Dominus Flevit sul Monte degli Olivi (1953-55), Nazaret (1954-1971), Monte Carmelo (1960-61); in Giordania: Monte Nebo (1935) e Khirbet el-Mukhayyat (in diverse epoche).
Prestava volentieri la sua opera a iniziative di formazione permanente e di aggiornamento. Nel 1969 diede inizio a un “Corso di aggiornamento biblico-teologico” che ogni anno raccoglie un centinaio di religiose e religiosi del Medio Oriente (Israele, Giordania, Cipro, Libano). Numerosi pellegrini, specialmente sacerdoti e seminaristi, ascoltarono le sue conferenze sulla storia dei santuari e le antichità cristiane di Palestina.
La sua opera è ben nota agli studiosi di tutto il mondo. I santuari di Terra Santa non sono più considerati semplicemente pie tradizioni francescane. I suoi scavi hanno mostrato che in parecchi casi la tradizione ha conservato tenacemente memoria di luoghi di culto e di comunità cristiane che si succedettero sul medesimo posto fin dai primissimi decenni dell’era cristiana. Per la prima volta ha acquistato un volto concreto, documentato dal punto di vista archeologico, la Chiesa primitiva giudeo-cristiana di cui parla il Nuovo Testamento e la letteratura patristica. Padre Bagatti rivolse la sua attenzione agli umili resti di monumenti cristiani dispersi nei villaggi della Palestina e delle regioni limitrofe. L’amore per l’arte, che aveva respirato da giovane a Firenze, non lo lasciò mai. Quando non poté più praticare scavi Padre Bagatti si dedicò all’iconografia. Il suo incontro con la mentalità giudeo-cristiana lo orientò verso la letteratura apocrifa, che egli apprezzò come testimonianza della fede cristiana di origine ebraica e talvolta come veicolo di memorie antiche sui luoghi e sui personaggi evangelici.
Quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente hanno apprezzato la sua amabilità accogliente, sempre pronta a suggerire e incoraggiare; uno studioso che metteva a disposizione di chiunque lo richiedesse le sue estese conoscenze e la sua prodigiosa memoria. Maestro libero e sereno, evitava le polemiche amare e settarie accogliendo la verità da qualunque parte venisse; aperto alla collaborazione con tutti, offriva i suoi contributi con semplicità e modestia. Padre Bagatti è stato un vero Frate Minore umile, signorile e affabile, lieto e laborioso. Sacerdote autentico, era da tanti apprezzato anche come guida spirituale. “La sua memoria resta in benedizione!” (1Mac 3,7)
Padre Bagatti nacque a Lari (Pisa) l’11 novembre 1905. A 17 anni vestì l’abito di san Francesco sul Monte della Verna in Toscana e a 23 anni fu ordinato sacerdote. Nel 1931 fu inviato al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana in Roma, dove nel 1934 conseguì brillantemente il titolo di Dottore in Archeologia Cristiana. La sua tesi su “Il Cimitero di Commodilla o dei Martiri Felice ed Adautto sulla via delle sette chiese” fu pubblicata nel 1936 come primo numero della collana dell’Istituto “Roma sotterranea cristiana. Nuova Serie”.
Dal 1935 fu Professore di topografia di Gerusalemme e archeologia cristiana presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Con il Padre Sylvester Saller nel 1941 dette inizio alla serie “SBF Collectio Maior” e nel 1951, insieme al Padre Donato Baldi, fondò la rivista “SBF Liber Annuus”. Nel decennio 1968-1978 fu Direttore dello Studium. Sotto la sua guida l’Istituto ampliò programmi e attività, e crebbe il numero dei professori e degli studenti. Per molti anni fu anche insegnante nello Studio Teologico Internazionale della Custodia di Terra Santa. Guidò generazioni di studenti nelle escursioni in Terra Santa e fuori. I suoi meriti sono stati riconosciuti con decorazioni e nomine diverse: Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1955), Commendatore (1966), Socio Onorario della Accademia Mariana Salesiana (1974), Commissario Corrispondente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (1977), Membro Corrispondente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia (1979), Membro Corrispondente della Pontificia Accademia Teologica Romana (1982).
