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venerdì 26 ottobre 2012

Missione archeologica italiana in Iraq settentrionale...la speranza continua!



Archeologia: nel cuore dell'antico impero Assiro scoperti centinaia di siti sconosciuti, bassorilievi, acquedotti e una necropoli

Prima campagna di ricerca del “Progetto archeologico regionale Terra di Ninive” coordinato dall’Ateneo e finanziato da Regione FVG-Informest, Provincia di Udine e Ministero degli Esteri


Il cuore dell’impero Assiro, che dominò l’antica Mesopotamia nel I millennio a.C., si svela alla missione archeologica dell’Università di Udine nell’Iraq settentrionale (Regione del Kurdistan iracheno). La prima campagna di ricerca ha portato alla scoperta di 239 siti archeologici finora sconosciuti di epoca compresa tra il IX millennio a.C. e il periodo medievale e ottomano, di cinque acquedotti dell’VIII-VII secolo a.C. e di una serie di grandi canali irrigui a essi collegati, di una vasta necropoli del XIX-XVIII secolo a.C. e di bassorilievi rupestri del VII secolo a.C. La missione ha inoltre iniziato il lavoro preliminare alla realizzazione di un grande parco archeologico-ambientale la cui creazione è stata chiesta all’Ateneo friulano dall’Unesco, che ne supervisionerà la realizzazione.
Quella promossa dall’Università di Udine è la prima ricerca archeologica intensiva, sistematica e interdisciplinare condotta su larga scala nella “Terra di Ninive”, un’area della Mesopotamia settentrionale di 2900 chilometri quadrati, a cavallo fra le province di Ninive (Mosul) e Dohuk. La regione è l’entroterra della grande città (750 ettari di superficie con una popolazione di circa 20 mila abitanti) che nel I millennio a.C. divenne la capitale dell’impero neo-assiro. La missione archeologica italiana in Assiria rientra nel “Progetto archeologico regionale Terra di Ninive” (PARTeN) coordinato dall’Ateneo friulano e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso Informest, dalla Provincia di Udine e dal Ministero degli Affari esteri.
La prima campagna è durata tre mesi, da luglio a ottobre. Vi ha partecipato un team composto da una trentina di persone fra docenti, studenti, specializzandi e dottorandi delle università di Udine, Venezia e Verona, nonché specialisti degli Atenei di Milano, Modena e Reggio Emilia, Venezia e dell’Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali del Cnr di Roma. «Le scoperte fatte finora sono andate ben oltre le più ottimistiche aspettative», sottolinea il direttore della missione, Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente antico all’Università di Udine. Uno degli obiettivi più importanti delle ricerche appena concluse è costituito dalla ricostruzione geoarcheologica e topografica dell’imponente, e ancora poco conosciuto, sistema idraulico costruito fra VIII e VII sec. a.C. dal sovrano assiro Sennacherib (705-681 a.C.) per portare l’acqua a Ninive. «Al ramificato sistema irriguo delle zone retrostanti a Ninive – spiega Morandi Bonacossi – si collegano i primi acquedotti monumentali della storia e una serie di rilievi rupestri di grandi dimensioni raffiguranti il re e le principali divinità assire». 

Centinaia di siti archeologici sconosciuti. Un’intensa ricognizione del grande territorio compreso fra la valle del Tigri e il Monte Maqloub ha permesso di scoprire 239 nuovi siti archeologici databili fra la preistoria più antica (Epipaleolitico e Neolitico – 16.000 a.C. circa) e l’epoca islamica (inizio del XX secolo d.C.). I momenti di maggior insediamento nella regione corrispondono alla metà del III millennio a.C. e al periodo neo-assiro (IX-VII secolo a.C.), quando nell’entroterra di Ninive esistevano più di cento siti insediati fra città fortificate, villaggi e fattorie disperse in un grande territorio irrigato in maniera intensiva da canali e acquedotti del sistema idraulico di Sennacherib.

