domenica 6 maggio 2012

SCOPERTE


L'ANTICA CAPITALE FU SCOPERTA NEL 1812

Petra i 200 anni della «città rosa»

Si faceva chiamare cheikh Ibraihim, conosceva l’arabo, viveva tra Aleppo e Damasco, spacciandosi per un mercante. Divenne musulmano dopo aver studiato il Corano e l’Oriente islamico, ma il primo - e forse unico - amore della sua breve carriera di esploratore (morì al Cairo a soli 33 anni di età) fu l’Africa. Nel 1809 mise a punto una spedizione che avrebbe dovuto cercare le sorgenti del fiume Niger, missione che fu lo scopo della sua vita. Non arrivò mai alle fonti che sgorgano dai monti Loma, tra Guinea e Sierra Leone. Ma girovagando per Siria, Giordania ed Egitto alla ricerca di carovane in viaggio verso il cuore dell’Africa nera, incappò in alcune scoperte sensazionali.

Percorrendo la strada tra Damasco e Il Cairo, passando per la Giordania (la cosiddetta "via dei re" che raggiunge Aqaba e poi, attraverso il Sinai, la capitale egiziana), Johann Ludwig Burckhardt (questo il vero nome del nostro esploratore), aveva sentito favoleggiare di una mitica città perduta stretta tra le rocce di Wadi Musa, una località dall’indubbio sapore biblico. Si era allora finto un pellegrino sulla strada della Mecca e aveva ottenuto di essere accompagnato alla tomba che la tradizione identifica con quella del profeta Aronne per sacrificare un capretto, alla sommità di una vetta chiamata Jebel Haroun.

Era il 22 agosto 1812: insieme ad una guida locale cheikh Ibrahim potè penetrare nel siq, il lungo canyon naturale che porta al cosiddetto Tesoro del Faraone (la tomba nabatea immortalata nel celebre film Alla ricerca dell’Arca perduta) e che costituisce l’ingresso dell’antica città dei nabatei. Il naturalista e orientalista di origini svizzere (formatosi però in Germania, Austria e Inghilterra, con una specializzazione a Cambridge), probabilmente sopraffatto da ciò che vedevano i suoi occhi, non riuscì neppure a fare qualche schizzo delle meraviglie della "città rosa", come usavano i viaggiatori del tempo. Tuttavia diffuse la notizia tra gli studiosi e gli europei presenti in Medio Oriente ed in Egitto e ne scrisse nel suo diario di viaggi intitolato Travels in Syria and the Holy Land, pubblicato dopo la sua morte.

L’esplorazione delle fonti del Niger restava però la sua priorità. Risalì allora il Nilo, e tra le sabbie di Dongola scoprì quasi per caso il tempio di Abu Simbel; viaggiò attraverso la Nubia, raggiunse Mecca e Medina, esplorò la penisola del Sinai. Fiaccato da febbri e dissenteria, fu costretto a ritornare al Cairo, dove morì nel 1817. Venne sepolto in un cimitero musulmano, con il nome arabo che lo aveva accompagnato nelle sue peregrinazioni in Medio Oriente e Nordafrica.

Già qualche anno dopo la sua morte, le prime missioni archeologiche iniziarono a lavorare a Petra, portando alla luce i resti dell’epoca idumea, i tesori del periodo nabateo, la città romana, le rovine dell’epoca bizantina, le fortificazioni dell’epoca crociata.

«Ci sono pochi siti archeologici al mondo più famosi di Petra», spiega padre Eugenio Alliata, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. «In seguito alla sua riscoperta, nel 1812, la fama di questa città perduta è andata sempre più crescendo, e così anche la nostra conoscenza dei nabatei, la popolazione che ha praticamente creato questa realtà». Venuti dal deserto nel VI secolo a.C., i nabatei trasformarono la città, difesa da una chiostra di montagne che la rendono inaccessibile, prima in un centro di transito per le carovane impegnate a trasportare le spezie, le gemme e gli ori dell’Oriente verso il Mediterraneo. Infine nella capitale di un regno che rivaleggiò per cultura e ricchezze con le città ellenistiche (IV-I secolo a.C.) fino alla sottomissione da parte dei romani sotto l’imperatore Traiano (106 d.C.).