Prese parte attiva a non pochi congressi internazionali su Archeologia, Bibbia, origini del culto alla Vergine e a san Giuseppe, letteratura apocrifa. Collaborò a dizionari e enciclopedie (Enciclopedia Cattolica, Dictionnaire de la Bible Supplément, Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane, ecc.). Ha curato varie riedizioni di antiche opere di Palestinologia (itinerari in Terra Santa e illustrazioni di santuari e monumenti dei secoli XIV, XVI, XVII e XVIII) corredandole di introduzioni e note. La sua bibliografia comprende una ventina di opere e varie centinaia di articoli. La lista completa apparirà in Liber Annuus 40 (1990).
In occasione del suo 70mo compleanno fu onorato con la pubblicazione di due volumi di studi archeologici, esegetici e patristici presentati da ricercatori di varie parti del mondo e di differenti istituzioni culturali.
Ha compiuto scavi a Roma: Cimitero di Commodilla (1933-34); in Terra Santa: Santuario delle Beatitudini (1936), Visitazione ad Ain Karem (1938), Emmaus-Qubeibeh (1940-44), Betlemme (1948), Dominus Flevit sul Monte degli Olivi (1953-55), Nazaret (1954-1971), Monte Carmelo (1960-61); in Giordania: Monte Nebo (1935) e Khirbet el-Mukhayyat (in diverse epoche).
Prestava volentieri la sua opera a iniziative di formazione permanente e di aggiornamento. Nel 1969 diede inizio a un “Corso di aggiornamento biblico-teologico” che ogni anno raccoglie un centinaio di religiose e religiosi del Medio Oriente (Israele, Giordania, Cipro, Libano). Numerosi pellegrini, specialmente sacerdoti e seminaristi, ascoltarono le sue conferenze sulla storia dei santuari e le antichità cristiane di Palestina.
La sua opera è ben nota agli studiosi di tutto il mondo. I santuari di Terra Santa non sono più considerati semplicemente pie tradizioni francescane. I suoi scavi hanno mostrato che in parecchi casi la tradizione ha conservato tenacemente memoria di luoghi di culto e di comunità cristiane che si succedettero sul medesimo posto fin dai primissimi decenni dell’era cristiana. Per la prima volta ha acquistato un volto concreto, documentato dal punto di vista archeologico, la Chiesa primitiva giudeo-cristiana di cui parla il Nuovo Testamento e la letteratura patristica. Padre Bagatti rivolse la sua attenzione agli umili resti di monumenti cristiani dispersi nei villaggi della Palestina e delle regioni limitrofe. L’amore per l’arte, che aveva respirato da giovane a Firenze, non lo lasciò mai. Quando non poté più praticare scavi Padre Bagatti si dedicò all’iconografia. Il suo incontro con la mentalità giudeo-cristiana lo orientò verso la letteratura apocrifa, che egli apprezzò come testimonianza della fede cristiana di origine ebraica e talvolta come veicolo di memorie antiche sui luoghi e sui personaggi evangelici.
Quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente hanno apprezzato la sua amabilità accogliente, sempre pronta a suggerire e incoraggiare; uno studioso che metteva a disposizione di chiunque lo richiedesse le sue estese conoscenze e la sua prodigiosa memoria. Maestro libero e sereno, evitava le polemiche amare e settarie accogliendo la verità da qualunque parte venisse; aperto alla collaborazione con tutti, offriva i suoi contributi con semplicità e modestia. Padre Bagatti è stato un vero Frate Minore umile, signorile e affabile, lieto e laborioso. Sacerdote autentico, era da tanti apprezzato anche come guida spirituale. “La sua memoria resta in benedizione!” (1Mac 3,7)
martedì 2 settembre 2014
INTERVISTA AL DECANO DELLO STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM DI GERUSALEMME
L'ultimo numero di Archeologia Viva contiene una bella intervista a p. Massimo Pazzini, Decano dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Vale la pena di leggerla!
