sabato 8 dicembre 2012

SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA VERGINE

Con la solennità odierna riandiamo con il cuore e l'intelligenza alla persona di Maria vergine, madre del nostro Signore Gesù Criso e madre nostra.
Qualche passaggio del catechismo della Chiesa cattolica per camminare nella fede...


487 Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo, ma quanto insegna su Maria illumina, a sua volta, la sua fede in Cristo.
La predestinazione di Maria
488 « Dio ha mandato suo Figlio » (Gal 4,4), ma per preparargli un corpo 129 ha voluto la libera collaborazione di una creatura. Per questo, Dio, da tutta l'eternità, ha scelto, perché fosse la Madre del Figlio suo, una figlia d'Israele, una giovane ebrea di Nazaret in Galilea, « una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria » (Lc 1,26-27):
« Volle il Padre delle misericordie che l'accettazione di colei che era predestinata a essere la Madre precedesse l'incarnazione, perché così, come la donna aveva contribuito a dare la morte, la donna contribuisse a dare la vita ». 130
489 Nel corso dell'Antica Alleanza, la missione di Maria è stata preparata da quella di sante donne. All'inizio c'è Eva: malgrado la sua disobbedienza, ella riceve la promessa di una discendenza che sarà vittoriosa sul maligno, 131 e quella d'essere la madre di tutti i viventi. 132 In forza di questa promessa, Sara concepisce un figlio nonostante la sua vecchiaia. 133 Contro ogni umana attesa, Dio sceglie ciò che era ritenuto impotente e debole 134 per mostrare la sua fedeltà alla promessa: Anna, la madre di Samuele, 135 Debora, Rut, Giuditta e Ester, e molte altre donne. Maria « primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. Infine con lei, la eccelsa figlia di Sion, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova economia ». 136
L'Immacolata concezione
490 Per essere la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande missione ». 137 L'angelo Gabriele, al momento dell'annunciazione, la saluta come « piena di grazia » (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all'annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.
491 Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, « colmata di grazia » da Dio, 138 era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell'immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:
« La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale ». 139
492 Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione » 140 le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo ». 141 Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha « benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo » (Ef 1,3). In lui l'ha scelta « prima della creazione del mondo, per essere » santa e immacolata « al suo cospetto nella carità » (Ef 1,4).
493 I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio « la Tutta Santa », la onorano come « immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura ». 142 Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.
NOTE AL TESTO

(129) Cf Eb 10,5.

(130) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60; cf Ibid., 61: AAS 57 (1965) 63.

(131) Cf Gn 3,15.

(132) Cf Gn 3,20.

(133) Cf Gn 18,10-14; 21,1-2.

(134) Cf 1 Cor 1,27.

(135) Cf 1 Sam 1.

(136) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 55: AAS 57 (1965) 59-60.

(137) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.

(138) Cf Lc 1,28.

(139) Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: DS 2803.

(140) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.

(141) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 53: AAS 57 (1965) 58.

(142) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.

 

venerdì 7 dicembre 2012

MEMORIA DI SANT'AMBROGIO, VESCOVO DI MILANO

Un grande uomo ed un grande Vescovo!