Visitare oggi Petra, a 200 anni dalla sua restituzione al mondo, con i suoi monumenti, i suoi palazzi, i suoi teatri, i suoi templi, significa spalancare gli occhi su una civiltà che ha saputo trasformare il deserto in un luogo vivibile, attraverso una sapiente gestione delle risorse idriche. Significa accostarsi ad una religione pre-islamica (i nabatei erano politeisti) affascinante e per molti versi misteriosa. Ma ci permette anche di accostarci ad un contesto geografico dove sono continui i richiami biblici e dove si formò una antica e fiorente comunità cristiana. «Giudicando dalle fonti storiche e dai resti archeologici - prosegue padre Alliata - il cristianesimo dovette introdursi abbastanza presto nella regione, forse già prima di Costantino (IV secolo d.C.), continuare ancora per qualche tempo dopo l’arrivo dell’islam (634 d.C.), e riprendere durante l’epoca crociata (XII secolo) con la costruzione di castelli sia in Petra medesima che nella vicina Shobak».

Tra i ritrovamenti più importanti in ambito cristiano, la scoperta, in una stanzetta laterale della basilica, di 152 rotoletti di papiro: contratti commerciali, moduli di tasse, promesse di matrimonio, dove i nomi delle persone manifestano l’influenza della tradizione biblica sovrapposta all’eredità nabatea.

«Petra - scrisse Lawrence d’Arabia un secolo dopo le imprese di Burckhardt - è il più bel luogo della terra. Non per le sue rovine, ma per i colori delle sue rocce, tutte rosse e nere con strisce verdi e azzurre, quasi dei piccoli corrugamenti, e per le forme delle sue pietre e guglie, e per la sua fantastica gola, in cui scorre l’acqua sorgiva e che è larga appena quanto basta per far passare un cammello». Ancora oggi, per essendo un miracolo fragile (le minacce vengono soprattutto dall’incedere del tempo e dai fenomeni dell’erosione), per le decine di migliaia di viaggiatori che la affollano ogni anno la magia si ripete.

Giuseppe Caffulli
© riproduzione riservata





sabato 28 aprile 2012


Presentazione del libro sulla Vicenza Romana
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Presentazione del libro: Vicenza Romana. Un itinerario storico-archeologico tra paganesimo e pellegrinaggio (a cura di Franco Mattiello)

11 maggio 2012

Gran Caffè Garibaldi, piazza dei Signori, ore 20.30

Questo testo appartiene alla collana “Bibbia e Terra Santa”, edita dalle Edizioni Messaggero e curata dall’Ufficio Pellegrinaggi della diocesi di Vicenza. Il libro, senza scopi scientifici ma divulgativi, vuole essere un invito a conoscere Vicenza: una città che aspetta di essere ricomposta, scoperta e valorizzata, frammento per frammento.




domenica 22 aprile 2012

Ecco la Santa!

Cari amici,
solo per sentirmi un po' vicino a voi.
Ecco una foto di Gerusalemme, la Santa, durante il tramonto di questa domenica primaverile.
Saluti cari a tutti!


sabato 21 aprile 2012

ARCHEOLOGIA IN ISRAELE


Israele, dove l’archeologia è da notizia in prima pagina

Da un articolo di Avigayil Kadesh (prima parte)
 
