venerdì 2 settembre 2011

Una spada ed una menorah


Una spada appartenuta a un soldato romano, col suo fodero, e l’incisione di una menorah del Tempio su un oggetto di pietra: questi gli ultimi reperti che sono stati trovati durante i lavori che la Israel Antiquities Authority sta compiendo nel canale di drenaggio risalente a duemila anni fa, tra la città di David e il parco archeologico di Gerusalemme.
Il canale venne usato dagli abitanti Gerusalemme come nascondiglio e rifugio dai romani durante la distruzione del Secondo Tempio (I sec e.v.).
Nel corso dei lavori che la Israel Antiquities Authority sta effettuando nell’antico canale di drenaggio di Gerusalemme, che inizia alla vasca di Siloam e corre dalla città di David al parco archeologico vicino al Muro Occidentale, sono stati recentemente trovati notevoli reperti che gettano nuova luce sulla storia della distruzione del Secondo Tempio. Gli scavi vengono condotti per la Israel Antiquities Authority in collaborazione con la Nature and Parks Authority e sono finanziati dalla City of David Foundation.
Recentemente è stata rinvenuta una spada di ferro vecchia di duemila anni, ancora nel suo fodero di pelle. Sono state trovate anche parti della cintola che reggeva la spada. Secondo i direttori degli scavi Eli Shukron, della Israel Antiquities Authority, e Ronny Reich, dell’Università di Haifa, “sembra che la spada appartenesse a un fante della guarnigione romana di stanza in terra d’Israele allo scoppio della Grande Rivolta contro i romani nel 66 e.v. E’ sorprendente il buono stato di conservazione della spada: non solo la sua lunghezza (ca. 60 cm), ma anche la conservazione del fodero in pelle (un materiale che generalmente si disintegra rapidamente) e di parte della sua decorazione”.
Nel terreno sottostante la strada, sul lato del canale di drenaggio, è stato poi trovato un oggetto di pietra decorato con una rara incisione di una menorah. Secondo Shukron e Reich, “è interessante il fatto che, sebbene si tratti di una rappresentazione del candelabro a sette braccia, qui ne compaiano solo cinque. Anche il disegno della base della menorah è estremamente interessante perché mostra qual era l’aspetto della menorah originale, che sembra fosse a forma di tripode”.
Importante anche il fatto che l’oggetto di pietra sia stato rinvenuto nel punto finora più vicino al Monte del Tempio. I ricercatori suppongono che un passante, vedendo la menorah e colpito dalla sua bellezza, abbia inciso le sue impressioni su una pietra e in seguito abbia buttato il suo “schizzo” sul bordo della strada, senza immaginare che la sua creazione sarebbe stata ritrovata duemila anni dopo.
Fonte: MFA, 08.08.11
In dettaglio sopra la spada e la menorah

mercoledì 10 agosto 2011

Apertura imminente di un tunnel a Gerusalemme


Watch: Ancient escape tunnels discovered in Jerusalem

Hidden escape ways dug by Jews during Roman times revealed beneath City of David

Eli Mandelbaum

Jerusalem, Tisha B'Av, 70 AD. Roman legions swarm across the city and head for the Temple. Jewish rebels, determined to fight seek refuge, albeit temporary, in underground tunnels, dug beneath the City of David.

Some 2,000 years later, Israel's Antiquities Authority finished its excavation of the site, which will soon be open to visitors. Ynet was given a fascinating sneak peek at the historical site

Guarda il video di un tunnel antico scoperto a Gerusalemme – Città di Davide

E’ l’ipotesi di una via di fuga, scavata dagli ebrei, durante l’epoca romana secondo Eli Mandelbaun.

Siamo a Gerusalemme, Tisha B’Av 70 d.C. Legioni romane sono in tutta la città ed invadono l’area del Tempio. Ebrei ribelli, determinati a combattere, trovano rifugio seppur temporaneo, nelle gallerie sotterranee, scavate sotto la città di Davide.

Circa 2000 anni dopo, Israele, attraverso l’Autorità per le Antichità ha terminato lo scavo del sito e presto sarà aperto ai visitatori. Con questo video di Ynet potete dare uno sguardo a questa affascinante avventura nelle profondità di Gerusalemme.

