sabato 6 dicembre 2014

PADRE VIRGINIO RAVANELLI OFM - IN MEMORIAM



Verso la conclusione della giornata di ieri (5 dicembre 2014) è salito al Cielo p. Virginio Ravanelli OFM. In memoriam ed in suffragio, affidandolo alle braccia amorose di Dio, il racconto di una vita spesa in Terra Santa.



Padre Virginio (Giuseppe) Ravanelli nacque a Cis (Val di Non – Trentino) nel 1927.

Frequentò le Scuole Medie, il Liceo-Ginnasio e la Filosofia negli anni 1938-1947 a Villazzano, Campo Lomaso e Rovereto. Seguì gli studi di Teologia nello Studentato Teologico di S. Bernardino (TN) negli anni 1947-1951.
Proseguì gli studi per il Baccellierato, la Licenza e il Dottorato al PAA (Roma) e allo SBF (Gerusalemme) negli anni 1952-1957. Il 16 Maggio 1954 conseguì la Licenza in Re Biblica alla Pontificia Commissione Biblica con il massimo dei voti. Il 27 Giugno 1957 difese la tesi dottorale al PAA, dal titolo: Psalmus 89 (88). Compositio - Doctrina. ricevendo il massimo dei voti.
Conseguì presso il PAA il titolo di Dottore in Teologia Biblica il 13 Febbraio 1981 con la pubblicazione della Pars Dissertationis della tesi, dal titolo: Aspetti letterari del Salmo 89. (Pars Dissertationis, Thesis ad Lauream n. 262), Jerusalem 1980.
Fu Lettore di S. Scrittura dal 1957 al 1973 presso lo Studentato Teologico S. Bernardino (TN), dove insegnò il corso completo di Antico e Nuovo Testamento e la lingua ebraica.
Dal 1973 fu professore di S. Scrittura presso lo STJ dove insegnò Antico e Nuovo Testamento e dove fece la guida delle escursioni bibliche fino al 1994.
Dal 1974 fu professore allo SBF di Ebraico Biblico, di Esegesi Antico Testamento, e guida delle escursioni bibliche.

Dopo la conclusione dell’insegnamento stette con gioia in mezzo ai confratelli della comunità della Flagellazione e visse con il sorriso sulle labbra donandolo a chi incontrava sul suo cammino. Ricordo che al mio arrivo alla Flagellazione mi disse l’etimologia del mio nome e sempre mi ricordò la pienezza e l’onore di essere a Gerusalemme per studio e ricerca.
Finché ha potuto è stato in seno alla comunità della Flagellazione (via Dolorosa) ed aveva un compito molto importante: richiamare la comunità ai vari momenti di vita insieme attraverso il suono di un campanello. Non mancavamo mai di giungere puntuali attraverso la sua chiamata e la sua sollecitudine. Nell’ultimo anno, per motivi di salute, fu trasferito presso l’infermeria del convento di S. Salvatore e come si è sentita la sua mancanza! A giugno del 2013 ufficialmente lo salutammo durante la festa di fine anno accademico presso la sede dello SBF. Le foto che seguono si riferiscono a quella bella serata dove gli fu offerta anche una bella torta, preparata sapientemente dalle care suore del convento, con la scritta: “Shukran papa Virginio!”, “Grazie papà Virginio!”, sì perché p. Virginio ebbe sollecitudine e cura per tutti, con una cura amorevole di papà.

Ringrazio il Signore per averci donato un professore insigne ed un compagno di cammino così sapiente e vigilante. Se n’è andato verso cieli nuovi e terre nuove, ma un giorno saremo tutti insieme e sarà gioia senza fine.

Don Gianantonio Urbani
Prof. invitato SBF - Gerusalemme

 P. Virgino (al centro) - p. Massimo P. (sx) ed il Guardiano, p. Najib (dx)

Una torta con dedica per ringraziare p. Virginio

 Grazie "papa" Virginio!!!
P. Virginio durante una relazione al corso di aggiornamento biblico
La piccola chiesa del paese di Cis (Val di Non - Trentino), paese natìo di p. Virginio e
la fontana al centro del paese stesso

Grazie p. Virginio!

sabato 29 novembre 2014

BUONO TEMPO DI AVVENTO...CON L'ARCHEOLOGIA!



