sabato 14 luglio 2012

Danni irrimediabili?


Babilonia traforata dall'oleodotto

Roberto Bongiorni
da Il Sole 24 ore del 17 giugno 2012

Un oleodotto che attraversa l'antica città di Babilonia. Per impedire l'ennesimo insulto al simbolo del patrimonio archeologico della Mesopotamia, Mariam Omran Musa è ricorsa a ogni mezzo. Ha mosso le sue conoscenze altolocate. Ha bussato alle porte dei potenti nella capitale Baghdad. Insieme al ministero del Turismo, ha perfino intentato un'improbabile causa contro il più potente dei Ministeri: quello del Petrolio. Invano. Gli sforzi della direttrice del sito di Babilonia per conto del Dipartimento iracheno di antichità (Sbah) sono stati inutili.
La battaglia è cominciata in gennaio, quando sulla polverosa collina di fango e sabbia che si affaccia davanti all'antica Babilonia sono arrivati gli ingegneri con i loro rilevatori. Poi è stata la volta degli eleganti uomini del ministero del Petrolio. Infine sono arrivati i bulldozer. Hanno scavato in quei dossi sabbiosi. Che ciascuno vede a modo suo. Per gli "uomini del petrolio" è solo una massa di detriti e polvere. Per gli archeologi dello Sbah un terreno stratificato che potrebbe contenere diversi reperti e mattoni di fango, difficili da individuare. La terra è stata rimossa, il tubo posato e ricoperto. E presto, forse già in giugno, sarà inaugurato l'oleodotto.
Immaginatevi di essere donna in un Paese dove la presenza femminile in posizioni dirigenziali è mal vista dai più conservatori. E di sfidare l'espansione della sola industria a cui si affida il nuovo Iraq. Donna, anche se lei puntualizza: «le donne irachene ricoprono posizioni di rilievo nelle istituzioni». E "contro il progresso" del nuovo Iraq. Mariam è tutto questo. La causa sembra dunque destinata a soccombere. Ma lei è decisa a difendere Babilonia, dove ha iniziato a lavorare 33 anni fa: «Attendiamo il verdetto – spiega al telefono –. Non è difficile accertare dove stia la verità. L'oleodotto attraversa le mura esterne entrando nel cuore di Babilonia da nord a sud per un 1,5 chilometri». Potrebbe dunque scorrere sotto i leggendari Giardini pensili, una delle Sette meraviglie del mondo antico. L'oleodotto, che parte da Bassora, fornirà ogni giorno 45mila barili di prodotti derivati alla capitale, martoriata dai blackout e dalla carenza di carburante. «In campo archeologico – continua Mariam – l'ingresso in un sito di un macchinario pesante è considerata una grave violazione. Figuriamoci quando si scava per dei tubi a una profondità e a una lunghezza di questa estensione. Visto il liquido che trasporta c'è anche il rischio di perdite o di un'esplosione».
La battaglia tra archeologi e ministero del Petrolio riflette un dilemma: cosa viene prima? La tutela del patrimonio archeologico, che tuttavia richiederà del tempo per divenire una fonte di reddito, oppure lo sviluppo, certo più rapido e remunerativo, della ricca industria degli idrocarburi?
Mariam una risposta ce l'ha. «Il petrolio e il patrimonio archeologico sono entrambi la ricchezza del nostro Paese. Ma quando il greggio si esaurirà, avremo ancora i siti archeologici». Anche il ministero del Petrolio ha le idee chiare: «È stato fatto ogni calcolo e non è stato trovato nulla durante i lavori, condotti peraltro con grande cautela. Abbiamo seguito la traccia dei progetti precedenti». Vale a dire i due oleodotti costruiti molto vicino negli anni Ottanta, di cui uno non è più in uso. «Ma se qualcuno in passato ha sbagliato bisogna per forza perseverare?», ribatte Mariam.
Al di là delle schermaglie il destino della città fondata nel 2500 avanti Cristo, conquistata da Ciro II nel 539 avanti Cristo, e ripresa da Alessandro Magno due secoli dopo, è sempre stato avverso. Anche nei tempi moderni. Saddam ci aveva già messo del suo con i restauri "correttivi", inserendo mattoncini con il suo logo, a imitazione degli antichi sovrani. D'altronde lui proclamava di essere "il discendente del Re Nabucodonosor". E così fece ricostruire la cinta di mura interne, ristrutturando integralmente il teatro greco e restaurando la fase più antica della Porta di Ishtar, di cui si conserva la fase finale a Berlino. Un restauro "creativo" che, come ci spiega Alessandra Peruzzetto, archeologa del World Monuments Fund (Wmf), rende difficile individuare le parti originali e che a suo tempo aveva contribuito a motivare il rifiuto dell'Unesco a inserire il sito tra il patrimonio dell'umanità.
"Babilonia, Autopsia di un disastro": il titolo del primo capitolo che l'archeologo Paolo Brusasco, docente di Archeologia e storia dell'arte del vicino Oriente antico all'Università di Genova, affronta nel suo libro Babilonia. All'origine del mito, descrive in modo efficace il degrado in cui versa la città. «Oltre all'urto del tempo, all'incuria, ai restauri poco ortodossi di Saddam Hussein e ai saccheggi, si sono aggiunti i danni compiuti dalle truppe americane e polacche che nel 2003 eressero a Babilonia la base Camp Alpha». In un rapporto diffuso nel 2009, l'Unesco denunciò i gravi danni commessi dai militari. «Nel cuore della città interna – precisa Brusasco, che a Babilonia ha lavorato diversi anni – dove si trovano i resti più monumentali (tra cui il palazzo di Nabucodonosor II e la Porta di Ishtar) – si è spianato con bulldozer e ricoperto con ghiaia. Le vibrazioni causate dal vicino eliporto hanno compromesso la tenuta dei fragili resti in mattoni della Porta di Ishtar e del Palazzo Reale Sud, già danneggiati dall'innalzarsi delle acque sotterranee. Le barriere protettive, riempite con terreno archeologico di Babilonia e di altri siti vicini, hanno contaminato per sempre l'integrità dell'area». «E oggi - continua - c'è una nuova minaccia: il rilancio di un turismo indiscriminato (il sito è riaperto dal 2009) da parte del Governo a maggioranza sciita e del suo ministero del Turismo, che vede nelle rovine un'occasione per aumentare gli introiti e che sta soppiantando lo Sbah, di matrice sunnita. Dentro il perimetro della zona archeologica sono state costruite aree da picnic e centri residenziali per gli impiegati della municipalità. Il turismo è una risorsa, ma i flussi devono essere regolati. Quanto all'oleodotto nessuno è in grado di sapere se ci sono stati danni, ma è molto probabile. Il sito di Babilonia è in gran parte inesplorato, soprattutto la fase più antica, quella paleobabilonese dell'età di Hammurabi (1792-1750 avanti Cristo), sepolta nella falda freatica. È questa fase che l'oleodotto potrebbe avere irrimediabilmente compromesso».