Nato a Treviri da famiglia romana cristiana ed educato a Roma, Ambrogio era diventato governatore della Liguria e dell’Emilia. Recatosi a Milano per impedire tumulti fra cattolici e ariani nell’elezione del nuovo vescovo, venne improvvisamente acclamato lui vescovo dal popolo. Era ancora catecumeno, ma dovette accettare. Ordinato otto giorni dopo, il 7 dicembre 374, si dimostrò pastore autentico. Lottò a tutt’uomo contro il paganesimo, l’arianesimo, la disgregazione della società. Padre del poveri, soccorritore di ogni oppresso, si oppose più volte con forza al senato, all’imperatrice filoariana, all’imperatore Teodosio. Energico, costante, con vivo senso del pratico e dell’effettuabile, aveva rare doti di amministratore e d’uomo di governo. Nell’azione pastorale portò idee chiare e fermezza, dirittura di mire e senso della misura, ma soprattutto bontà e amore. Tempra di statista, avviò una politica integralmente cristiana ed ebbe altissimo il senso della libertà della Chiesa di fronte al potere imperiale e civile.
Riformò la liturgia, che da lui prese nome di «ambrosiana» e scrisse inni religiosi per il popolo. Fu un vero apostolo della carità: tutti potevano ricorrere a lui per qualunque bisogno, e giunse a vendere i vasi sacri per riscattare degli schiavi, affermando: «Se la Chiesa ha oro, non l’ha per custodirlo, ma per darlo a chi ne ha bisogno» (De officiis, II, 136). Sant’Agostino, che lo ascoltava entusiasta, fu da lui avviato alla conversione e accolto nella Chiesa. Il segreto della predicazione penetrante di Ambrogio sta in ampie e profonde meditazioni sulla sacra Scrittura. Egli è uno dei quattro grandi dottori dell’Occidente, e un vero «maestro di vita».
Eccovi uno stralcio di una sua lettera. Sottolineo il linguaggio della navigazione perchè mi è particolarmente caro.

Ambrogio scrive a Costanzo (Lettera 36 in Opera omnia 20, 1988, p. 22ss):

"Hai assunto l'ufficio episcopale e, sedendo sulla poppa della Chiesa, guidi la nave contro i flutti. Tieni saldo il timone della fede, perché le pericolose procelle di questo mondo non possano turbarti. Il mare senza dubbio è grande ed esteso, ma non temere, perché 'Egli l'ha fondata sui mari e l'ha stabilita sui fiumi'. Perciò, non senza ragione, la Chiesa del Signore, per così dire costruita sulla pietra dell'apostolo, rimane immobile tra i tanti marosi del mondo e sul suo fondamento inconcusso resiste senza tregua alla violenza del mare che infuria... Il mare è la Scrittura divina... Raccogli l'acqua di Cristo, quella che loda il Signore...l tuoi discorsi siano come acqua che scorre copiosamente, siano puri e limpidi... pieni di discernimento..." (n. 1).


martedì 4 dicembre 2012

Missione esplorativa presso Nahal Tekoa - Wadi Caritone

Domenica scorsa, con una squadra formata da nove persone e guidata dal prof. Gregor Geiger e da fr. Oscar Mario Marzo, ci siamo recati presso il Nahal Tekoa - Wadi Caritone, per esplorare una cavità naturale di circa 200 metri e per un "survey" sui resti del monastero del grande Santo Caritone, monaco del deserto.
Di seguito vi riporto uno scritto riguardante la sua vita, a seguire una serie di immagini del meraviglioso luogo visitato.