domenica 3 agosto 2014
martedì 22 luglio 2014
mercoledì 18 giugno 2014
LUTTO ALLO STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM DI GERUSALEMME
Stamattina, nella sua residenza di Gerusalemme, al Santuario della Flagellazione è salito alla Casa del Padre p. Pietro Kaswalder, uomo, frate e docente di esegesi e geografia biblica. Se n'è andato un grande uomo e professore. Tutti noi dello Studium e tante ma tante persone hanno beneficiato della sua grande preparazione biblica, geografica ed archeologica. Riposa in Pace caro Pietro!
mercoledì 4 giugno 2014
IL MONOGRAMMA DI CRISTO
"Monogramma di Cristo" presso il soffitto del
Mausoleo cosidetto di Galla Placidia a Ravenna. Si leggono, nel
monogramma, la "Chi - X" e la "Ro - P" greche, le quali stanno per
Cristòs, cioè il Cristo, Mashiah in ebraico, l'Unto, il "messo da
parte, riservato" per la salvezza del mondo, per portare la buona
notizia del regno di Dio alle genti. Alle due lettere greche
intrecciate, seguono poi l'Alfa e l'Omega, rispettivamente prima lettera
ed ultima lettera dell'alfabeto greco. Esse indicano che il Cristo Gesù
è il principio (inizio) e la conclusione (fine) di tutte le cose.
Traccia importante per questa professione di fede è il libro
dell'Apocalisse dove il Figlio Gesù si offre con questa espressione.
Cfr. Ap 1,8; 21,6; 22,13.
martedì 3 giugno 2014
Il contesto del libro degli Atti degli Apostoli - Festival Biblico 2014
Un video-intervista di approfondimento:
http://www.youtube.com/watch?v=MR_uY42Szpw
Buon ascolto e visione!
http://www.youtube.com/watch?v=MR_uY42Szpw
Buon ascolto e visione!
lunedì 2 giugno 2014
MACHERUS I - LA FORTEZZA ERODIANA DI MACHERONTE (GIORDANIA)
Presentato Machaerus I
"Machaerus I”
(Macheronte) è il libro fotografico - basato sull’omonima località
giordana che ospita i resti del Palazzo di Erode, dove sarebbe stato
decapitato Giovanni Battista - che è stato presentato oggi, domenica 1
giugno, nel Palazzo delle Opere Sociali.
Sono intervenuti il suo autore, l’archeologo ungherese Gyozo Voros, l’archeologo Massimo Pazzini e Giuseppe Caffulli, direttore delle Edizioni Terra Santa
che hanno curato la pubblicazione del volume.
"Le scoperte archeologiche di Macheronte consentono di fare un viaggio
nel tempo – ha esordito Caffulli – permettendo di comprendere lo spazio
mediorientale all’epoca di Gesù. Questo spazio è stato studiato anche
dagli archeologi francescani, di cui fra’ Massimo Pazzini è un esponente
di spicco”. "Nel corso della mia carriera ho partecipato ad una serie
di campagne di scavo in Terra Santa , rendendomi conto che l’ambiente
giordano ha tantissimo da offrire per poter meglio contestualizzare gli
spazi biblici. In uno dei miei ultimi viaggi sono stato ospitato presso
l’affascinante sito di Machaerus – ha spiegato Pazzini, mostrando una
serie di fotografie di reperti archeologici rinvenuti nell’area - Il
luogo, di proprietà dei francescani, è attualmente analizzato
dall’equipe del professor Voros. Grazie agli ottimi contatti tra
Francescani e Casa Reale Giordana, infatti, è possibile avviare queste
campagne archeologiche, importantissime per illuminare la storia
neotestamentaria attraverso l’analisi della vita materiale al tempo di
Gesù e nei decenni immediatamente successivi”. "Sono arrivato in
Giordania dopo un periodo in Egitto e a Cipro – ha chiarito Voros -
Tramite l’Accademia per le Arti Ungherese con cui collaboro ho
partecipato ad una sorta di concorso internazionale per continuare gli
scavi a Machaerus, dopo che con la morte di Padre Michele Piccirillo il
posto di direttore della campagna archeologica era rimasto vacante. Mi
affascinava moltissimo il fatto che Machareus fosse un sito "incapsulato
nel tempo”, corrispondente ad un centro urbano abitato a cavallo tra il
I secolo a.C. e il I secolo d.C e poi abbandonato; inoltre lo scrittore
Giuseppe Flavio, vissuto in quel periodo, lo indicava come il luogo su
cui sorgeva il Palazzo di Erode, cosa che aveva determinato i primi
rilievi archeologici a partire da metà ‘800. Oggi, di fatto, continuiamo
quegli studi, nella consapevolezza di avere a che fare con uno spazio
speciale in cui c’è ancora molto da scoprire e pubblicare”.