Un video per approfondire: http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2012/20120518_video_10261431/00003009-babilonia-il-petrolio-minaccia-il-patrimonio-dellumanit.php

Link: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-06-17/babilonia-traforata-oleodotto-081517.shtml?uuid=Abgg8ltF&fromSearch

sabato 7 luglio 2012

RITROVAMENTI


Huqoq, il villaggio ebraico di epoca tardo romana con una sontuosa sinagoga dal pavimento a mosaico


Un edificio monumentale che ospitava una sinagoga e che risale al tardo periodo romano (ca. IV-VI sec. e.v.) è stato portato alla luce nelle scorse settimane dagli scavi archeologici di Huqoq, nella zona del Lago di Tiberiade, in Galilea.
 
Huqoq, vicino a un moderno kibbutz con lo stesso nome, era un antico villaggio ebraico che sorgeva 4-5 km ad ovest di Cafarnao e Migdal (Magdala). Questa seconda sessione di scavi ha rivelato porzioni di un magnifico pavimento a mosaico che decorava l’interno dell’edificio della sinagoga. 
Il mosaico, fatto di piccoli cubi di pietra colorati di altissima qualità, comprende una scena che raffigura l’erculeo eroe biblico Sansone mentre lega le torce alla coda delle volpi (come si legge in Giudici, 15). In un’altra parte del mosaico, due volti umani (apparentemente femminili) affiancano un medaglione circolare con un’iscrizione ebraica: una benedizione per chi si consacra ai comandamenti della Torà e alle buone azioni.
 