Da Gerusalemme una “lucernetta” per il tempo di Avvento

Carissimi amici e amiche,

giungo con un messaggio da Gerusalemme per portarvi un po’ di luce attraverso qualche segno tangibile di chi ha vissuto la fede cristiana prima di noi. Desidero parlarvi di un λυχνάριον che significa lucernetta. Come potete vedere nel disegno/foto si tratta di un’antica lucernetta in terracotta di epoca bizantina (dal 313 d.C.) con una scritta in lingua greca. Proprio questo scritta vorrei descrivervi. Attorno al foro centrale, dove viene inserito l’olio, vi è questo messaggio, che traslittero per semplicità:  fos Cristù fainei pasin” che significa “La luce di Cristo illumina tutti”. Nella collezione di lucerne del museo dello Studium Biblicum, la lucernetta Lychn. 718a, suo nome in codice, è l’unico esemplare che abbiamo di questo tipo, quindi rarissimo. L’espressione “la luce di Cristo illumina tutti” è veramente importante se pensiamo al ruolo di una lucerna per chi vive o entra in una stanza. Essa illumina tutti coloro che vivono nella stanza o nella casa. Possiamo senz’altro ricordare il testo del Vangelo di Matteo quando dice: “…non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (cfr. Mt 5,13-16). A partire da questo modo di vita cristiana penso che il tempo di Avvento, che stiamo per vivere, giunga come possibilità e dono di quella luce che possiamo attingere per il cammino che ci sta innanzi. Negli ultimi anni constato come il mondo stia sopportando fasci di oscurità e tenebra come non mai. Vi sono molti motivi per non vivere nella luce mentre Gesù Cristo è venuto per portare luce e, come si esprime la nostra piccola lucernetta, per generare luce per tutti, anche per coloro che pretendono o seminano tenebra e notte. Anzi proprio costoro hanno ancora più bisogno di essere illuminati ed irradiati di luce! …e penso a Gerusalemme, la città di Dio, verso la quale tutti siamo attesi per la luce della risurrezione di Cristo. In lontananza scorgo Betlemme e vedo la luce fatta carne in quel meraviglioso progetto di Dio che si reso visibile ai nostri occhi con Gesù, il Figlio di Dio. Giunge quindi anche quest’anno un tempo di attesa che vorrei fosse “nella luce” per tutti. La Luce di Cristo illumini tutti voi, i vostri progetti ed i vostri sogni, nelle vostre famiglie e soprattutto illumini i cristiani ed il popolo di Dio che si trova in Terra Santa ed in tutti quei luoghi di guerra e violenza. Egli, che è Luce, illumini le “stanze” dove vivono gli uomini e le donne del nostro tempo.

Don Gianantonio Urbani – Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme


"POST FACTA RESURGO"

Post fata resurgo è una locuzione latina, che tradotta letteralmente significa "dopo la morte mi rialzo" (risorgo)…Nello stile familiare lo fa proprio, mentre scrive una lettera, chi ha conservato a lungo il silenzio con la persona cui corrisponde: esordisce Post fata resurgo chi vuol dire "Finalmente mi faccio vivo!".
Nel nostro caso si tratta di questa bella “olla” che è stata restaurata dopo il ritrovamento nell’ambito del progetto Anaxum. Complimenti sempre al prof. Massimo Capulli per il lavoro!
Da una "olla" torna a rivivere il passato!


venerdì 21 novembre 2014

LA PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO - FESTA IN ORIENTE



La festa della Presentazione di Maria al Tempio è  una delle feste più care all’Oriente che la celebra dal secolo VI quando a Gerusalemme viene edificata la Basilica di S. Maria Nuova la “Nea”. Roma l’accetta nel suo calendario solo a partire dal secolo XIV. Ho pensato di proporvi alcuni passi dal racconto di Nahman Avigad, archeologo che ha scavato in molte aree di Gerusalemme tra cui l’area D e T che comprende un complesso monasteriale in cui è inserita la Nea.

La scoperta dell'iscrizione.