venerdì 30 maggio 2014
Uscita didattica a Ravenna
Carissimi amici e care amiche,
scusate il ritardo nelle pubblicazioni ma gli ultimi tempi sono stati densi di appuntamenti ed il blog è stato un po' lasciato a se stesso. Ritorno con più dedizione ad aggiornarvi sull'Oriente Antico. Lo faccio con una bella foto da Ravenna. Ci troviamo (studenti e prof.ssa Chavarria della cattedra di Archeologia Medievale dell'Università di Padova) presso il Mausoleo di Teodorico.
sabato 26 aprile 2014
venerdì 7 marzo 2014
Un saluto a tutti i miei cari lettori
Carissimi e carissime,
eccomi ritornato in Italia per il "semestre italiano". Il tempo trascorso tra la discussione di tesi ed oggi è stato dedicato alla risistemazione ed al riambientamento in area italiana...
Riprendo così l'aggiornamento del blog e vi aggiungo anche che sono "sbarcato" su Facebook.
Buon lavoro a tutti ed un abbraccio.
don Giana
venerdì 14 febbraio 2014
IMMINENTE RIENTRO IN ITALIA!
Carissimi amici e carissime amiche, lettori e lettrici,
dopo la discussione della tesi di licenza avvenuta il 27 gennaio, ora sto per rientrare in Italia. Mi attendono vari impegni pastorali ed accademici. Non è finito il curriculum di studio e perciò procederò a seguire alcuni insegnamenti di cui vi parlerò in seguito.
L'attività del blog continua anche se non sono, per qualche mese, a contatto diretto con la Terra del Santo.
Un abbraccio a tutti e arrivederci in Italia!
don Giana
CIRILLO E METODIO, ESEMPI PER UN "PONTE" TRA ORIENTE ED OCCIDENTE...
Desidero richiamare l'attenzione sull'opera unica e straordinaria di due santi, Cirillo e Metodio. Sono pure patroni della nostra cara Europa!
Ecco il testo di una udienza generale del papa emerito Benedetto XVI del 17 giugno 2009:
Cari fratelli e
sorelle,
oggi vorrei
parlare dei Santi Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, detti
apostoli degli slavi. Cirillo nacque a Tessalonica dal magistrato imperiale
Leone nell’826/827: era il più giovane di sette figli. Da ragazzo imparò la
lingua slava. All’età di quattordici anni fu mandato a Costantinopoli per
esservi educato e fu compagno del giovane imperatore Michele III. In quegli
anni fu introdotto nelle diverse materie universitarie, fra le quali la
dialettica, avendo come maestro Fozio. Dopo aver rifiutato un brillante
matrimonio, decise di ricevere gli ordini sacri e divenne “bibliotecario”
presso il Patriarcato. Poco dopo, desiderando ritirarsi in solitudine, andò a
nascondersi in un monastero, ma fu presto scoperto e gli fu affidato
l’insegnamento delle scienze sacre e profane, mansione che svolse così bene da
guadagnarsi l’appellativo di “Filosofo”. Nel frattempo, il fratello Michele
(nato nell’815 ca.), dopo una carriera amministrativa in Macedonia, verso
l’anno 850 abbandonò il mondo per ritirarsi a vita monastica sul monte Olimpo
in Bitinia, dove ricevette il nome di Metodio (il nome monastico doveva
cominciare con la stessa lettera di quello di battesimo) e divenne igumeno del
monastero di Polychron.