(Traduzione a cura di Gianantonio Urbani)

lunedì 8 agosto 2011

Nuova scoperta in Israele

Ad Akko, splendida città posta sulla costa del Mediterraneo più conosciuta con il nome latino di San Giovanni di Acre, la Israel Antiquity Authority ha portato alla luce, scavando a 100 metri ad ovest da Tel Akko, un interessantissimo edificio pubblico di periodo bizantino risalente a 1500 anni fa che può essere identificato come un edificio di culto ovvero una Chiesa.
Secondo Nurit Feig, direttore dello scavo per conto della Israel Antiquities Authority, “Fino ad oggi le fonti cristiane ricordavano Akko ed il suo vescovo come una delle fondamentali località per il costituirsi della religione cristiana. Di ciò, ora sembra emergere dall’archeologia una prima tangibile prova. Si tratta di una scoperta importante per lo studio di Akko perché fino ad ora non sono stati ritrovati reperti risalenti al periodo bizantino, salvo quelli emersi dal quartiere residenziale situato vicino al mare”.
La IAA ha portato alla luce quello che appare come un grande edificio pubblico d’imponente costruzione così come i resti – tegole, pezzi di decorazioni in marmo, la ceramica e le monete – fanno pensare ad una struttura pubblica, probabilmente una chiesa, che veniva utilizzata dal Vescovo della città di Akko, nel periodo bizantino
Tubi di terra cotta sono emersi al di sotto dei livelli della parete e pavimenti a mosaico decorano una delle sue stanze. Gli abitanti dell’edificio avevano un’abbondante scorta di acqua proveniente da un pozzo che si trovava in uno dei cortili di l’edificio.
Le fonti paleocristiane raccontano come i vescovi di Akko e Cesarea parteciparono a importanti conferenze internazionali ed incontri che si occupavano di esporre la dottrina religiosa cristiana, così da attestare la centralità del cristianesimo ad Akko. Oltre a ciò, un anonimo pellegrino dalla città di Piacenza in Italia raccontava lo splendore della città nel corso dell’anno 570 d.C, in cui menziona le belle chiese all’interno del perimetro stesso della città.
La scarsità di resti bizantini che sono stati fino a questo momento rinvenuti può essere attribuita alle successive distruzioni.
Estremamente poi interessanti i materiali di rimpiego rinvenuti: materiali ellenisitici rinvenuti tra le fondamenta della struttura bizantina; in particolare, si tratta di vasellame proveniente dal bacino mediterraneo, tra cui anfore dall’Isola di
Rodi come indicato dalle maniglie che portano i nomi dei governatori.
Fonte: www.ilturista.info


mercoledì 3 agosto 2011

Un'ottimo libro sul "Gesù storico"

Dunn James D. "Cambiare prospettiva su Gesù. Dove sbaglia la ricerca su Gesù storico", Paideia Editrice, Brescia 2011
Per i modi in cui è stata condotta negli ultimi due secoli, la ricerca sul Gesù storico pare all'autore di questo saggio viziata da una prospettiva che da una parte non ha consentito di distinguere tra gli effetti suscitati da Gesù e l'immagine che successivamente ci se ne è fatta, dall'altra ha privilegiato l'aspetto letterario della tradizione di Gesù precludendosi la comprensione della trasmissione orale della stessa tradizione e travisando così il modo di pensare gli effetti suscitati da Gesù. Scopo del breve saggio di J.D.G. Dunn è di contribuire a modificare l'eredità dell'impostazione letteraria della ricerca storica su Gesù. La tradizione di Gesù non fu inizialmente un testo scritto, viveva nella tradizione orale. Più che conservata era utilizzata; più che preservata, eseguita; più che letta, ascoltata. Trattarla come manufatto cristallizzato, da sottoporre a dissezione clinica, equivale a perderla. La sua variabilità non è segno di degenerazione né di corruzione, bensì mette direttamente a contatto con la tradizione che si trovarono a vivere i primissimi gruppi cristiani, e che in quanto tale può ancor oggi essere ascoltata e trovare risposta in chi l'ascolta.

