Benvenuti!

Chissà quanti ricordi abbiamo di geografia!
A partire dalle scuole elementari, è forse la materia più coinvolgente...
Se unita all'archeologia, ci aiuta a capire chi è passato prima di noi, cosa ci ha lasciato, come ha affrontato la vita con le sue forze, inerzie e bellezze...ma dove?

Tutto ciò specialmente in Israele-Palestina e tutta la "Terra del Santo"! In quella "mezzaluna fertile", teatro e origine delle civiltà.
Con questo blog desidero coinvolgere amici e tutte le persone di buona volontà nella ricerca e nell'amore verso questa Terra, amata e benedetta da Dio.

venerdì 11 maggio 2018

Incontro sulle "antichità romane" di Gerusalemme

Carissimi e carissime,
per chi fosse interessato, vi segnalo questa serata al museo di Castelnovo di Isola Vic.na. Una serata dove incontreremo "Roma" presso Gerusalemme. A presto!

 

martedì 19 dicembre 2017

Ritiro per i volontari italiani presenti in Terra Santa presso la Grotta della Natività a Betlemme - 19 dicembre 2017



Per chi desidera, di seguito ho riportato il testo del ritiro di Natale ai volontari italiani presenti in Terra Santa.

Lettura  Fil 3, 20b-21
Aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose.

Antifona

O Germoglio di Iesse, che ti innalzi come segno per i popoli: tacciono davanti a te i re della terra,
e le nazioni t’invocano: vieni a liberarci, non tardare.


O Radix Jesse, qui stas in signum populorum, super quem continebunt reges os suum, quem gentes deprecabuntur: veni ad liberandum nos, jam noli tardare.

Proposta di riflessione

Grazie di cuore per avermi invitato a condividere un tempo di ritiro, di riflessione e di festa qui a Betlemme dove possiamo “prendere il pane” nella casa dove Dio ha posto la sua dimora.

Carissimi e carissime, veniamo qui stasera a prendere un nutrimento spirituale affinché la nostra vita continui ad essere un dono per gli altri, come fece il Signore Gesù che passò sanando e beneficando tutti (cfr. At 10,38). Lo dicono coloro che sono stati con lui e in modo particolare l’apostolo Pietro.

Vi propongo per questa sera una delle antifone “O”; difficile capire da dove si siano originate, ma sappiamo che già al VI sec. sono pregate e cantate dalla comunità cristiana di Roma. Testimoniate da Boezio Severino e Gregorio Magno, che diventeranno poi santi, queste antifone ora ci preparano al Natale del Signore. Siamo invitati quindi ad invocare il Signore Dio come "Radice di Iesse"[1], sono quegli "inizi vitali" che hanno generato il Verbo della vita. Sono gli inizi della creazione, gli inizi di una discendenza, sono gli inizi della nostra vita, sono gli inizi di ogni azione che porta accoglienza e pace a chi incontriamo lungo il nostro cammino, sono gli inizi di quando ci apprestiamo ad intraprendere una nuova pagina della nostra vita.

Possiamo pensare e credere all'infinita bontà e misericordia di Dio, che venendo a porre la sua dimora in mezzo a noi, ha liberato ogni uomo dalle potenze del mondo. L'antifona "O" odierna esprime la grande forza di questo nostro Dio, onnipotente nell'amore e lento all'ira. È un germoglio che è stato generato da coloro che hanno preparato la sua venuta ed lo hanno salutato da lontano e nonostante tutto è giunto fino a noi oggi. Pensare e credere che QUI il Signore Gesù ha posto la sua dimora e da qui, assieme a Giuseppe e Maria è ritornato alla vita ordinaria di Galilea, pensare e credere questo significa che abbiamo in cuore e nelle nostre menti il segno della sua presenza, la manifestazione del suo Spirito affinché diventi utilità per tutti. Trova qui senso, direzione, via, accampamento (in senso biblico ovviamente, perché qui abbiamo delle grotte…) la grandezza di Dio che si è fatto uno di noi, che si è così abbassato per vivere la nostra esistenza, meglio ancora le nostre esistenze. Il segno quindi per i popoli è andato a segno, cioè la misura che Dio ha preparato per la salvezza dei popoli ha raggiunto il cuore umano, e se ciascuno lo desidera in cuore, può essere salvato perché Egli, il Signore, è causa di salvezza eterna. (cfr. Eb 5,7-9)