"E’ una scoperta significativa – spiega Jodi Magness, che dirige gli scavi – perché solo un piccolo numero di antichi edifici di sinagoghe (del periodo tardo romano) sono decorati con mosaici che rappresentano scene bibliche, e solo altri due hanno scene con Sansone (uno dei quali si trova in un sito a circa 3 km da Huqoq). Questi mosaici sono importanti anche per la loro alta qualità artistica e le piccole dimensioni delle tessere usate. Il che, insieme alle dimensioni monumentali delle pietre utilizzate per costruire i muri della sinagoga, suggerisce un alto livello di prosperità in questo villaggio, in quanto l’edificio era chiaramente molto costoso”.
 
Gli scavi a Huqoq sono condotti da Jodi Magness, dell’University of North Carolina, e da David Amit e Shua Kisilevitz, della Israel Antiquities Authority, con la sponsorizzazione di UNC, Brigham Young University in Utah, Trinity University in Texas, University of Oklahoma e University of Toronto in Canada. Studenti e staff di UNC e degli istituti del consorzio partecipano agli scavi, che si prevede proseguano nell’estate 2013.


Huqoq, parte del mosaico scoperto all'interno di una sinagoga

venerdì 22 giugno 2012

SBF GERUSALEMME: conclusione anno accademico



E’ un bilancio positivo quello tracciato alla conclusione dell’anno accademico dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Prima delle vacanze studenti e professori raccontano le loro impressioni sull’anno appena trascorso.
Potete seguire questa breve intervista cliccando su questo link:

 http://www.fmc-terrasanta.org/it/archeologia-cultura-e-altre-religioni.html

E poi scegliendo il video indicato "La chiusura dell'anno accademico allo Studium Biblicum Franciscanum".

Buona visione!

giovedì 21 giugno 2012

CORSO DI ACCADICO 2011-2012

Con la conclusione della sessione estiva di esami allo Studium Biblicum Franciscanum, è terminata anche la mia esperienza di studio con la lingua accadica. Vi do, di seguito, qualche dettaglio di questo mirabile ed importante "strumento" linguistico per capire le Scritture.

 
L'accadico (akkadû) era una lingua semitica (parte della più estesa famiglia delle lingue afro-asiatiche) parlata nell'antica Mesopotamia, in particolare dagli Assiri e dai Babilonesi. Utilizzava la scrittura cuneiforme che era stata inventata dai Sumeri. Il sumerico, una lingua non-semitica isolata, influenzò l'accadico sul piano del lessico, e lo segnò con la sua impronta culturale. Nell'impero accadico di Sargon la lingua accadica era di fatto la lingua della burocrazia e dell'esercito, mentre il sumero rimase in uso come lingua liturgica. Il nome della lingua deriva dalla città di Akkad, un grande centro della civiltà mesopotamica.
La lingua accadica è attestata per la prima volta su alcuni nomi propri in alcuni testi sumerici dell'età di Fara (circa 2800 a.C.), mentre testi redatti completamente in questa lingua si conoscono solamente dalla metà del II millennio a.C. L'accadico appartiene alla famiglia delle lingue semitiche: secondo un'antica suddivisione delle lingue di matrice semitica, affonderebbe le sue radici nella parte nord-orientale del Medio Oriente.
Il periodo di vita di questa lingua è dunque compreso fra il III millennio a.C. ed all'incirca il I secolo della nostra era, fin quando sopravvive come lingua scolastica e tradizionale.
La forma più antica di questa lingua è l'Accadico Antico (Old Akkadian, OAkk.), datato fra il 2500 ed il 1950 a.C. In seguito, la lingua si divide nelle due zone d'influenza della Mesopotamia, ossia la Babilonia a sud e l'Assiria a nord, con relativi sviluppi differenti. In Babilonia si conoscono il Babilonese Antico (Old Babylonian, OB), conosciuto fra il 1950 ed il 1530 a.C., mentre per l'epoca successiva (1530-1000 a.C.) è stato identificato un dialetto differente, il Babilonese Medio (Middle Babylonian, MB). Per l'epoca più recente sono stati identificati il Neo-Babilonese (Neo-Babylonian, NB) per l'epoca compresa fra il 1000 ed il 625 a.C., ed il Babilonese Tardo (Late Babylonian, LB) per tutto il periodo fino all'anno zero. Passando alla parte settentrionale, i dialetti principali sono stati categorizzati nell'Assiro Antico (Old Assyrian, OA) che va dal 1950 al 1750 a.C., quello Medio (Middle Assyrian, MA) dal 1500 al 1000 a.C., ed infine il Neo-Assiro (Neo-Assyrian, NA), comprendente le forme più recenti. Un discorso a parte va intrapreso per il Babilonese Standard (Standard Babylonian, SB), a lingua "classica" comunemente adottata nei dizionari, il cui uso è provato dal 1500 a.C.
(Fonte: Wikipedia) 