Attratto
dall’esempio del fratello, anche Cirillo decise di lasciare l’insegnamento per
recarsi sul monte Olimpo a meditare e a pregare. Alcuni anni più tardi però,
(861 ca.), il governo imperiale lo incaricò di una missione presso i khazari
del Mare di Azov, i quali chiedevano che fosse loro inviato un letterato che
sapesse discutere con gli ebrei e i saraceni. Cirillo, accompagnato dal
fratello Metodio, sostò a lungo in Crimea, dove imparò l’ebraico. Qui ricercò
pure il corpo del Papa Clemente I, che vi era stato esiliato. Ne trovò la tomba
e, quando col fratello riprese la via del ritorno, portò con sé le preziose reliquie.
Giunti a Costantinopoli, i due fratelli furono inviati in Moravia
dall’imperatore Michele III, al quale il principe moravo Ratislao aveva rivolto
una precisa richiesta: “Il nostro popolo – gli aveva detto – da quando ha
respinto il paganesimo, osserva la legge cristiana; però non abbiamo un maestro
che sia in grado di spiegarci la vera fede nella nostra lingua”. La missione
ebbe ben presto un successo insolito. Traducendo la liturgia nella lingua
slava, i due fratelli guadagnarono una grande simpatia presso il popolo.
Questo, però,
suscitò nei loro confronti l’ostilità del clero franco, che era arrivato in
precedenza in Moravia e considerava il territorio come appartenente alla
propria giurisdizione ecclesiale. Per giustificarsi, nell’867 i due fratelli si
recarono a Roma. Durante il viaggio si fermarono a Venezia, dove ebbe luogo
un’animata discussione con i sostenitori della cosiddetta “eresia trilingue”:
costoro ritenevano che vi fossero solo tre lingue in cui si poteva lecitamente
lodare Dio: l’ebraica, la greca e la latina. Ovviamente, a ciò i due fratelli
si opposero con forza. A Roma Cirillo e Metodio furono ricevuti dal Papa
Adriano II, che andò loro incontro in processione per accogliere degnamente le
reliquie di san Clemente. Il Papa aveva anche compreso la grande importanza
della loro eccezionale missione. Dalla metà del primo millennio, infatti, gli
slavi si erano installati numerosissimi in quei territori posti tra le due
parti dell’Impero Romano, l’orientale e l’occidentale, che erano già in
tensione tra loro. Il Papa intuì che i popoli slavi avrebbero potuto giocare il
ruolo di ponte, contribuendo così a conservare l’unione tra i cristiani
dell’una e dell’altra parte dell’Impero. Egli quindi non esitò ad approvare la
missione dei due Fratelli nella Grande Moravia, accogliendo e approvando l’uso
della lingua slava nella liturgia. I libri slavi furono deposti sull’altare di
Santa Maria di Phatmé (Santa Maria Maggiore) e la liturgia in lingua slava fu
celebrata nelle Basiliche di San Pietro, Sant’Andrea, San Paolo.
Purtroppo a Roma
Cirillo s’ammalò gravemente. Sentendo avvicinarsi la morte, volle consacrarsi
totalmente a Dio come monaco in uno dei monasteri greci della Città
(probabilmente presso Santa Prassede) ed assunse il nome monastico di Cirillo
(il suo nome di battesimo era Costantino). Poi pregò con insistenza il fratello
Metodio, che nel frattempo era stato consacrato Vescovo, di non abbandonare la
missione in Moravia e di tornare tra quelle popolazioni. A Dio si rivolse con
questa invocazione: “Signore, mio Dio…, esaudisci la mia preghiera e custodisci
a te fedele il gregge a cui avevi preposto me… Liberali dall’eresia delle tre
lingue, raccogli tutti nell’unità, e rendi il popolo che hai scelto concorde
nella vera fede e nella retta confessione”. Morì il 14 febbraio 869.
