Benvenuti!

Chissà quanti ricordi abbiamo di geografia!
A partire dalle scuole elementari, è forse la materia più coinvolgente...
Se unita all'archeologia, ci aiuta a capire chi è passato prima di noi, cosa ci ha lasciato, come ha affrontato la vita con le sue forze, inerzie e bellezze...ma dove?

Tutto ciò specialmente in Israele-Palestina e tutta la "Terra del Santo"! In quella "mezzaluna fertile", teatro e origine delle civiltà.
Con questo blog desidero coinvolgere amici e tutte le persone di buona volontà nella ricerca e nell'amore verso questa Terra, amata e benedetta da Dio.

venerdì 7 giugno 2019

A 100 ANNI DALLA NASCITA DEL PROF. YOHANAN AHARONI

Ricordando un grande docente e maestro

Yohanan Aharoni (7 giugno 1919 - 9 febbraio 1976) fu un fine archeologo, geografo e storico israeliano. Ricoprì la carica di presidente del Dipartimento di Studi del Vicino Oriente e presidente dell’Istituto di archeologia dell’Università di Tel Aviv.
Portò a compimento la sua formazione presso l’Università Ebraica di Gerusalemme e iniziò a insegnare proprio là nel 1954. Tuttavia, nel 1968, si trasferì all’Università di Tel Aviv e divenne presidente del Dipartimento di Studi del Vicino Oriente e presidente dell’Istituto di Archeologia.

Aharoni ha partecipato a numerose esperienze e campagne di scavo, tra cui a Ramat Rachel (dintorni di Gerusalemme), a Tel Arad, a Tel Be’er Sheva, a Tel Hazor e a Lachish. Studiò anche le antiche strade nel Negev e partecipò alla scoperta delle grotte di Bar Kokhba nel deserto di Giuda, mentre ispezionava e scavava la regione del Mar Morto nel 1953. Fu autore, oltreché di una innumerevole serie di articoli, anche di alcuni libri: The Land of the Bible: A Historical Geography (1967), Beer-Sheba I: Excavations at Tel Beer-Sheba , 1969-1971 (1973), Investigations at Lachish: The sanctuary and the residency (1975), The Archaeology of the Land of Israel (1978), The Arad Inscriptions with Joseph Naveh (1981), Macmillan Bible Atlas with Michael Avi-Yohah (1993) ed infine lo straordinario Carta Bible Atlas (2002).
 
                        Al centro il prof. Aharoni mentre visita i lavori a Tel Gezer con il prof. Dever
                     A sinistra il prof. Aharoni in compagnia del prof. Yadin presso gli scavi di Masada
La copertina di uno dei più straordinari libri editati




mercoledì 27 marzo 2019

IN MEMORIA DI PADRE JACQUES FONTAINE OP


Giovedì 21 marzo si è spento all’età di 97 anni padre Jacques Fontaine, frate domenicano di Gerusalemme. Padre Jacques nacque a Rubaix in Francia nel 1922. Entrò nell’ordine dei Domenicani (Ordo predicatorum). Fu ordinato sacerdote il 18 luglio 1948. Fu inviato in Terra Santa a Giaffa e frequentò l’Università ebraica di Gerusalemme. Con alcuni suoi compagni nel 1960 si trasferirono a Gerusalemme dai Lazaristi. Dopo la guerra dei “Sei giorni” si iscrisse alla scuola per guide israeliana e ha ricevette il secondo premio dall’allora sindaco Teddy Kollek. Partecipò alla fondazione della Maison St. Isaie a fianco di Padre Bruno Hussar (fondatore poi di Nevé Shalom/Wahat Al Salam) di Padre Marcel Dubois (insegnante di filosofia all’Università ebraica di Gerusalemme). I tre desideravano assicurare una presenza cristiana nell’ambiente israeliano aiutando i cattolici di lingua ebraica ed erano quindi interessati ad intraprendere studi ebraici. Con la Bibbia in mano iniziò l’esplorazione della Terra Santa fino ad arrivare alla elaborazione del metodo BST (la Bible sur le terraine – la Bibbia sulla terra). Con la Bibbia in mano iniziò l’esplorazione del paese. In seguito, la sua vita si suddivise in due attività: d’estate era sulle strade, prima con una jeep da otto posti, poi due, tre jeep, e con lo sviluppo del paese e l’aumento della domanda…dovette servirsi di un pullman. Nacque allora l’iniziativa della “Bibbia sulla terra”. D’inverno, assieme ad un piccolo gruppo che contava fino a 10 persone,  si  impegnava nella lettura della Bibbia in ebraico, 5 ore al giorno, completata da una liturgia. “A furia di ripetere”, diceva di frequente, “il lessico entra e si inizia a pensare come la Bibbia.” La sigla BST riassumeva queste due attività: “Bibbia sulla terra” in estate e “Bibbia sotto la terra” in inverno. Ci lascia una eredità di metodo, di passione per le Scritture, di studio della terra coniugata con la geografia e l’archeologia che oggi sono preziosissime azioni per la cura dei pellegrini che vengono in Terra del Santo.