San Caritone nacque e fu cresciuto ad Iconio, in Asia Minore, sotto il regno dell'imperatore Aureliano (270-276).
All'inizio del suo regno, il successore di quest'ultimo, Diocleziano, non era ostile ai cristiani; ma, posseduto dal demonio dichiarò in seguito una violenta persecuzione contro quelli che invocavano il nome di Cristo (394).
Poiché Caritone era famoso ad Iconio per la sua pietà e la sua virtù, fu catturato dai soldati dell'imperatore e condotto avanti al console.
Avendo confessato senza paura il Cristo e condannato gli idoli, Caritone fu steso a terra e così violentemente picchiato che le sue carni furono ridotte in brandelli.
Venne gettato in prigione e fatto uscire qualche giorno più tardi per essere presentato di nuovo avanti al tribunale.
Liberato di prigione, si rifugiò in Egitto fino a che Costantino il Grande decretò la fine delle persecuzioni e riconobbe ufficialmente la religione cristiana.
Portando il suo corpo i segni della Passione di Cristo, Caritone, liberato dalla minaccia del martirio, perseguì con grande zelo la via di imitazione del Cristo con una vita di ascesi e di austerità.
Alle sofferenze volontarie che egli infliggeva al suo corpo per ridurlo in schiavitù e farlo obbedire alle leggi dello spirito si aggiunsero delle prove involontarie.
Un giorno, allorché si dirigeva verso Gerusalemme incontrò sulla strada una banda di briganti che lo legarono e lo condussero nella loro grotta.
Ma furono ben presto vittima della Giustizia Divina.
Essi morirono tutti dopo aver bevuto del vino nel quale una vipera aveva versato il suo veleno.
Caritone, rimasto solo, fu miracolosamente liberato dai suoi legacci e divenne erede del bottino che i briganti avevano ammassato.
Distribuì allora queste ricchezze male acquisite donandole ai poveri e utilizzandole per la costruzione di chiese per la Grazia di Dio, e si installò in una grotta situata in un luogo chiamato FARAN, al fine di praticarvi l'ascesi.
Da questa grotta, il Santo attirò molti infedeli facendo loro abbracciare la fede e seguire l'esempio della sua vita angelica.
Ma poiché questa affluenza lo distraeva dalla sua amata solitudine, partì per installarsi in una altra grotta solitaria dopo aver piazzato il migliore dei suoi discepoli a capo della comunità di Faran e aver esortato i suoi figli spirituali a mantenere strettamente la temperanza nel nutrimento e nel sonno, a pregare la notte come il giorno nelle ore che aveva loro insegnato e a ricevere i poveri e gli stranieri come fossero il Cristo stesso.
Ritirato sulla montagna di DUKAS, nei dintorni di Gerico, non potè però restare molto tempo a conversare in solitudine con Dio: molti discepoli vennero a raggiungerlo e lo obbligarono a costruire una seconda Laura* ed a fuggire di nuovo in un altro ancora più isolato chiamato TEQUE (o Tekoa).
Egli si installò con qualche discepolo in una terza Laura, che si chiamò dal nome siriaco SUKA (monastero) o ancora "l'antica Laura".
Ma niente poteva arrestare la folla dei numerosi discepoli e pagani che accorrevano per dilettarsi del miele delle sue parole e per contemplare questa immagine vivente del Cristo.
Così, Caritone, che non desiderava altro in questo mondo che la soavità dell'unione con Dio nella solitudine, si ritirò al di sopra di Laura, in una grotta di così difficile accesso che non si poteva raggiungere se non con delle scale.
Egli dimorò lì numerosi anni, abbeverandosi ad una sorgente che Dio, per le sue preghiere, aveva fatto sgorgare nella grotta.
Poiché Dio gli aveva anticipatamente rivelato la data della sua morte Caritone si fece trasportare nella sua prima Laura di FARAN.
Di là indirizzò un testamento spirituale ai suoi discepoli, nel quale indicava la via sicura per pervenire all'unione con Dio: vale a dire l'ascesi unita all'umiltà e alla carità verso tutti.
Avendo dato i suoi ultimi insegnamenti, si distese sul suo letto e si addormentò serenamente per raggiungere il coro degli Angeli e dei Santi.

*Nell'antico monachesimo di Palestina, la Laura era un luogo primitivamente occupato da uno o più eremiti, che l'abbondanza dei discepoli avevano trasformato in monastero.

Una icona di San Caritone
 

 
La partenza del sentiero
 

Il sentiero tracciato lungo la via
 
 

Vista sul wadi-nahal (trad. torrente)
 
 
Ancora un'altra vista sul nahal-wadi
 


Un momento di verifica e annotazione del percorso
 
L'interno della grotta
 
 
La squadra della missione, dopo l'uscita dalla grotta
 
 
...nei dintorni di Betlemme, un presepe ci voleva!
 


Tra le tante testimonianze archeologiche, ecco l'intonaco di una
cisterna adibita allo stoccaggio dell'acqua per il monastero
 