“…tacciono davanti a te i re della terra…”. Talvolta invece le "nazioni" sono quasi l'opposto. Si misurano nella potenza del parlare e sembra vincere chi ha la voce più forte, quando non è arrogante e pesante nel linguaggio, si contano la forza delle armi e degli armamenti in genere, si scatenano ire tra nazioni e contro altre nazioni e vi è sempre la legge del forte sul debole. QUI invece vale la legge del silenzio, anzi direi di più, vale la legge del frutto del silenzio. Mentre a Betlemme invochiamo nella Santa Notte, la nascita del Salvatore, a Gerusalemme si innalzano preghiere e suppliche affinché Dio salvi il suo popolo: “Gerusalemme Città di Dio, su di te sorgerà il Signore… in te apparirà la sua gloria…” è il responsorio di preghiera che in queste settimane si recita. Il Dio di Gesù Cristo invece ha rovesciato questa prospettiva umana e terrena, quella prospettiva che spesso regna sovrana del forte sul debole e che vediamo spesso anche in Medio Oriente è invece rovesciata completamente da un bambino che giace in una mangiatoia e quando anche i grandi della terra giungono qui si abbassano per qualche momento e comincia il silenzio. Noi oggi siamo qui anche per affidare una parola di intercessione, una parola di preghiera per le tante situazioni di bambini che qui e nel mondo soffrono a causa della malattia per eccellenza dell’uomo, la sclerocardia, la durezza di cuore. È una sclerosi, un indurimento, che colpisce il centro del nostro essere e operare con bontà, tocca quella facoltà con la quale si può vedere l’Invisibile. Ovvio che si può guarire altrimenti il sacrificio del Signore sarebbe stato vano. C’è bisogno di fidarci di lui e di non mollare la presa.

Vado quindi ad attingere ad uno dei Giganti che ha vissuto qui, a pochi passi da dove siamo ora, là dietro… (la grotta di Girolamo, c’è ancora il suo sepolcro, ma il corpo fu traslato a Roma nel XII sec.[2]), ebbe quindi a dire in una delle omelie che fece in questa chiesa:
«Potessi vedere ancora quella mangiatoia dove fu deposto il Signore. Ora noi, come se questo fosse ad onore di Cristo, abbiamo tolto quella di fango e ne abbiamo messa una d’argento; ma, per me, era molto più preziosa quella che è stata tolta. Argento e oro convengono al paganesimo, alla fede cristiana conviene che sia di fango quella mangiatoia! Colui che là è nato, in quella mangiatoia, disprezza l’oro e l’argento. Non intendo condannare chi ha fatto questo pensando di rendere onore a Cristo (non condanno neppure quelli che fecero le suppellettili d’oro per il tempio) però ammiro di più il Signore che, pur essendo il creatore del mondo, non nasce in mezzo a oro e argento ma nel fango». Girolamo, Omelia per la Natività del Signore (fine IV sec. d.C.)

Propongo infine visivamente una immagine. Questa passerà tra di voi. È un germoglio che spunta in mezzo al deserto, segno della vita che supera ogni condizione, a prima vista brulla e inospitale. Se la natura opera così attorno a noi, proviamo a pensare quanto l’amore di Gesù, autore e perfezionatore della fede, possa agire in noi e nelle nostre vite! Credo anche al di là di ogni aspettativa e previsione. Posso pensare che in questo tempo ognuno di noi, di voi porti in cuore dei sogni, delle previsioni per il futuro, delle responsabilità; questo è il tempo che il Signore di dà per portare a compimento la sua Parola fatta carne. In questa casa di Dio che è Betlemme possiamo chiedere al Signore di liberare la nostra vita se vediamo che è bloccata da qualcosa o da qualcuno. Siamo nel tempo giusto e favorevole per dire a Gesù: Vieni Gesù, Maranathà! Un germoglio di vita e amore possa spuntare per ciascuno di noi.