James D.G. Dunn è professore emerito di Teologia all'Università di Durham in Inghilterra. Autore di saggi e studi di meritata fama internazionale, per i tipi di Paideia ha pubblicato La teologia dell'apostolo Paolo e Gli albori del cristianesimo, 1. La memoria di Gesù (in 3 tomi), opera della quale è imminente la pubblicazione dell'edizione italiana del II volume (Gli inizi a Gerusalemme).



venerdì 22 luglio 2011

La Torre...


Ha 11 mila anni, e' considerata il primo grattacielo dell'umanita' e si trova nella citta' piu' antica: 8 metri e 25 centimetri di enigmi, elevati in forma conica. E' la Torre di Gerico, costruita quando l'uomo non era ancora diventato agricoltore e non conosceva la ruota, ma si era gia' fatto travolgere dalle manie architettoniche. Da 50 anni, da quando e' stata scoperta, gli archeologi si fanno assillare dalle sue possibili funzioni e dai suoi ipotetici significati.
Uno strumento di difesa? Un'opera ingegneristica per fronteggiare le piene? Un monumento e basta?
Le teorie sono varie e spesso deliziosamente vaghe, come accade quando mancano appigli concreti. Adesso, pero', Ran Barkai e Roy Liran della Tel Aviv University hanno formulato un'altra idea, che fa discutere. Merito di una serie di calcoli e delle simulazioni al computer che hanno ricostruito l'area come doveva essere 110 secoli fa.
La struttura - hanno spiegato in un articolo sulla rivista «Antiquity» - si puo' decifrare solo se la si collega ai giochi di luce e di ombre del solstizio d'estate: rappresentava, in poche parole, uno scudo fisico e simbolico contro l'arrivo delle tenebre. Al tramonto, al termine del giorno piu' lungo dell'anno e quando si annunciava il ritorno nella «fase buia» , l'ombra della montagna vicina, il Quruntul, avrebbe prima colpito la Torre e soltanto in un secondo tempo si sarebbe allargata sulla citta'.
«Doveva essere un momento drammatico», scrivono gli autori, sovrapponendo l'emozione del panorama reale di sabbia e roccia con quello della ricostruzione virtuale. «Possiamo immaginare che assistere all'avanzata dell'oscurita' sul centro abitato sia stato sconvolgente. Pensiamo, quindi, che la posizione della Torre, sul bordo occidentale, precisamente nel punto dove l'ombra aveva inizio, non fosse affatto accidentale».
Ed ecco la provocatoria deduzione: «Pensiamo che si innalzasse come un guardiano contro i pericoli nascosti nel buio, consegnato dagli ultimi raggi del sole morente».
Il nomadismo era ormai alle spalle e qualunque fuga impossibile. Le angosce di quel mondo che oggi classifichiamo come neolitco dovevano essere addomesticate in altro modo.
La soluzione - secondo gli autori - fu opporre ai fantasmi della psiche la solidita' della pietra: «Si costrui' una protezione permanente e fu necessario convincere tutta la comunita' ad aderire all'impresa».
La Torre dev'essere diventata un emblema di «forza e durata». Di fronte alle minacce della natura la dimensione metafisica genero' percio' «un vero e proprio edificio di potere».
Il primo della storia. Forse. Dotata di pareti imponenti, la Torre di Gerico esibi' una ripida scalinata interna con pareti intonacate: una meraviglia di tecnica e stile che richiese l'impiego di un centinaio di uomini e oltre 100 giorni di lavori. «Non c'era stato nulla di simile prima e niente di simile ci sarebbe stato per molto tempo a venire», osserva con enfasi Barkai.
Si tratto' di una mobilitazione straordinaria, di muscoli e cervelli ma, se uno squarcio sul mistero e' stato ottenuto, non altrettanto si puo' dire delle conoscenze astronomiche necessarie per realizzare quello stupefacente gioco scenografico di Sole e tenebra. Da dove proveniva un sapere tanto sofisticato? Ci dev'essere stato un ulteriore effetto, comunque.
Barkai e Liran lo descrivono cosi': «Pensiamo che i timori primordiali siano stati sfruttati da qualche individuo che, riconoscendo le incertezze legate alle prime fasi del sedentarismo, colse l'opportunita' di prendere il controllo di un'intera popolazione».
Migliaia di anni prima delle civilta' delle piramidi e degli zigurrat la Torre si eleva cosi' come l'antitesi di quella mitica di Babele: l'incarnazione del dominio. Appena nato e gia' cinicamente intimidatorio.