sabato 1 dicembre 2012

TEMPO DI AVVENTO

INIZIA IL TEMPO DI AVVENTO

Rispetto al tempo pasquale, l'origine del tempo di Avvento è più tardiva, infatti viene individuata tra il IV e il VI secolo. La prima celebrazione del Natale a Roma è del 336, ed è proprio verso la fine del IV secolo che si riscontra in Gallia e in Spagna un periodo di preparazione alla festa del Natale.
Per quanto la prima festa di Natale sia stata celebrata a Roma, qui si verifica un tempo di preparazione solo a partire dal VI secolo. Senz'altro non desta meraviglia il fatto che l'Avvento nasca con una configurazione simile alla quaresima, infatti la celebrazione del Natale fin dalle origini venne concepita come la celebrazione della risurrezione di Cristo nel giorno in cui si fa memoria della sua nascita. Nel 380 il concilio di Saragozza impose la partecipazione continua dei fedeli agli incontri comunitari compresi tra il 17 dicembre e il 6 gennaio.
In seguito verranno dedicate sei settimane di preparazione alle celebrazioni natalizie. In questo periodo, come in quaresima, alcuni giorni vengono caratterizzati dal digiuno. Tale arco di tempo fu chiamato "quaresima di s. Martino", poiché il digiuno iniziava l'11 novembre. Di ciò è testimone s. Gregorio di Tours, intorno al VI secolo.
La teologia dell'Avvento ruota attorno a due prospettive principali. Da una parte con il termine "adventus" (= venuta, arrivo) si è inteso indicare l'anniversario della prima venuta del Signore; d'altra parte designa la seconda venuta alla fine dei tempi.
Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi.
In oriente, rispetto a Roma, avendo riscoperto i luoghi santi per i cristiani, si vive e celebra l’attesa del ritorno del Signore nella sua gloria, proprio in questi luoghi dove è stato visto. In questo senso abbiamo testimonianza mirabili del tempo di attesa e di veglia nel ritorno di Colui che aveva promesso la salvezza e la pace. Lo possiamo vedere e constatare nelle grandi quantità di lucerne trovate recanti le scritte in greco inneggianti alla manifestazione del Signore, a lui come luce, a lui come santo…
Nella collezione di lucerne che abbiamo al museo dello Studium Biblicum ha attirato la mia attenzione una di queste, assieme alla sua iscrizione. Ve la propongo come invocazione per il tempo di Avvento.
La lucerna, di epoca bizantina, riporta l’iscrizione in lingua greca maiuscola attorno alla sua parte superiore e la sua traduzione in lingua italiana è: LA LUCE DI CRISTO ILLUMINA TUTTI oppure anche “la luce di Cristo si manifesta per tutti”.
 
 
E’ questo l’augurio che faccio a tutti gli amici italiani; augurio che vi giunge dalla Santa Città di Gerusalemme.
Don Gianantonio

venerdì 30 novembre 2012

FESTA DI S.ANDREA APOSTOLO

CHI ERA ANDREA?


Andrea, dal bel nome greco (Andreas = Virile), appare un uomo generoso, pronto, aperto, entusiasta. Era figlio di Giona di Betsaida (Mt 16,17), fratello minore di Pietro. Fu discepolo di Giovanni Battista, presso il quale conobbe l’apostolo Giovanni, e con lui seguì per primo Gesù, al quale condusse il fratello Pietro (Gv 1,35-42). I suoi interventi nel gruppo degli apostoli sono pochi ma significativi. Davanti alla folla affamata, Andrea indica a Gesù un fanciullo provvisto di cinque pani d’orzo e di due pesci (Gv 6,9), quasi per invitarlo a rinnovare dei prodigi. Alla scuola di Giovanni Battista, Andrea conobbe l’essenismo e fu fortemente colpito dalla speranza messianica: è lui, infatti, che pose la domanda alla quale Cristo rispose con il suo discorso escatologico (Mc 13,3-37). Infine, Andrea si è dimostrato particolarmente aperto di fronte al problema missionario: infatti, assieme a Filippo, e nelle forme prescritte dal giudaismo, si fece garante delle buone disposizioni dei pagani che volevano avvicinare Gesù (Gv 12,20-22).
Alcune tradizioni, che non possiamo controllare, riferiscono che Andrea svolse il suo ministero apostolico in Grecia e in Asia minore. Secondo queste tradizioni, egli morì martire a Patrasso, sopra una croce formata ad X, detta appunto
«croce di sant’Andrea»
.
Paolo VI ha restituito alla Chiesa Orientale le reliquie di Sant’Andrea che si conservavano in San Pietro e furono riportate a Patrasso.