Come paese, Israele è proprio piccolo. Ma per quanto riguarda i siti archeologici è enorme. È dalla metà del XIX secolo che gli archeologi in cerca di testimonianze bibliche scavano e studiano antichi “tesori” archeologici. Ma è dopo l’indipendenza di Israele nel 1948 che l’attività archeologica è veramente decollata.
Scoperte affascinati spesso arrivano sulle prime pagine dei giornali. Tanto per dare un’idea, nel solo dicembre 2011 vicino al Muro Occidentale (“del pianto”) a Gerusalemme è stato rinvenuto un raro sigillo in creta, antico di duemila anni, uno dei pochissimi manufatti mai trovati risalenti al periodo del Secondo Tempio, mentre la Israel Antiquities Authority, durante i lavori per la costruzione di un nuovo sistema di rifornimento idrico nelle colline costiere di Giudea, trovava i resti di un bagno bizantino. Sempre nel dicembre scorso, i ricercatori dell’università di Tel Aviv pubblicavano un lavoro sui loro ritrovamenti più interessanti dell’anno precedente: denti umani dell’Homo sapiens moderno trovati in una grotta vicino a Tel Aviv e che precedono di 200.000 anni l’Homo sapiens africano: una scoperta che ha permesso di aggiungere un nuovo pezzo al puzzle dell’evoluzione umana.
Nel 2010 la Israel Antiquities Authority ha eseguito intensi sopralluoghi durante i lavori per la costruzione del tram leggero di Gerusalemme, recentemente completato. Tra le scoperte, una parte di un villaggio ebraico risalente a circa il 135 e.v. (sessantacinque anni dopo che i Romani avevano distrutto il Secondo Tempio ed esiliato molti ebrei); 264 monete d’oro identiche fra loro, relative all’ultimo imperatore bizantino che governò su Gerusalemme; l’accampamento di una legione romana del II secolo; un villaggio del XII secolo; resti di monasteri bizantini.
Nel 2009 gli archeologi israeliani hanno rinvenuto a Migdal (Magdala), presso Tiberiade, la più antica raffigurazione della menorah (candelabro a sette braccia) in un’incisione che risale al periodo del Secondo Tempio, duemila anni fa.
Jon Seligman, a capo di scavi e ricerche della Israel Antiquities Authority, non può trattenersi dal sorridere se gli si chiede di nominare i ritrovamenti più importanti degli ultimi 64 anni. “L’archeologia in questo paese è stata completamente rivoluzionata negli oltre sessant'anni di esistenza dello Stato”, spiega. La lista dei siti archeologici ne enumera almeno settanta. Un elenco (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/History/Early+History+-+Archaeology/Cumulative+table+of+contents+-+Archeological+Sites.htm

Per la maggior parte i siti archeologici più importanti vengono preservati come parchi nazionali, dopo il completamento degli scavi. Tra i più importanti bisogna ricordare:

• Masada, l’antica fortezza di Erode il Grande affacciata sul Mar Morto (oggi uno dei luoghi turistici più popolari di Israele per via del suo ruolo drammatico nella storia della resistenza ebraica contro l’Impero romano). Si veda (in inglese):
http://www.parks.org.il/BuildaGate5/general2/data_card.php?Cat=~25~~736559308~Card12~&ru=&SiteName=parks&Clt=&Bur=540656532

• Megiddo, antico e importante crocevia che già nel III millennio a.e.v. era una città fortificata con enormi mura. Si veda (in inglese):
http://www.parks.org.il/BuildaGate5/general2/data_card.php?Cat=~25~~584902694~Card12~&ru=&SiteName=parks&Clt=&Bur=540656532

• Beit Guvrin-Maresha, con le sue cave millenarie, grotte sepolcrali, magazzini, strutture produttive, nascondigli e nicchie. Si veda (in inglese):
http://www.parks.org.il/BuildaGate5/general2/data_card.php?Cat=~25~~131474600~Card12~&ru=&SiteName=parks&Clt=&Bur=540656532

• Ashkelon, il porto più antico e più grande conosciuto in Israele, fiorente centro commerciale durante il periodo romano. Si veda (in inglese):
http://www.parks.org.il/BuildaGate5/general2/data_card.php?Cat=~25~~879864773~Card12~&ru=&SiteName=parks&Clt=&Bur=540656532

E poi ancora
• Acco, la capitale marittima del regno Crociato. Si veda (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/History/Early%20History%20-%20Archaeology/Akko-%20The%20Maritime%20Capital%20of%20the%20Crusader%20Kingdom

• Avdad, la città nabatea nel deserto del Negev. Si veda (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/History/Early%20History%20-%20Archaeology/Avdat%20-%20A%20Nabatean%20City%20in%20the%20Negev

• Beit She’an, città biblica, poi diventata la Scitopoli ellenistica e romano-bizantina. Si veda (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/History/Early%20History%20-%20Archaeology/Beit%20She-an%20-%20A%20Biblical%20City%20and%20Scythopolis%20-%20A

• Cesarea, il grande porto romano e la fortezza crociata. Si veda (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/History/Early%20History%20-%20Archaeology/Caesarea-%20from%20Roman%20City%20to%20Crusader%20Fortress

• Cafarnao, la città di Gesù con la sinagoga ebraica. Si veda (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/History/Early%20History%20-%20Archaeology/Capernaum%20-%20City%20of%20Jesus%20and%20its%20Jewish%20Synagogue

• Qumran, il sito dei Rotoli del Mar Morto. Si veda (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/History/Early%20History%20-%20Archaeology/Qumran%20-%20Center%20of%20a%20Jewish%20sect%20of%20the%20Second%20Tem

