Benvenuti!

Chissà quanti ricordi abbiamo di geografia!
A partire dalle scuole elementari, è forse la materia più coinvolgente...
Se unita all'archeologia, ci aiuta a capire chi è passato prima di noi, cosa ci ha lasciato, come ha affrontato la vita con le sue forze, inerzie e bellezze...ma dove?

Tutto ciò specialmente in Israele-Palestina e tutta la "Terra del Santo"! In quella "mezzaluna fertile", teatro e origine delle civiltà.
Con questo blog desidero coinvolgere amici e tutte le persone di buona volontà nella ricerca e nell'amore verso questa Terra, amata e benedetta da Dio.

sabato 6 ottobre 2012

Saluti da Gerusalemme

Cari amici ed amiche,

un saluto a tutti da Gerusalemme. Sono giunto nella "Santa" giovedì scorso, in piena Festa delle Capanne, e ieri abbiamo dato inizio al nuovo anno accademico qui allo Studium Biblicum Franciscanum.
E' stato un nuovo inizio anche per me. Infatti, da oggi, mi trovo nella nuova residenza presso il Santuario della Flagellazione, lungo la Via Dolorosa.
Ho lasciato stamane il Terra Sancta College, sito nell'area ebraica di Gerusalemme, vicino alla residenza del Primo Ministro ed al Presidente di Israele. Dopo due anni vissuti presso quella comunità, io ed alcuni miei compagni siamo stati chiamati ad entrare a far parte di questa nuova comunità di Frati Minori. Qui vivono i docenti dello Studium e si condivide con loro la preghiera e la vita comunitaria. Credo sarà un'esperienza unica, come del resto lo è stata finora.
Ora mi trovo presso il quartiere islamico e, dopo aver dato uno sguardo alla cartina topografica della città, queste sono le viste dalla nostra terrazza.


In questa mappa di Gerusalemme, al numero 19 e 20 potete vedere la nostra collocazione

 
La vista verso il Monte degli Ulivi


La vista verso il Monte del Tempio-Spianata delle Moschee


La vista verso il Quartiere Cristiano. Guardando il campanile di destra, a fianco di esso verso sinistra si intravvedono le due cupole della Basilica del Santo Sepolcro


giovedì 4 ottobre 2012

FESTA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

Carissimi,
oggi è la memoria e la festa di San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia. Siamo contenti, in questo momento storico non facile e di crisi, di sentirci accompagnati da Lui e sostenuti nel nostro cammino di vita. Possa Francesco accompagnare e sostenere ciascuno e tutti!
Io oggi sono in viaggio per Israele e quindi vi saluto tutti, soprattutto coloro che in quest'estate non ho potuto incontrare di persona. Chissà che il Signore ci dia di trovarci durante le festività natalizie.
Vi ricordo da Gerusalemme e vi lascio con questo scritto di Francesco:



Dobbiamo essere semplici, umili e puri

Dalla «Lettera a tutti i fedeli» di san Francesco d'Assisi
(Opuscoli, ed. Quaracchi 1949, 87-94)


Il Padre altissimo fece annunziare dal suo arcangelo Gabriele alla santa e gloriosa Vergine Maria che il Verbo del Padre, così degno, così santo e così glorioso, sarebbe disceso dal cielo, e dal suo seno avrebbe ricevuto la vera carne della nostra umanità e fragilità. Egli, essendo oltremodo ricco, volle tuttavia scegliere, per sé e per la sua santissima Madre, la povertà.
All'approssimarsi della sua passione, celebrò la Pasqua con i suoi discepoli. Poi pregò il Padre dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice» (Mt 26, 39).
Pose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre. E la volontà del Padre fu che il suo Figlio benedetto e glorioso, dato per noi e nato per noi, offrisse se stesso nel proprio sangue come sacrificio e vittima sull'altare della croce. Non si offrì per se stesso, non ne aveva infatti bisogno lui, che aveva creato tutte le cose. Si offrì per i nostri peccati, lasciandoci l'esempio perché seguissimo le sue orme (cfr. 1 Pt 2, 21). E il Padre vuole che tutti ci salviamo per mezzo di lui e lo riceviamo con puro cuore e casto corpo.
O come sono beati e benedetti coloro che amano il Signore e ubbidiscono al suo Vangelo! E' detto infatti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta la tua anima, e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10, 27). Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e pura mente, perché egli stesso questo ricerca sopra ogni cosa quando dice «I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv 4, 23). Dunque tutti quelli che l'adorano devono adorarlo in spirito e verità. Rivolgiamo a lui giorno e notte lodi e preghiere, perché dobbiamo sempre pregare e non stancarci mai (cfr. Lc 18, 1), e diciamogli: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6, 9).
Facciamo inoltre «frutti degni di conversione» (Mt 3, 8) e amiamo il prossimo come noi stessi. Siamo caritatevoli, siamo umili, facciamo elemosine perché esse lavano le nostre anime dalle sozzure del peccato.
Gli uomini perdono tutto quello che lasciano in questo mondo. Portano con sé solo la mercede della carità e delle elemosine che hanno fatto. E' il Signore che dà loro il premio e la ricompensa.
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto semplici, umili e casti. Non dobbiamo mai desiderare di essere al di sopra degli altri, ma piuttosto servi e sottomessi a ogni umana creatura per amore del Signore. E su tutti coloro che avranno fatte tali cose e perseverato fino alla fine, riposerà lo Spirito del Signore. Egli porrà in essi la sua dimora ed abitazione. Saranno figli del Padre celeste perché ne compiono le opere. Saranno considerati come fossero per il Signore o sposa o fratello o madre.