I bassorilievi rupestri e gli acquedotti. Alcuni dei risultati più importanti della prima campagna sono il frutto della ricognizione archeologica del sistema idraulico per approvvigionare d’acqua Ninive e irrigare la campagna del suo entroterra. Le ricerche dei grandi canali tagliati nella roccia o scavati nella terra dagli ingegneri assiri hanno permesso di scoprire cinque nuovi acquedotti costruiti con blocchi di pietra perfettamente lavorati e di individuare il percorso compiuto dal canale presso l’odierno villaggio di Faideh. Qui, sul fianco del canale, la missione dell’Università di Udine ha scoperto sei bassorilievi scolpiti nella roccia, parte di una serie straordinaria di nove bassorilievi quasi completamente sepolti dai detriti accumulatisi nei secoli. Di essi, fino ad oggi, erano noti solo tre, rappresentanti una processione con le principali divinità del pantheon assiro. «È un ritrovamento di portata eccezionale – evidenzia Morandi Bonacossi – e probabilmente altri bassorilievi saranno individuati nella prossima campagna quando il canale, già identificato per un tratto di circa 6 chilometri, sarà scavato in collaborazione con il direttore delle Antichità di Dohuk, Hassan Qasim». 

La necropoli paleo-assira. La missione udinese ha anche scoperto un’estesa necropoli a inumazione del periodo paleo-assiro (XIX-XVIII sec. a.C.) nel sito di Tell Gomel (V millennio a.C.), lungo il fiume Gomel nella pianura ai piedi del Monte Maqloub. La necropoli è costituita da una serie di ricche tombe a camera costruite con mattoni cotti e struttura ad arco. L’indagine archeologica di Tell Gomel ha documentato l’esistenza di un’occupazione ininterrotta del sito che va dal periodo Calcolitico all’epoca ottomana (circa 5000 a.C. – XX secolo d.C.). L’area si estende su una superficie di circa 16 ettari, ha un’acropoli che domina la pianura circostante da un’altezza di circa 40 metri e una vasta città bassa che si estende ai piedi dell’acropoli. «Il grande studioso inglese Sir Aurel Stein – spiega Morandi Bonacossi – nel suo Limes Report (1938-1939, pubblicato nel 1985) colloca nella pianura circostante Tell Gomel il campo di battaglia di Gaugamela, dove nel 331 a.C. Alessandro Magno sconfisse Dario III, aprendo così la strada alla definitiva conquista dell’impero persiano». 

Il parco archeologico-ambientale. Obiettivo del parco è tutelare e musealizzare il paesaggio culturale della “Terra di Ninive” rendendolo fruibile al pubblico. Al centro c’è il sistema idraulico di Sennacherib con i suoi monumenti (acquedotto di Jerwan) e i grandi rilievi rupestri di Maltai, Faideh, Shiru Maliktha e Khinis. «La creazione del parco e la definizione dei perimetri delle aree di protezione con vincolo archeologico – spiega Morandi Bonacossi – costituiranno la base di un’importante iniziativa di valorizzazione e disseminazione della conoscenza rivolta al grande pubblico e al turismo nazionale e internazionale che si fonderà sulla conservazione e musealizzazione dei siti, sulla proposta per l’inserimento del sistema idraulico assiro e dell’intero paesaggio culturale ad esso connesso nella World Heritage List dell’Unesco e sulla creazione di un sistema informativo geografico pubblicato su web (WebGis) accessibile al pubblico».