Har Karkom. Deserto del Negev centrale.

Vieni allora Gesù a liberarci, vieni non tardare. Noi siamo qui e attendiamo la tua venuta.

Responsorio
Vieni a liberarci, Signore, * Dio dell'universo.
Vieni a liberarci, Signore, Dio dell'universo.
V. Mostraci il tuo volto, e saremo salvi,
Dio dell'universo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Vieni a liberarci, Signore, Dio dell'universo.


Grazie e augurissimi di Buon Natale e Felice Inizio di Nuovo Anno 2018
Il Signore Gesù vi dia gioia e pace!


[1] “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. (…) Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà”. Isaia 11,1-10
[2] Le reliquie di san Girolamo sono nell’urna di porfido dell’altare papale di S. Maria Maggiore. I resti pervennero alla basilica nel XII secolo e furono riposti all’ingresso dell’Antrum Praesepi; nel 1409 la famiglia Guaschi li fece collocare in un altare appositamente costruito. Nel 1424, per mezzo di un lascito del cardinale Pietro Morosini, le ossa furono riposte in una cassetta d’argento del costo di 100 fiorini. Per la costruzione della cappella Sistina o del SS. Sacramento, Sisto V fece demolire la precedente, dedicata a S. Girolamo, al cui altare quattrocentesco si veneravano i resti. Secondo una leggenda il canonico Ludovico Cerasola, per evitare un'eventuale loro traslazione alla chiesa di S. Girolamo degli Schiavoni, li nascose nel pavimento a destra del presbiterio. In seguito il cardinale Domenico Pinelli riesumò la cassa d’argento contenente il corpo di S. Girolamo e la pose sotto la confessione. Rinvenuta la cassetta nel 1747 fu collocata definitivamente all’altare del Papa. Una sua reliquia si espone a S. Onofrio al Gianicolo. S. Girolamo nacque verso il 340 in una cittadina nei pressi d'Aquileia e morì a Betlemme nel 420; fu un fautore del culto delle reliquie. (SICARI G. Reliquie insigni e “Corpi santi” a Roma, Roma 1998)

mercoledì 6 dicembre 2017

TRA I "GIGANTI" DELLO STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM, OGGI LA MEMORIA DELLA SALITA AL CIELO DI PADRE VIRGILIO CORBO OFM (8.7.1918 - 6.12.1991)



Scavi a Macheronte (Giordania) 1978-1981. In alto sotto l'ombrellone p. Virgilio alla direzione di scavo. (foto Archivio SBF - Gerusalemme)

Ricordiamo Padre Virgilio Canio Corbo nel giorno dell'anniversario della salita al Cielo. La memoria ci è particolarmente cara in quanto fu uno dei "giganti" nella storia dello Studium Biblicum Franciscanum e nella ricerca archeologica legata ai Luoghi Santi del Nuovo Testamento. In particolare la ricerca condotta presso Cafarnao attorno al lago di Galilea portò la scoperta della casa dell'apostolo Pietro e del villaggio/città del Nuovo Testamento. Possiamo leggere qualche parola scritta da p.Virgilio nel rapporto di scavo su Cafarnao. La foto conclusiva riporta p. Virgilio (in piedi) mentre guarda il confratello p. Stanislao Loffreda durante lo scavo di Cafarnao.