Andrea è il primo
«missionario» fra gli Apostoli: lo testimonia Giovanni che era con lui al momento della chiamata (l’ora decima). Subito dopo l’incontro con Gesù Andrea testimonia al fratello Simone: «Abbiamo trovato il Messia!» e lo condusse a Gesù (Gv 1,41). La nostra Eucaristia rimane inefficace se non partiamo dalla Messa col desiderio stimolante di testimoniare che anche noi «abbiamo trovato il Signore» e non avvertiamo l’urgenza di condurre altri fratelli a Cristo, perché li accolga con noi alla mensa del Padre.
 

domenica 25 novembre 2012

SOLENNITA' DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO


Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». (Gv 18,37)

Nel giorno della solennità liturgica di Cristo Re dell’universo possiamo affidare il cammino quotidiano alle parole dell’evangelista Giovanni, il quale ci riporta dalla bocca stessa di Gesù i due obiettivi di fondo della sua missione: dare testimonianza alla verità e annunciare la Parola eterna di Dio.

Su queste “due vie” noi oggi possiamo verificare la nostra esistenza e quindi fare il bilancio di un anno liturgico che si chiude durante questa settimana.

Quando transito in uscita per la porta di Giaffa a Gerusalemme (vedi le foto sotto), e guardo alla mia sinistra mi accorgo della Cittadella di Davide, un tempo sede della casa erodiana e dei governatori della città. Sono portato subito a pensare ai poteri di questo mondo ed al “potere” del Signore Gesù…due modi di vivere la città, il servizio e la vita molto diversi, direi contrapposti.

Ringraziando il nostro Re e Signore, verifichiamo allora la nostra esistenza e consegnamo a Lui il bene elargito, chiedendo venia per il peccato che alberga in noi.

Buona settimana!
 
 
La porta di Giaffa a Gerusalemme
 
 
 
La Cittadella di Davide - Gerusalemme

venerdì 23 novembre 2012

Diving Caesarea Maritima

Carissimi,
ecco un semplice video che approfondisce un post di una decina di giorni fa' relativo al porto di Erode il Grande a Cesarea Marittima in Israele.

 

mercoledì 21 novembre 2012

FINALMENTE LA TREGUA ISRAELE-HAMAS



Cari amici, ecco la bella notizia del cessate il fuoco...la aspettavamo da giorni!

PM: Cease-fire will allow Israelis to get back to routine

By JPOST.COM STAFF, REUTERS
11/21/2012 21:08

Egypt FM makes formal announcement of truce in joint press conference with Clinton in Cairo; Netanyahu touts success of Operation Pillar of Defense, thanks Obama for "unwavering support for Israel" during operation.


Prime Minister Binyamin Netanyahu on Wednesday defended his decision to agree to a ceasefire with Hamas in Gaza saying he wished to allow Israel's citizens to "return to their normal routine."
Netanyahu discussed his decision to agree to a cease-fire, ending Operation Pillar of Defense after eight days, at a press conferece with Defense Minister Ehud Barak and Foreign Minister Avigdor Liberman. The Egyptian and US-brokered cease-fire went into effect at 9 p.m. as the three leaders spoke.

Conflitto Gaza-Israele, non giunge ancora una tregua

Da un'articolo di Aluf Benn in Haaretz:

Gaza conflict turns into battle of missile vs. missile


In Operation Pillar of Defense, defense overcame offense. The Iron Dome system provided Israel's cities almost complete defensive coverage from Hamas rocket attacks. This technological and operational achievement has important political ramifications: The limited number of casualties on Israel's home front made it easier for Israeli decision makers to manage the battle and up to now has almost entirely freed...

Il conflitto di Gaza si trasforma in una battaglia di missili contro missili

Nell’operazione “Colonna di difesa”, la difesa ha superato l’offesa. Il sistema Iron Dome ha fornito alle città di Israele la quasi completa copertura difensiva dagli attacchi dei razzi di Hamas. Questo risultato tecnologico e operativo ha importanti implicazioni politiche: Il numero limitato di vittime sul fronte interno di Israele ha reso più facile per i politici israeliani la gestione della battaglia e fino ad ora si è quasi del tutto liberato ...