Fedele all’impegno
assunto col fratello, nell’anno seguente, 870, Metodio ritornò in Moravia e in
Pannonia (oggi Ungheria), ove incontrò di nuovo la violenta avversione dei
missionari franchi che lo imprigionarono. Non si perse d’animo e quando
nell’anno 873 fu liberato si adoperò attivamente nella organizzazione della
Chiesa, curando la formazione di un gruppo di discepoli. Fu merito di questi
discepoli se poté essere superata la crisi che si scatenò dopo la morte di Metodio,
avvenuta il 6 aprile 885: perseguitati e messi in prigione, alcuni di questi
discepoli vennero venduti come schiavi e portati a Venezia, dove furono
riscattati da un funzionario costantinopolitano, che concesse loro di tornare
nei Paesi degli slavi balcanici. Accolti in Bulgaria, poterono continuare nella
missione avviata da Metodio, diffondendo il Vangelo nella «terra della Rus’».
Dio nella sua misteriosa provvidenza si avvaleva così della persecuzione per
salvare l’opera dei santi Fratelli. Di essa resta anche la documentazione
letteraria. Basti pensare ad opere quali l’Evangeliario (pericopi
liturgiche del Nuovo Testamento), il Salterio, vari testi liturgici
in lingua slava, a cui lavorarono ambedue i Fratelli. Dopo la morte di Cirillo,
a Metodio e ai suoi discepoli si deve, tra l’altro, la traduzione dell’intera Sacra
Scrittura, il Nomocanone e il Libro dei Padri.
Volendo ora
riassumere in breve il profilo spirituale dei due Fratelli, si deve
innanzitutto registrare la passione con cui Cirillo si avvicinò agli scritti di
san Gregorio Nazianzeno, apprendendo da lui il valore della lingua nella
trasmissione della Rivelazione. San Gregorio aveva espresso il desiderio che
Cristo parlasse per mezzo di lui: “Sono servo del Verbo, perciò mi metto al
servizio della Parola”. Volendo imitare Gregorio in questo servizio, Cirillo
chiese a Cristo di voler parlare in slavo per mezzo suo. Egli introduce la sua
opera di traduzione con l’invocazione solenne: “Ascoltate, o voi tutte genti
slave, ascoltate la Parola che venne da Dio, la Parola che nutre le anime, la
Parola che conduce alla conoscenza di Dio”. In realtà, già alcuni anni prima
che il principe di Moravia venisse a chiedere all’imperatore Michele III
l’invio di missionari nella sua terra, sembra che Cirillo e il fratello
Metodio, attorniati da un gruppo di discepoli, stessero lavorando al progetto
di raccogliere i dogmi cristiani in libri scritti in lingua slava. Apparve
allora chiaramente l’esigenza di nuovi segni grafici, più aderenti alla lingua
parlata: nacque così l’alfabeto glagolitico che, successivamente modificato, fu
poi designato col nome di “cirillico” in onore del suo ispiratore. Fu quello un
evento decisivo per lo sviluppo della civiltà slava in generale. Cirillo e
Metodio erano convinti che i singoli popoli non potessero ritenere di aver
ricevuto pienamente la Rivelazione finché non l’avessero udita nella propria
lingua e letta nei caratteri propri del loro alfabeto.