L'INSULA SACRA (la stanza venerata sulla casa di Pietro apostolo)

“Lo scavo dell'insula sacra ci ha permesso di tracciare un piano più accurato e completo di un edificio ottagonale, già scavato parzialmente agli inizi del secolo. Attraverso il ritrovamento di una vasca battesimale sul lato orientale, è stato possibile accertare il carattere cristiano dell'edificio, il quale - in base ai ritrovati - va datato verso gli inizi del periodo bizantino.
Il suddetto livello bizantino è preceduto da un livello del periodo romano tardivo la cui nota distintiva è costituita da una domus ecclesia separata dal resto della città da un imponente muro di cinta.
A partire da questo livello sono state praticate diverse trincee attraverso le quali si è potuto seguire la lunga storia di questa insula a cominciare dal tardo periodo ellenistico.
In base ai ritrovati archeologici e alle fonti letterarie, una di queste umili abitazioni è stata identificata come la casa di San Pietro. Attorno a questa abitazione, già trasformata in domus ecclesia nel periodo romano antico, visse ininterrottamente una comunità di Giudeo-cristiani fino a quando i Bizantini smantellarono i vecchi edifici per erigervi un edificio più armonioso a pianta centrale”.
  
Grazie P. Virgilio! Tutto il bene, la ricerca, gli studi e gli scavi offerti non sono andati persi ma ne beneficiamo tutti!

martedì 5 dicembre 2017

IN MEMORIA DI P. VIRGINIO (GIUSEPPE) RAVANELLI OFM A TRE ANNI DALLA SALITA AL CIELO

 In memoria di p. Virginio Ravanelli Ofm

Ricordare una persona che "è andata avanti" e ha proseguito il cammino verso il regno eterno del Signore, significa portarne gli esempi, raccogliere il frutto buono del suo passaggio e chiedere al Padre di accoglierla nel regno di pace e misericordia. P. Virginio è passato in mezzo a noi lasciandoci un segno di perseveranza nella fede e di costanza nel vivere il dono della vita in tutti i suoi aspetti, gioiosi e tristi. Un professore e un maestro di escursioni in tutta la Terra Santa che ha saputo percorrere, studiare e insegnare.
Risuona forte la sua testimonianza di vita vissuta con queste sue parole:

"Soprattutto ringrazio Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Per dono di Dio ho raggiunto 70 anni, ma lungo il percorso ho avuto vari incidenti.
Qui voglio ricordare tre grazie particolari. Agosto 1928: caddi in una fontana piena di acqua. Per salvarmi la Provvidenza si servì di un cavallo che segnalò la disgrazia a un contadino. Agosto 1932: fui colpito contemporane amente da tifo e meningite e giacqui sul letto per cinque giorni come morto; poi mi ripresi. Il medico curante diceva: “Quello io lo conosco intus et foris. È morto due volte”. Luglio 1955: ricevetti la terza grazia quando, pazzo temerario e avendo in testa le imprese militari dei Faraoni, volli fare il bagno nel porto di Ugarit e corsi il pericolo gravissimo di annegare. Dio mi conser vò la direzione della riva e fui salvo. Nessuno se ne accorse; ne rendo testi monianza ora qui".
 
Qualche notizia di vita accademica di p. Virginio affinché sia di sostegno e forza per le attività allo Studium Biblicum e per chi ne desidera beneficiare.

Padre Virginio (Giuseppe) Ravanelli frequentò le Scuole Medie, il Liceo-Ginnasio e la Filosofia negli anni 1938-1947 a Villazzano, Campo Lomaso e Rovereto.

Seguì gli studi di Teologia nello Studentato Teologico di S. Bernardino (TN) negli anni 1947-1951. Ha frequentato gli studi per il Baccellierato, la Licenza e il Dottorato al PAA (Roma) e allo SBF (Gerusalemme) negli anni 1952-1957. Il 16 Maggio 1954 conseguì la Licenza in Re Biblica alla Pontificia Commissione Biblica con il massimo dei voti.