Ho riportato alcune righe di un articolo di un giornalista israeliano per cogliere l'attenzione su un conflitto che sembra nascodere, dietro le quinte, uno svuotamento di arsenali bellici. Vivendo a Gerusalemme e sentendo i continui richiami delle sirene (non a Gerusalemme però ma nelle città adiacenti alla Striscia di Gaza) viene da pensare come questo conflitto sia sempre più una strategia di un'industria bellica che deve, via via, svuotare i suoi arsenali, forse perchè riempitisi dopo anni di poco coinvolgimento bellico.
L'articolo infatti richiama la "battaglia di missili contro altri missili", colui che lancia un missile e l'altro che lo intercetta e lo distrugge. Sono così entrati in funzione i dispositivi "Iron Dome" (lett. cupola di ferro) per "limitare il numero delle vittime sul fronte...".
Credo proprio che si stia giocando a fare la "guerra" oppure che si cerchi il conflitto per "svuotare" tanti hangar così pieni di ordigni bellici...intanto però sia bambini che adulti pagano il fio di questo gioco!
Ancora mi sento di dire: "Povera Terra Santa!".
 

PRESENTAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA AL TEMPIO



E’ una delle feste più care all’Oriente che la celebra dal secolo VI. Roma l’accetta nel suo calendario solo a partire dal secolo XIV. Per gli orientali la Theotòkos (Madre di Dio) è il vero tempio in cui Dio, respinto il culto antico, ha posto la sua salvezza; per gli occidentali (accolta la «tradizione» del Protoevangelo di Giacomo) Maria è una fanciulla prodigiosa che realizza una «consacrazione» esemplare a Dio. 

Il nuovo calendario, conservando questa memoria, ha inteso additare in Maria una figura completa che ci aiuta ad esaltare Dio per la sua meravigliosa opera di salvezza. L’origine della festa è legata alla dedicazione della Chiesa di santa Maria nuova in Gerusalemme nel 543.

Maria, avendo
«trovato grazia agli occhi di Dio» (cf Lc 1,30) è diventata Madre e potente Aiuto dei cristiani. «Anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a Colei che generò Cristo, concepito dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine, per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa» (LG 65). Ogni cristiano, come Maria, «trova grazia» presso Dio nello Spirito Santo, per la mediazione di Cristo e diviene «Arca dell’alleanza nuova» e Tempio del Signore in forza della consacrazione dello Spirito nel Battesimo e nell’Eucaristia.

Oggi è doveroso ricordare una delle Chiese più importanti della Gerusalemme del VI secolo, la Chiesa di Santa Maria Nuova - La Nea. Ecco alcune parole di descrizione del compianto padre Michele Piccirillo:

"Nel sec. 6° Giustiniano fece erigere lungo l'estensione meridionale del cardine la chiesa nota come Nea Ekklesia o Nea S. Maria, anch'essa riprodotta nel mosaico di Madaba. L'ampio edificio a tre navate, già iniziato dal patriarca Elia, fu completato da Giustiniano nel 543. Diversamente dalle costruzioni precedenti, la Nea Ekklesia non segnalava la presenza di un luogo santo, ma era parte di un progetto di ampliamento della città. Le sue fondazioni, come pure le cisterne sotterranee adiacenti all'edificio e dotate di un'iscrizione dedicatoria che menziona esplicitamente Giustiniano, sono state portate alla luce di recente; Avigad (1980) ipotizza che anche il prolungamento meridionale del cardine possa essere opera di Giustiniano.Dell'inizio dell'età cristiana si è conservato un buon numero di mosaici pavimentali, la cui decorazione più consueta consiste in un intreccio di motivi geometrici e tralci di vite".

Si può consultare questa fonte nel sito dell'Enciclopedia Treccani. Ecco il link:




Possiamo anche vedere la collocazione della Chiesa di Santa Maria Nuova nel mosaico di Madaba:

 La Chiesa di Santa Maria Nuova è segnalata con il n. 12 nella cartina



Qui si può vedere la parte del mosaico di Madaba 
nella parte riguardante la città di Gerusalemme