A Metodio spetta
il merito di aver fatto sì che l’opera intrapresa col fratello non fosse
bruscamente interrotta. Mentre Cirillo, il “Filosofo”, era propenso alla
contemplazione, egli era piuttosto portato alla vita attiva. Grazie a ciò poté
porre i presupposti della successiva affermazione di quella che potremmo
chiamare l’«idea cirillo-metodiana»: essa accompagnò nei diversi periodi
storici i popoli slavi, favorendone lo sviluppo culturale, nazionale e
religioso. E’ quanto riconosceva già Papa Pio XI con la Lettera apostolica Quod Sanctum Cyrillum, nella
quale qualificava i due Fratelli: “figli dell’Oriente, di patria bizantini,
d’origine greci, per missione romani, per i frutti apostolici slavi” (AAS
19 [1927] 93-96). Il ruolo storico da essi svolto è stato poi ufficialmente
proclamato dal Papa Giovanni Paolo II che, con la Lettera apostolica Egregiae virtutis viri, li ha dichiarati compatroni
d’Europa insieme con san Benedetto (AAS 73 [1981] 258-262). In
effetti, Cirillo e Metodio costituiscono un esempio classico di ciò che oggi si
indica col termine “inculturazione”: ogni popolo deve calare nella propria
cultura il messaggio rivelato ed esprimerne la verità salvifica con il
linguaggio che gli è proprio. Questo suppone un lavoro di “traduzione” molto
impegnativo, perché richiede l’individuazione di termini adeguati a riproporre,
senza tradirla, la ricchezza della Parola rivelata. Di ciò i due santi Fratelli
hanno lasciato una testimonianza quanto mai significativa, alla quale la Chiesa
guarda anche oggi per trarne ispirazione ed orientamento.
sabato 8 febbraio 2014
Colloqui Santa Sede - futuro Stato di Palestina
Se da anni si sente parlare delle relazioni tra Santa Sede e Stato di Israele, bisogna anche considerare che, su un altro versante, vi sono anche i colloqui tra la Santa Sede ed il futuro Stato Palestinese. A che punto sono questi ultimi? Ecco una nota della sala stampa vaticana.
Colloqui Santa Sede-Palestina: grande soddisfazione per i progressi su
Accordo Globale
La Commissione Bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, che è responsabile per la finalizzazione del testo di un Accordo Globale a seguito dell’Accordo di Base, firmato il 15 febbraio 2000, ha tenuto giovedì una Sessione Plenaria a Ramallah presso il Quartiere generale dell’O.L.P., per rivedere e approvare il lavoro svolto a livello del gruppo tecnico congiunto, dopo l’ultima Plenaria tenuta in Vaticano il 26 settembre 2013. I colloqui sono stati guidati da Hanna Amireh, membro del Comitato esecutivo dell’O.L.P. e capo dell’Alto Comitato presidenziale per gli Affari ecclesiastici dello Stato di Palestina, e da mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati.
“I colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - si sono svolti in un’atmosfera cordiale e costruttiva. Affrontando i temi già esaminati a livello tecnico, la Commissione ha rilevato con grande soddisfazione il progresso compiuto nella stesura della bozza finale del testo dell’Accordo, che tratta degli aspetti essenziali della vita e dell’attività della Chiesa cattolica in Palestina. Le due parti hanno concordato di continuare gli sforzi per completare le procedure interne e costituzionali in vista della firma dell’Accordo”. La delegazione palestinese ha espresso il suo caloroso benvenuto per la prossima visita di Papa Francesco in Terra Santa.
Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2014/02/07/colloqui_santa_sede-palestina:_grande_soddisfazione_per_i_progressi/it1-771132
del sito Radio Vaticana
giovedì 6 febbraio 2014
Importante mostra a Legnago (VR): "Scritto nelle ossa. Racconti di vita quotidiana..."
Si tratta di leggere l'antico, in questo caso l'epoca del Bronzo, per confrontarlo con i nostri giorni.
La mostra è organizzata in collaborazione tra
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e l'Università di Padova,
Dipartimento dei Beni Culturali, con il sostegno del Comune di Legnago, della
Fondazione Cariverona e del Centro
Ambientale Archeologico - Museo Civico di Legnago.
La mostra resterà aperta al pubblico, su
prenotazione, fino al 30 maggio 2014.
Per gli orari di visita e le modalità di prenotazione si veda la locandina allegata a questo link
Per gli orari di visita e le modalità di prenotazione si veda la locandina allegata a questo link
Info:
Tel. 0442.601460 - info@centroambientalearcheologico.it
Legnago, Centro Ambientale Archeologico - Museo Civico
Centro Ambientale Archeologico - Museo Civico - Legnago, Via Fermi, 10
Fonte: MiBAC, 15 nov 2013
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