Il 27 Giugno 1957 difese la tesi dottorale al PAA, dal titolo: Psalmus 89 (88). Compositio - Doctrina. ricevendo il massimo dei voti. Conseguì presso il PAA il titolo di Dottore in Teologia Biblica il 13 Febbraio 1981 con la pubblicazione della Pars Dissertationis della tesi, dal titolo: Aspetti letterari del Salmo 89. (Pars Dissertationis, Thesis ad Lauream n. 262), Jerusalem 1980.

Fu Lettore di S. Scrittura dal 1957 al 1973 presso lo Studentato Teologico S. Bernardino (TN), dove insegnò il corso completo di Antico e Nuovo Testamento e la lingua Ebraica.

Dal 1973 fu Professore di S. Scrittura presso lo STJ dove insegnò Antico e Nuovo Testamento e dove fece la Guida delle escursioni bibliche fino al 1994.

Dal 1974 fu Professore allo SBF di Ebraico Biblico, di Esegesi Antico Testamento, e Guida delle escursioni bibliche fino al raggiungimento dei limiti di età previsti dall’ordinamento universitario.

Fu grande e maestosa l’impronta lasciata soprattutto nell’ambiente biblico e nella conduzione delle escursioni, parte integrante del programma accademico dello Studium Biblicum Franciscanum. Lo possiamo sicuramente considerare uno dei Padri Fondatori di questa importante disciplina accademica necessaria per capire ed entrare nel contesto biblico.


Grazie padre Virginio!

Per un approfondimento si guardi il sito web: 
http://sbf.custodia.org/default.asp?id=1654

martedì 21 novembre 2017

MEMORIA DELLA PRESENTAZIONE AL TEMPIO DELLA BEATA VERGINE MARIA - 21 NOVEMBRE 2017

Un abbraccio a tutti gli amici e a coloro che seguono questo blog!
Si celebra oggi nella liturgia cristiana cattolica (21 novembre) una memoria importante: la presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio. Molti artisti, lungo i secoli, hanno rappresentato questo evento. Possiamo ricordare Giotto, Cima da Conegliano, Alfonso Boschi, Tiziano, Fra Carnevale, Ludovico Mazzanti, Guercino...
A Gerusalemme fu anche eretta dall'imperatore Giustiniano nel 542 c.ca d.C. una chiesa per onorare la Vergine Maria. E' la grande chiesa di Santa Maria Nuova, conosciuta come la "Nea". 
Dalle parole di Procopio di Cesarea vediamo come era stata costruita:

Procopio di Cesarea, De Aedificiis, V.6 (VI sec.)

La gente del posto la chiamò: “La chiesa nuova (Nea)”... L’imperatore Giustiniano aveva ordinato di costruirla sulla più prominente delle colline (di Gerusalemme) e ne aveva indicato, tra l’altro, anche la lunghezza e la larghezza. L’altura però non era sufficientemente ampia per una tale opera: mancava un quarto dello spazio a sud e a est, dove i preti celebrano ordinariamente i misteri. Ecco dunque cosa escogitarono coloro a cui il lavoro era stato affidato. Posero i fondamenti alla base della collina e innalzarono una sostruzione elevantesi al pari della roccia e, raggiunta l’altezza voluta gettarono delle volte, creando in questo modo una piattaforma artificiale a livello del resto dell’edificio... In que­sto modo poterono realizzare una chiesa della lunghezza voluta dall’imperatore. Ma il tempio era ancora sprovvisto di colonne... Dio stesso mostrò nelle vicine montagne una qualità di pietra perfettamente adatta allo scopo... Fu estratta una quantità considerevole di enormi colonne, color fiamma, per sorreggere la costruzione, le une in basso, le altre in alto, altre ancora lungo i portici di cui l’edificio era circondato su tutti i lati, ad eccezione del lato orientale; due colonne furono innalzate davanti alla porta della chiesa. Il portico è designato sotto il nome di “nartece”, a causa, io penso, della sua scarsa larghezza; l’atrio che segue è circondato sui quattro lati da colonne. Le porte intermedie sono così maestose che preparano chi entra agli splendori che troverà all’interno. I propilei non sono meno degni di ammirazione e così pure l’arcata che è portata ad una mirabile altezza dalle due colonne. Più avanti vi sono due emicicli disposti l’uno in faccia all’altro sui lati della via che conduce alla chiesa. Sono inoltre opera dell’imperatore Giustiniano due ospizi, situati uno in fronte all’altro, il primo per gli stranieri pellegrini, il secondo per i malati poveri. Giustiniano dotò di importanti rendite annuali questo tempio della Madre di Dio".