Infine, naturalmente
• la Città di David, il nucleo dell’antica Gerusalemme, insieme a tutta l'area del Muro Occidentale e Meridionale attorno al Monte del Tempio. Si veda (in inglese):
http://www.parks.org.il/BuildaGate5/general2/data_card.php?Cat=~25~~251037795~Card12~&ru=&SiteName=parks&Clt=&Bur=540656532
ad anche:
http://www.cityofdavid.org.il/en e http://www.archpark.org.il/

“Ognuno di questi, e altri, siti è a suo modo estremamente importante” dice Seligman. La Israel Antiquities Authority gestisce circa 300 scavi all’anno, vale a dire circa il 95% di tutti gli scavi archeologici in Israele. Gli scavi solitamente vengono effettuati su colline (in ebraico “tel”) formate dai resti di antichi insediamenti. “Abbiamo mediamente trenta scavi in corso ogni giorno – dice Seligman – Israele è così ricco di archeologia che perfino a questo ritmo possiamo andare avanti ancora molti anni”.
La Israel Antiquities Authority fornisce anche docenti per un programma di cinque mesi in inglese su archeologia e conservazione storica, attraverso l’International Conservation Centre di Acco. Inoltre, le università israeliane si associano alle università straniere negli scavi estivi aperti a lavoro di volontari.
Lo scavo, la scoperta e l’analisi fanno parte di un processo tenuto in attenta considerazione, sottolinea Seligman. “Dobbiamo badare non solo a quello che scaviamo, ma anche a quello che non scaviamo. Facciamo sempre il minimo indispensabile, perché lo scavo è di per sé un processo distruttivo e bisogna pensare a ciò che dobbiamo lasciare alle generazioni future. In generale, cerchiamo di lasciare il materiale sul sito a cui appartiene e decidiamo di portare i reperti in un museo solo quando non c’è alternativa. Un pavimento di mosaico, ad esempio, deve stare per terra, non appeso a un muro”.
Non tutti gli scavi vengono conservati per essere aperti al pubblico. “La manutenzione è costosa, per cui non possiamo permetterci di rendere accessibili tutti i siti”, spiega Seligman. Quelli che non sono diventati parchi nazionali vengono di nuovo coperti, dopo che gli archeologi hanno condotto le loro ricerche.
Nelle prossime puntate, con l’aiuto di Seligman e di Aren Maeir, noto archeologo dell’università Bar-Ilan, illustreremo alcuni degli scavi più significativi e interessanti degli ultimi venticinque anni, elencati senza un ordine particolare.
[continua]

http://www.antiquities.org.il/home_eng.asp

domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua!


Cristo è risorto! E’ veramente risorto! Alleluia!

Dov’è o morte la tua vittoria? Dove ci mostri il tuo pungiglione? Dove riesci a scalfire le nostre povere vite?