“Ritorniamo al nostro racconto: era 1'8 maggio del 1977. Il cingolato era occupato nello sgombero del materiale caduto dalle volte. Eravamo ancora ad un livello elevato, vicino al soffitto, e il lavoro continuava senza problemi,
sotto il controllo di Shlomo Margalit. Alle ore 4,30 pomeridiane squillò il telefono a casa mia. Shlomo mi disse con emozione: «Ho trovato una iscrizione greca sul muro, è tardi, io sono qui solo, che cosa debbo fare?». Avevo sentito bene? Un'iscrizione sul muro oggetto degli scavi? Durante tutti quegli anni non avevamo mai trovato iscrizioni monumentali, ed improvvisamente questa novità!
Mi affrettai al luogo della scoperta e quasi non credetti ai miei occhi . Sulla parete rivolta a sud di uno degli ambienti a volta appariva una grande tabula ansata che conteneva un'iscrizione greca a 202 grandi caratteri, ben conservata, con un testo di ringraziamento al Signore; sotto di essa era tracciata una grande croce. Il tutto era a rilievo. Nessuno aveva mai visto una cosa simile nel paese.
Mi affrettai a togliere il terriccio dalla scritta e cominciai a leggere. Le parole «ergon» (opera) e «basileus (imperatore) Justinianus» mi saltarono agli occhi, e compresi subito di che cosa si trattava: era un'epigrafe dedicatoria, una specie di biglietto da visita! Era precisamente ciò che speravo di trovare in un luogo come quello, ma non credevo certo che saremmo stati così fortunati. Copiai in fretta e con emozione lo scritto e lasciammo il luogo al crepuscolo. Durante la notte tornai due volte per assicurarmi che tutto fosse in ordine. L'indomani ordinammo una sorveglianza continua.
Già durante la notte avevo dedicato alcune ore a decifrare l'iscrizione. Non sono un esperto della lingua greca, ma il contenuto e il significato erano chiari. Telefonai a Yoram Tsafrir e lo pregai di venire il mattino dopo agli scavi. Recentemente aveva compiuto un lavoro di ricerca sulla Gerusalemme bizantina; l'iscrizione sarebbe stata per lui un'esperienza straordinaria e la sua competenza preziosa per l'interpretazione. Convocai anche il padre domenicano Benoit, uomo di profonda cultura, che seguiva da vicino tutte le fasi dei nostri scavi. Egli rimase molto emozionato e continuava
a mormorare: «Incredibile!». Per alcuni giorni passarono molti studiosi dell'archeologia di Gerusalemme per vedere l'iscrizione prima che fosse staccata e portata via. In considerazione del pericolo che rappresentavano per essa i lavori di costruzione che sarebbero continuati a lungo sul luogo, avevamo deciso infatti di trasportarla temporaneamente al sicuro e di farla tornare al suo posto in seguito.
Il lavoro difficile e delicato del distacco fu condotto a termine nel modo migliore dai tecnici del Laboratorio del Museo di Israele, Dodo Shenhav e Rafi Brown.
L'iscrizione era inserita in una tabula ansata secondo l'uso romano. La lunghezza della tabula era di m 1,58 mentre quella dello scritto era di m 1,20; l'altezza dei caratteri era di cm 8-10 ed era contenuta in cinque righe. I caratteri erano stati fatti a
rilievo nell'intonaco e quindi colorati in rosso. Lo stato di conservazione era quasi perfetto tranne poche lettere, quindi la lettura era agevole. Questo è il testo:

«Questa opera è stata fatta per la generosità dell'imperatore, il piissimo Flavio Giustiniano e con la sorveglianza e la diligenza di Costantino il Sacerdote santissimo e Padre del Convento (nell'anno) XIII della indizione».

L'iscrizione celebrava dunque la costruzione dell'edificio, della quale l'imperatore Giustiniano era stato promotore e protettore (è noto che egli aveva messo a disposizione il danaro per la costruzione e per il mantenimento della chiesa) ed alla qua-le aveva partecipato il monaco Costantino, dirigendone i lavori. La datazione secondo il conteggio della indizione non rende possibile stabilire l'anno preciso: l'indizione era l'intervallo di tempo di quindici anni tra il controllo dei beni dei sudditi dell'Impero e la valutazione che veniva fatta per stabilire l'ammontare delle tasse. All'epoca di Giustiniano il tredicesimo anno dell'indizione cadde tre volte: nel 534-535, nel 549-550 e nel 564-565 . L'anno 549-550 (cioè il sesto dopo l'inaugurazione della Nea) sembra il più probabile per la costruzione dell'edificio aggiunto. Il luogo in cui era stata posta la tabula ansata, quasi 8 m sopra al pavimento e dentro un bacino d'acqua, sotterraneo e completamente oscuro, prova che essa non era destinata ad esser letta dal pubblico. Era una scritta per la fondazione, che era stata vista soltanto durante la cerimonia dell'inaugurazione, ed era destinata a restare come suo ricordo.
Sembra che si riferisse non soltanto alla costruzione sovrastante, ma anche a un monastero del quale il padre Costantino era superiore o ancora a qualche altro edificio annesso”.

Estratto da N. Avigad “Gerusalemme. Archeologia della Città Santa” Roma 1986 pagg. 201-204.

IN FOTO: l'iscrizione originale conservata la Museo di Israele a Gerusalemme. Nella seconda la "Carta di Madaba", un mosaico del VI sec. d.C. con la collocazione della Basilca "Nea", e come riferimento, la Basilica del S. Sepolcro.