Il progetto PARTeN. È un’ampia ricerca multidisciplinare promossa dall’Università di Udine grazie al fondamentale sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia attraverso Informest, nonché della Provincia di Udine e del Ministero degli Affari esteri. Obiettivo del progetto è ricostruire la formazione e l’evoluzione del paesaggio culturale e naturale della “Terra di Ninive” fra Paleolitico ed epoca islamica e garantirne la valorizzazione e la tutela in forme innovative. La ricerca si basa su una ricognizione archeologica di superficie a carattere regionale, integrata dallo scavo archeologico del sito di Tell Gomel. Il progetto mira a ricostruire i modelli d’insediamento nella regione, l’utilizzo e la gestione del suo territorio, soprattutto nelle sue risorse fondamentali, acqua e suoli agricoli. A ciò s’accompagna lo studio delle dinamiche insediative e demografiche, la ricerca sulla cultura materiale della regione e la sua evoluzione. Questi scopi s’integrano strettamente con la ricostruzione geo e bioarcheologica dell’ambiente naturale antico e della sua evoluzione come conseguenza di fluttuazioni climatiche globali e dell’impatto antropico. Al centro della ricerca vi sono altre problematiche specifiche, come lo studio del I millennio a.C., epoca in cui la regione costituiva il cuore geografico e politico dell’impero assiro. «Molto poco infatti – sottolinea Morandi Bonacossi – si sa dell’entroterra di Ninive e dei modelli d’insediamento e uso del territorio in questa regione così importante per il sostentamento della capitale».

Per una rassegna di foto si può consultare il sito: 

http://qui.uniud.it/notizieEventi/cultura/archeologia-nel-cuore-dellantico-impero-assiro

RICORDANDO PADRE MICHELE PICCIRILLO






IN MEMORIAM


Sono trascorsi quattro anni dalla morte improvvisa di p. Michele Piccirillo ofm, frate francescano ed archeologo in Terra Santa. E' doveroso e giusto il ricordo e l'ammirazione per un uomo che segnato lo studio, la ricerca e l'amore per i luoghi santi e le antichità/radici dell'uomo.
Riporto un passaggio dell'omelia tenuta durante le esequie a Roma dal prof. Frédéric Manns:



"Padre Michele quando si presentava ai giornalisti ripeteva volentieri: sono un padre francescano di Gerusalemme. Essere professore ed archeologo era per lui secondario. La sua vocazione era di essere un francescano a Gerusalemme. In questa definizione era contenuta la sua fede, la sua visione del mondo e la sua teologia
Sabato scorso (ad ottobre 2008) il sinodo dei vescovi che trattava il tema della Bibbia finiva i suoi lavori. La notte tra sabato e domenica, Padre Piccirillo, che aveva finito da alcuni mesi il suo ultimo libro sulla Nova Gerusalemme partiva per la Gerusalemme celeste. Ho voluto ricordare questo legame tra il sinodo sulla Bibbia e la Pasqua di Padre Michele perché egli stesso era un innamorato della Bibbia. In una conferenza fatta a Torino nel 2004 egli scriveva: “Esistono molti modi per accostarsi alla Bibbia e per ricavarne il messaggio; oggi vi parlerò di un modo tutto particolare: è quello di chi, come me, svolge la professione di geografo – archeologo.
Secondo il punto di vista di chi si occupa di queste discipline, la Bibbia è un libro dell’antichità di cui si può dare una "lettura materiale", che accantona per un momento il racconto e dà la priorità allo studio dei luoghi e dei fatti storici: la raccolta dei dati inerenti luoghi e fatti permetterà poi di intendere con maggiore esattezza il significato del testo biblico.
Il testo biblico può essere studiato come storia della salvezza, ma anche come "storia", e la storia per essere tale deve essere legata a un territorio e a tempi precisi. Certamente questa è la parte iniziale del discorso biblico, sul quale poi l’esegeta lavorerà per capire correttamente il testo”.
Il sinodo dei vescovi ha trattato lo stesso problema, quello delle diverse letture della Bibbia".
Ed è quello che stiamo portando avanti anche noi, qui allo Studium Biblicum di Gerusalemme, seguendo l'esempio di Padre Michele a cui affidiamo a Dio la sua anima e tutto il suo operato affinché lo accolga tra le braccia misericordiose e fedeli.


Una delle foto più suggestive di p. Michele, in compagnia di Papa Giovanni Paolo II