domenica 30 settembre 2012

Memoria di San Girolamo


Nato a Stridone (probabilmente presso Aquileia), si procurò una eccellente istruzione a Roma, che completò lungo tutta la vita, anche in numerosi viaggi nei quali incontrò e strinse amicizia con alcuni fra i più famosi e colti Padri orientali. Battezzato a 25 anni, sacerdote a 38, Girolamo sembrava impastato di opposti: temperamento di fuoco intriso di lacrime, era suscettibile ma leale, austero e appassionato, sferzante e tenero, precipitoso e retto; viveva di digiuno, di lavoro, di preghiera, di veglie. Queste doti, l’enorme erudizione, le cinque lingue che padroneggiava, l’amore a Cristo e alla Chiesa, ne fecero uno scrittore di prim’ordine, il migliore dei Padri latini. Lottò tutta la vita a dominare se stesso; la sua virtù maschia e la sua pietà furono contagiose: trasse molte grandi anime a seguire Cristo da vicino.
Il primo periodo della sua vita fu una lunga serie di viaggi in Occidente e in Oriente, di esperienze di vita monastica, di penitenze, di studi, e si chiuse a Roma dove divenne segretario di papa Damaso, che lo incaricò di preparare una completa Bibbia in latino, rivedendo traduzioni anteriori, o facendone delle nuove. Il secondo periodo, dopo la morte del papa (385) e una più breve serie di viaggi in Oriente, lo vide a Betlemme, tutto dedito alla sacra Scrittura: a tradurre, a commentare.
Usava il tempo libero per dirigere un gruppo femminile che aveva iniziato all’ascesi a Roma e che l’aveva seguito in Terrasanta. Visse a Betlemme con lo spirito del Calvario, congiungendo tenerezza per Gesù bambino e per Maria con lo spasimo per il crocifisso. La vastissima produzione letteraria e la competenza biblica, lo pongono fra i maggiori dottori della Chiesa latina, patrono dei biblisti.

«E’ necessario che tutta la predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura» (DV 21). Questo voto del Concilio sta diventando consolante realtà. Il nuovo abbondante Lezionario della Messa e della Liturgia delle ore è destinato a recare frutti abbondanti alla Chiesa. San Girolamo ci persuada che «ignorare le Scritture è ignorare Cristo» (cf DV 25).

 


L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo

Dal «Prologo al commento del Profeta Isaia» di san Girolamo, sacerdote
(Nn. 1. 2; CCL 73, 1-3)

 

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell'apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.
Perciò voglio imitare il padre di famiglia, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e vecchie, e così anche la Sposa, che nel Cantico dei Cantici dice: O mio diletto, ho serbato per te il nuovo e il vecchio (cfr. Ct 7, 14 volg.). Intendo perciò esporre il profeta Isaia in modo da presentarlo non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo. Egli infatti ha detto anche di sé quello che dice degli altri evangelisti: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace» (Is 52, 7). E Dio rivolge a lui, come a un apostolo, la domanda: Chi manderò, e chi andrà da questo popolo? Ed egli risponde: Eccomi, manda me (cfr. Is 6, 8).
Ma nessuno creda che io voglia esaurire in poche parole l'argomento di questo libro della Scrittura che contiene tutti i misteri del Signore. Effettivamente nel libro di Isaia troviamo che il Signore viene predetto come l'Emmanuele nato dalla Vergine, come autore di miracoli e di segni grandiosi, come morto e sepolto, risorto dagli inferi e salvatore di tutte le genti. Che dirò della sua dottrina sulla fisica, sull'etica e sulla logica? Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture, tutto ciò che la lingua può esprimere e l'intelligenza dei mortali può comprendere, si trova racchiuso in questo volume. Della profondità di tali ministeri dà testimonianza lo stesso autore quando scrive: «Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere, dicendogli: Leggio. Ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere, dicendogli: Leggio, ma quegli risponde: Non so leggere» (Is 29, 11-12).
(Si tratta dunque di misteri che, come tali, restano chiusi e incomprensibili ai profani, ma aperti e chiari ai profeti. Se perciò dai il libro di Isaia ai pagani, ignari dei libri ispirati, ti diranno: Non so leggerlo, perché non ho imparato a leggere i testi delle Scritture. I profeti però sapevano quello che dicevano e lo comprendevano). Leggiamo infatti in san Paolo: «Le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti» (1 Cor 14, 32), perché sia in loro facoltà di tacere o di parlare secondo l'occorrenza.
I profeti, dunque, comprendevano quello che dicevano, per questo tutte le loro parole sono piene di sapienza e di ragionevolezza. Alle loro orecchie non arrivavano soltanto le vibrazioni della voce, ma la stessa parola di Dio che parlava nel loro animo. Lo afferma qualcuno di loro con espressioni come queste: L'angelo parlava in me (cfr. Zc 1, 9), e: (lo Spirito) «grida nei nostri cuori: Abbà, Padre» (Gal 4, 6), e ancora: «Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore» (Sal 84, 9).