Tu o morte sei stata vinta da Colui che da sempre ci ama e ci vuole a sé, è il Signore della Vita, Colui del quale diciamo “Tu sei la nostra pace, in te riposo o Signore, mai sarò deluso, tu vieni in mio soccorso e mi strappi dalle tenebre per condurmi alla luce…”.
E sono proprio le donne che, sull’albeggiare, quando nessun discepolo vi pensa, s’avviano con gli aromi verso il sepolcro per “ungere” e preparare Gesù dopo la sua morte, forse l’ultimo omaggio pietoso verso un amore perduto, proprio un’ultima testimonianza di una fede che la morte aveva cambiato il ricordo. A nessuna di queste tre donne, mentre camminano verso il sepolcro, canta in cuore un filo di quell’Alleluia della speranza. Nessuna di loro osa guardare al di là del sepolcro. Solo la pietra era un impedimento incredibile per l’ultima azione di amore al Maestro Gesù, così tanto amato e seguito.
Chissà, carissimi, cosa avranno pensato queste donne mentre si avvicinavano al luogo della morte e della fine di tutto…chissà che sentimenti e paure avranno avvolto il loro cuore ed il loro camminare…chissà come avremmo reagito noi di fronte ad una ingiustizia così grande ed immensa…quanti chissà…
Eppure Gesù, durante le sue salite a Gerusalemme, le aveva avvisate, le teneva deste su questo finale cruento ma anche unico ed inaspettato. Erano state loro ad accompagnarlo e sostenerlo con le loro cure, fin dalla lontana Galilea, ma non si erano accorte che proprio Gesù le aveva condotte, e le stava conducendo nel luogo del grande amore per sempre.
Quindi si dirigono al sepolcro con il cuore colmo di tenebra, morte e turbamento grande ma è lì che avviene ciò di cui noi parliamo, crediamo e speriamo da 2000 anni. L’infinita bontà del Maestro, del Messia Gesù, dell’amore straordinario e fedele del Padre ci porta a vedere e sperimentare la risurrezione. Gli elementi sono così scarni che non si può credere che per fede, sì con quegli occhi del cuore che nessun ragionamento umano potrà mai contenere. La pietra rotolata, il sepolcro, il giovane in veste bianche, un giardino ma soprattutto le parole che queste donne ascoltano e andranno a dire ai discepoli.
Gesù si manifesta a loro e a noi oggi nella forza della sua Parola;  credo che da questa notte e per tutto il tempo pasquale fino alla Pentecoste siamo chiamati a fare quei passaggi di amore che Gesù ci indica. Siamo chiamati a metterci in cammino in una fede cristiana autentica, genuina, fedele e condivisa. In un tempo difficile e di crisi, è necessario “stringersi a lui pietra viva” ed edificare il nostro essere come discepoli amati e diletti.
Queste donne, fedeli annunciatrici del Signore Risorto, ci spingono ad esercitare la carità di Cristo con urgenza e fedeltà. E’ una questione importante per ciascuno di noi, dal più piccolo di noi al più grande, ognuno secondo i suoi doni e le sue possibilità. E quando dico “doni”, non c’è nessuno che non ne abbia almeno uno per la crescita di tutti, perché tutti siamo stati salvati a caro prezzo.
E se il Signore “ci precede in Galilea” significa che è Lui, nella vita quotidiana, ad assumere un compito unico: essere il protagonista della nostra vita. Cioè, è proprio Lui che sostiene le nostre azioni e le rivolge al Padre dei Cieli. Continua ad essere Lui il Maestro che insegna il cammino da percorrere. La Chiesa ne è solo una testimone e ci incoraggia ad andare verso di Lui.
“Ho cercato in questi giorni che sono con voi, di aiutarci a capire che possiamo fidarci: ciò che accadde  quel giorno era e rimane il centro attorno al quale tutto il resto si muove, dal quale tutto deriva e verso il quale tutto si incammina. Esistono tante luci, vere e apparenti, chiare e fosche; questa è quella che brillerà più a lungo!”.
E infatti “tutte le promesse di Dio sono divenute un “sì” in Gesù Cristo per questo noi stanotte (stamattina) siamo qui a dire a Lui la nostra verità e vita”! Dio, nella sua bontà e misericordia non ha mai ritirato le sue promesse antiche e sempre nuove. Oggi ancora una volta ci conferma che è possibile vivere da risorti in Gesù, mostrarsi dal profondo del cuore come suoi discepoli.
Perciò, sia per tutti una Pasqua nel nome di Gesù Cristo Risorto, sia per ciascuno un “passaggio” ed una méta da continuare a calibrare e mirare. A chi fa fatica ed è in crisi dico: “Vieni e cammina con noi”; il Signore Risorto non farà mancare la grazia e l’audacia del suo Spirito Santo.

Buona Pasqua!

sabato 31 marzo 2012

Buona Settimana Santa!


E’ risorto, non è qui!

“…Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto".   
(Vangelo di Marco 16,5-7)

Cari amici e amiche,

con la commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e la celebrazione della domenica delle Palme, inizia “la Settimana Santa”, punto focale della nostra vita cristiana alla sequela del Signore Gesù. Vi raggiungo, per grazia, dalla Santa Città per augurarvi di vivere questi misteri della fede con un rinnovato stile di preghiera e disponibilità di cuore.
La Pasqua del Signore oramai vicina porti a ciascuno la convinzione di andare ad annunciare che Egli è vivo e ci precede nel cammino della vita quotidiana. Là lo vedremo e lo incontreremo se sapremo metterci alla Sua scuola.
Preghiamo amorevolmente gli uni per gli altri affinché lo spirito di Gesù Risorto abiti in noi e ci spinga ad annunciare il Suo amore misericordioso e fedele fino ai confini estremi.
Auguri!

Don Gianantonio