Di lui abbiamo il ricordo attraverso due testi che sono diventati la “magna carta” per il cammino nelle Terre Bibliche. “La Bibbia nella sua terra. Metodo per leggere la Parola di Dio in Terra Santa” (Padova 2010) e “Pellegrini con la Bibbia in mano. Un itinerario nella Terra di Dio” (Padova 2015).

Possa tu riposare in pace carissimo p. Jacques per scrutare i “cieli nuovi e le terre nuove” che nel cammino terreno hai gustato e insegnato.
Don Gianantonio Urbani

 Ottobre 2014. Un incontro con p. Jacques a Gerusalemme

giovedì 29 novembre 2018

IMPORTANTE DECISIONE DELL'UNESCO - I MURI A SECCO O MASIERE


Art of dry stone walling, knowledge and techniques
L’arte del muro a secco, conoscenza e tecniche

Croatia, Cyprus, France, Greece, Italy, Slovenia, Spain and Switzerland. Inscribed in 2018 (13.COM) on the Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity.


The art of dry stone walling concerns the knowhow related to making stone constructions by stacking stones upon each other, without using any other materials except sometimes dry soil. Dry stone structures are spread across most rural areas – mainly in steep terrains – both inside and outside inhabited spaces, though they are not unknown in urban areas. The stability of the structures is ensured through the careful selection and placement of the stones, and dry-stone structures have shaped numerous, diverse landscapes, forming various modes of dwelling, farming and husbandry. Such structures testify to the methods and practices used by people from prehistory to today to organize their living and working space by optimizing local natural and human resources. They play a vital role in preventing landslides, floods and avalanches, and in combating erosion and desertification of the land, enhancing biodiversity and creating adequate microclimatic conditions for agriculture. The bearers and practitioners include the rural communities where the element is deeply rooted, as well as professionals in the construction business. Dry stone structures are always made in perfect harmony with the environment and the technique exemplifies a harmonious relationship between human beings and nature. The practice is passed down primarily through practical application adapted to the particular conditions of each place.

La traduzione in lingua italiana della decisione UNESCO:
 
L'arte del muretto a secco riguarda il know-how relativo alla realizzazione di costruzioni in pietra accatastando pietre l'una sull'altra, senza l'utilizzo di altri materiali, eccetto qualche zolla di terreno asciutto. Le strutture in pietra a secco sono distribuite in gran parte nelle aree rurali - principalmente in terreni scoscesi - sia all'interno che all'esterno degli spazi abitati, sebbene non siano sconosciuti anche nelle aree urbane. La stabilità delle strutture è assicurata dall’attenta selezione e posizionamento delle pietre, e le strutture in pietra a secco hanno modellato numerosi e diversi paesaggi, formando vari modi di abitazione, agricoltura e allevamento. Tali strutture testimoniano i metodi e le pratiche utilizzate dalle persone dalla preistoria ad oggi per organizzare il loro spazio di vita e di lavoro ottimizzando localmente le risorse naturali e umane. Svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle frane, delle inondazioni e delle valanghe e nella lotta all’erosione e alla desertificazione della terra, aumentando la biodiversità e creando condizioni microclimatiche adeguate per l’agricoltura. I portatori e i praticanti di questo tipo di tradizione includono le comunità rurali in cui l’azione è profondamente radicata, così come i professionisti del settore delle costruzioni. Le strutture in pietra a secco sono sempre realizzate in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica un rapporto armonioso tra uomo e natura. La pratica viene tramandata principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle condizioni particolari di ogni luogo.