 ...un po' di materiale usato per il corso annuale di lingua accadica


mercoledì 20 giugno 2012

ANNIVERSARI...

110 anni dal ritrovamento della stele di Hammurapi

Il reperto
 
Questa raccolta di 282 leggi del re Hammurabi di Babilonia fu scolpita su di una stele in diorite, roccia molto resistente, alta circa 225 cm, e venne rinvenuta in due frammenti a dicembre del 1901 nella città di Susa (Shushi capitale amministrativa della Contea di Shushi, nella provincia iraniana di Khuzekistan) e nel gennaio 1902 fu scoperta la parte più importante superiore. Si ritiene che fosse originariamente esposta nella capitale, e che sia stata trasportata sul luogo del ritrovamento come bottino di guerra dall'esercito elamita. Attualmente si trova a Parigi al Museo del Louvre. 



Il contenuto del codice

Le leggi fatte incidere da Hammurapi riguardano numerosi aspetti della vita quotidiana e spaziano dal campo amministrativo, economico e familiare a quello penale, annoverando reati come omicidi, offese alle persone, furti, delitti sessuali, false testimonianze, ma anche atti quali pagamenti di tasse, compravendita di terreni e altri beni, prestiti, affitti, matrimoni e schiavitù.

Il cittadino babilonese aveva perciò la possibilità di verificare la propria condotta secondo le leggi del sovrano, e quindi di evitare determinati comportamenti, o di scegliere di attuarli a suo rischio e pericolo. Per la prima volta nella storia del diritto, i comportamenti sanzionabili e le eventuali peni vengono resi noti a tutto il (o almeno a chi fosse in grado di leggere).
Il codice fa un larghissimo uso della Legge del taglione, ben nota nel mondo giudaico-cristiano per essere anche alla base della legge di Mosè. 
La pena per i vari reati è infatti spesso identica al torto o al danno provocato: occhio per occhio, dente per dente. Ad esempio la pena per l'omicidio è la morte: se la vittima però è il figlio di un altro uomo, all'omicida verrà ucciso il figlio; se la vittima è uno schiavo l'omicida pagherà un'ammenda, commisurata al "prezzo" dello schiavo ucciso. Il codice suddivide la popolazione in tre classi:
  • awīlum (lett. "uomo"), cioè il cittadino a pieno titolo, spesso nobili e paragonabili agli ateniesi della Grecia classica.
  • muškēnum, uomo "semilibero", cioè libero ma non possidente (in seguito la parola passò a definire un povero o mendicante, e pare che sia all'origine dell'attuale termine "meschino", arabo maskîn),
  • wardum (fem. amat), a tutti gli effetti schiavo di un padrone, ma con molte analogie con i servi della gleba medievali.
Le varie "classi" hanno diritti e doveri diversi, e diverse pene che possono essere corporali o pecuniarie. Queste ultime sono commisurate alle possibilità economiche del reo, nonché allo status sociale della vittima.

 La grande stele di Hammurapi vista da davanti

La scrittura delle leggi è in alfabeto cuneiforme accadico, proveniente dal sumerico. Per la lettura di questi segni è stata resa necessaria una interpretazione, una traslitterazione ed una normalizzazione. Riporto qui sotto il n. 128 del codice di Hammurapi, tra i molti analizzati e studiati in questi mesi. L'articolo riguarda il matrimonio ed il contratto da depositare affinchè l'atto sia valido.


Il testo dell'articolo:
"Se un uomo ha preso moglie senza stipulare un contratto, il matrimonio non è valido"




Un piccolo schema dell'evoluzione della scrittura cuneforme