Nel parla anche nel suo diario il pellegrino anonimo di Piacenza e così riferisce nel 570 d.C.:


"Dal Sion andammo alla basilica di Santa Maria, dove vive una grande comunità di monaci; là vi sono due ospedali, per gli uomini e per le donne, l’ospizio dei pellegrini, innumerevoli mense e più di tre mila letti per gli ammalati".



Il grande complesso della Basilica Nea fu scoperto a Gerusalemme dal grande archeologo Nahman Avigad. Dalle sue parole leggiamo anche la scoperta dell'iscrizione nella quale si legge la data della dedicazione della Basilica:


"La scoperta dell'iscrizione. Ritorniamo al nostro racconto: era 1'8 maggio del 1977. Il cingolato era occupato nello sgombero del materiale caduto dalle volte. Eravamo ancora ad un livello elevato, vicino al soffitto, e il lavoro continuava senza problemi, sotto il controllo di Shlomo Margalit. Alle ore 4,30 pomeridiane squillò il telefono a casa mia. Shlomo mi disse con emozione: «Ho trovato una iscrizione greca sul muro, è tardi, io sono qui solo, che cosa debbo fare?». Avevo sentito bene? Un'iscrizione sul muro oggetto degli scavi? Durante tutti quegli anni non avevamo mai trovato iscrizioni monumentali, ed improvvisamente questa novità!
Mi affrettai al luogo della scoperta e quasi non credetti ai miei occhi . Sulla parete rivolta a sud di uno degli ambienti a volta appariva una grande tabula ansata che conteneva un'iscrizione greca a 202 grandi caratteri, ben conservata, con un testo di ringraziamento al Signore; sotto di essa era tracciata una grande croce. Il tutto era a rilievo. Nessuno aveva mai visto una cosa simile nel paese.
Mi affrettai a togliere il terriccio dalla scritta e cominciai a leggere. Le parole «ergon» (opera) e «basileus (imperatore) Justinianus» mi saltarono agli occhi, e compresi subito di che cosa si trattava: era un'epigrafe dedicatoria, una specie di biglietto da visita! Era precisamente ciò che speravo di trovare in un luogo come quello, ma non credevo certo che saremmo stati così fortunati. Copiai in fretta e con emozione lo scritto e lasciammo il luogo al crepuscolo. Durante la notte tornai due volte per assicurarmi che tutto fosse in ordine. L'indomani ordinammo una sorveglianza continua.
Già durante la notte avevo dedicato alcune ore a decifrare l'iscrizione. Non sono un esperto della lingua greca, ma il contenuto e il significato erano chiari. Telefonai a Yoram Tsafrir e lo pregai di venire il mattino dopo agli scavi. Recentemente aveva compiuto un lavoro di ricerca sulla Gerusalemme bizantina; l'iscrizione sarebbe stata per lui un'esperienza straordinaria e la sua competenza preziosa per l'interpretazione. Convocai anche il padre domenicano Benoit, uomo di profonda cultura, che seguiva da vicino tutte le fasi dei nostri scavi. Egli rimase molto emozionato e continuava a mormorare: «Incredibile!». Per alcuni giorni passarono molti studiosi dell'archeologia di Gerusalemme per vedere l'iscrizione prima che fosse staccata e portata via. In considerazione del pericolo che rappresentavano per essa i lavori di costruzione che sarebbero continuati a lungo sul luogo, avevamo deciso infatti di trasportarla temporaneamente al sicuro e di farla tornare al suo posto in seguito.
Il lavoro difficile e delicato del distacco fu condotto a termine nel modo migliore dai tecnici del Laboratorio del Museo di Israele, Dodo Shenhav e Rafi Brown.
L'iscrizione era inserita in una tabula ansata secondo l'uso romano. La lunghezza della tabula era di m 1,58 mentre quella dello scritto era di m 1,20; l'altezza dei caratteri era di cm 8-10 ed era contenuta in cinque righe. I caratteri erano stati fatti a
rilievo nell'intonaco e quindi colorati in rosso. Lo stato di conservazione era quasi perfetto tranne poche lettere, quindi la lettura era agevole. Questo è il testo:

«Questa opera è stata fatta per la generosità dell'imperatore, il piissimo Flavio Giustiniano e con la sorveglianza e la diligenza di Costantino il Sacerdote santissimo e Padre del Convento (nell'anno) XIII della indizione».

L'iscrizione celebrava dunque la costruzione dell'edificio, della quale l'imperatore Giustiniano era stato promotore e protettore (è noto che egli aveva messo a disposizione il danaro per la costruzione e per il mantenimento della chiesa) ed alla quale aveva partecipato il monaco Costantino, dirigendone i lavori. La datazione secondo il conteggio della indizione non rende possibile stabilire l'anno preciso: l'indizione era l'intervallo di tempo di quindici anni tra il controllo dei beni dei sudditi dell'Impero e la valutazione che veniva fatta per stabilire l'ammontare delle tasse. All'epoca di Giustiniano il tredicesimo anno dell'indizione cadde tre volte: nel 534-535, nel 549-550 e nel 564-565 . L'anno 549-550 (cioè il sesto dopo l'inaugurazione della Nea) sembra il più probabile per la costruzione dell'edificio aggiunto. Il luogo in cui era stata posta la tabula ansata, quasi 8 m sopra al pavimento e dentro un bacino d'acqua, sotterraneo e completamente oscuro, prova che essa non era destinata ad esser letta dal pubblico. Era una scritta per la fondazione, che era stata vista soltanto durante la cerimonia dell'inaugurazione, ed era destinata a restare come suo ricordo.
Sembra che si riferisse non soltanto alla costruzione sovrastante, ma anche a un monastero del quale il padre Costantino era superiore o ancora a qualche altro edificio annesso".


 Fig. 1 Iscrizione dedicatoria della Basilica Nea - Israel Museum - Gerusalemme


Fig. 2 Testo dell'iscrizione riportata in grafico - Leah Di Segni - Gerusalemme

Fig. 3 Immagine di copertina del rapporto di scavo, vol V, di Nahman Avigad tutto improntato sulla Basilica Nea e aree adiacenti

Fig. 4 Disegno ricostruttivo della Basilica Nea secondo N. Avigad e collaboratori

Fig. 5 La Basilica Nea nel circello rosso nel mosaico della Chiesa di S. Giorgio a Madaba VI sec. (Giordania)

Fig. 6-7 L'area di scavo dell'antica Nea e le sue fondamenta (N. Avigad)


Bibliografia:


O. Gutfeld, JEWISH QUARTER EXCAVATIONS IN THE OLD CITY OF JERUSALEM conducted by Nahman Avigad, 1969–1982, Volume V: The Cardo (Area X) and the Nea Church (Areas D and T), final report, Gerusalemme 2011.

N. Avigad, Gerusalemme. Archeologia della Città Santa, Roma 1986.

Grazie quindi all'opera di ricerca di Avigad e di altri suoi collaboratori possiamo ancora oggi vedere qualche resto di quella che dovrebbe essere stata una magnifica basilica per il culto mariano.
Un saluto da Gerusalemme!