Confronta l'articolo sul Corriere della Sera:

Penso che la comunità scientifica possa accogliere con un grande plauso questa decisione dell’UNESCO di iscrivere presso il “Patrimonio culturale intangibile” l’arte della costruzione dei muretti a secco presso le colline e le montagne. Come recita la  motivazione dell’iscrizione, qui tradotta anche in lingua italiana, “Tali strutture testimoniano i metodi e le pratiche utilizzate dalle persone dalla preistoria ad oggi per organizzare il loro spazio di vita e di lavoro ottimizzando localmente le risorse naturali e umane”.

Da parte mia desidero aggiungere che sia l’Università di Padova che il carissimo e compianto prof. Terenzio Sartore di Marano Vicentino, con il suo gruppo di lavoro, discussero molto e promossero questo ambiente e questa archeologia del territorio. A suo tempo il prof. Sartore si dedicò alla cultura tradizionale del nostro territorio vicentino, attraverso un lavoro corale con il Gruppo di Ricerca sulla Civiltà rurale e scrivendo degli importanti volumi, editi dall’Accademia Olimpica di Vicenza, la “Civiltà rurale di una valle veneta. La Val Leogra” (1976) e “La sapienza dei nostri padri. Vocabolario tecnico-storico del dialetto del territorio vicentino” (2002). Questi due testi parlano con un grande respiro anche dei terrazzamenti, dei muretti a secco, le così dette masière, che non sono altro che dei muri a secco, sistemati lungo le colline e le montagne per il contenimento e la coltivazione del terreno. Altro gruppo di lavoro però legato all’Università di Padova è promosso dal prof. Armando De Guio, che nella rivista Post Classical Archaeologies, diretta dal prof. Brogiolo e dalla prof.ssa Chavarria Arnau, compose a più mani, un articolo dal titolo: «Remote sensing e archeologia di un paesaggio marginale» (cfr. PCA 5/2015).
Gli autori: De Guio, Migliavacca, Deiana e Strapazzon, discutendo sulla alta Val Leogra in Provincia di Vicenza, così si esprimono: «un’area ricca di attestazioni antropiche databili dall’antichità ai giorni nostri sia per la facile accessibilità dalla pianura, sia per la ricchezza di risorse offerte, specie nella parte meridionale…lo dimostra anche una foto aerea, datata 1958, dove è evidente una fitta serie di terrazzamenti ricollegabili ad almeno due fasi diverse. Detti localmente rive o nore, i terrazzamenti erano strette strisce di terreno normalmente comprese tra due masière, muri a secco di contenimento; esistevano pero anche i ciglioni, scarpate senza muri, realizzate con cospicuo spostamento di terra, ma con ridotta regolazione idrica. Il terrazzamento dei pendii, fino a costituire dei veri e propri gradoni, serie di ripiani irregolari, sostenuti da scarpata a ciglioni o da muri a secco, era funzionale infatti anche alla regolazione delle acque di cui la zona e ricchissima, sia per sorgenti naturali sia per l’elevata piovosità. I terrazzamenti sono collegabili per la maggior parte ad una agricoltura povera che strappava spazi sui ripidi pendii dove la neve rimaneva per mesi; ma vi si ricavavano anche prati da sfalcio, connessi all’allevamento del bestiame che alle quote intorno ai 600 metri poteva ricorrere ad aree di sosta sfruttate nelle stagioni intermedie (masi, stavoli o maggenghi), prima di salire alle quote montane per il pascolo estivo…» (pagg. 246-247).

Grazie quindi ai nostri ricercatori e studiosi per questo contributo di memoria e tradizione che, assieme alla decisione dell’organismo ONU per la cultura, ci rendono universali nelle conoscenze e nelle pratiche sul territorio.

Gianantonio Urbani
Studium Biblicum Franciscanum - Gerusalemme


Seguono alcune immagini provenienti da alcune valli del Vicentino che testimoniano la cultura dell'utilizzo dei muri a secco:

 Valle Agno (VI) - Località Pelade - resti di muro a secco

 Valle Leogra (VI) - località Tretto - muro a secco lungo il torrente

Valle Leogra (VI) - località Tretto - muro a secco aggiunto per il contenimento