Autore: Gabriele Beccaria

Fonte: La Stampa, Tuttoscienze, 04/05/2011

*ANP sta per Autorità Nazionale Palestinese

mercoledì 20 luglio 2011

Sempre più romana, la città di Latisana (Udine), sulla via Annia

Latisana si riscopre sempre più di epoca romana. Dopo i ritrovamenti qualche anno fa da parte di un gruppo di appassionati ricercatori di antichità (poi costituitosi nell’associazione Apicilia) di un tratto di muro con conseguente raccolta di una quantità di piccoli reperti di varia tipologia, è di qualche settimana fa l’ultimo ritrovamento a Latisanotta.
In realtà nei campi di Selva di Sopra, lungo la strada che da Crosere conduce a Latisanotta, ogni volta che il vomere scava in profondità, vengono portati alla luce diversi reperti.
«Tutte testimonianze inequivocabili della presenza di un insediamento romano di dimensioni rilevanti a circa un centinaio di metri distanza dal tracciato della Via Annia che collegava Concordia e Aquileia – spiega lo storico Vinicio Galasso – potrebbe trattarsi della struttura residenziale poi riferita come mutatio Ad Paciliam nell’Itinerarium Burdigalense oppure di una villa rustica, ubicata nelle immediate propaggini della strada, eretta nel dinamico periodo della centuriazione e urbanizzazione del vasto agro aquileiese».
È stato lo stesso proprietario del terreno Ivano De Marchi ad accorgersi di due grandi frammenti di tegole, uno corredato di iscrizione e l’altro decorato con un motivo figurativo di difficile lettura grafica: «Lo scioglimento dell’epigrafe recita “tegola di Caio e Marco Epidii” – spiega ancora Galasso – e va strettamente accomunata al frammento di laterizio rinvenuto qualche anno fa nello stesso sito dal bravo De Marchi, che reca impresso il bollo “tegola di Caio Tito Hermeros”. Citando la catalogazione dell’archeologa Cristina Gomezel cronologicamente possiamo assegnare questi laterizi alla metà del I secolo d.C. e così retrodata la romanità di Latisana almeno all'epoca degli imperatori Tiberio e Nerone».


Fonte: Messaggero Veneto.it, 03 luglio 2011

venerdì 8 luglio 2011

Gerusalemme

La tomba di Davide ed il luogo dell’ultima cena di Gesù



Quasi un mese fa il Jerusalme Post (quotidiano di Israele) ha pubblicato un video inerente le due tombe di Re Davide.

La tomba tradizionale del re Davide si trova sulla collina occidentale di Gerusalemme, il Monte Sion.

Questo è ben al di fuori dei confini pensati dell'antica città di Davide e contrasta con l'evidenza biblica che David, in modo insolito, è stato sepolto all'interno della città.

È interessante notare che un altro sito, che si concepisce con qualche polemica, si trova direttamente sopra la tomba di re Davide e che è il luogo tradizionale dell'Ultima Cena o Cenacolo. Si è sostenuto che questo sito era posto appena fuori delle mura della città durante il tempo di Gesù e che fu solo dopo la sua morte, costruito un muro che comprende la collina occidentale dove si trova la tomba ed il Cenacolo. L'argomento continua nella discussione se Gesù faceva parte del seder pasquale per la sua ultima cena, allora sarebbe necessariamente avvenuta all'interno delle mura della città questo secondo gli ebrei e l’halakhà. In ogni caso vale la pena di vedere il video su CitySights del Jerusalem Post: Storia di due tombe. Il link è sotto riportato. Questo è anche un bell'esempio di quello che sembra accadere spesso nell'antica terra d'Israele, cioè, che un luogo sacro rimane un luogo sacro a prescindere da quale religione a cui appartiene.


Per vedere il video: http://www.jpost.com/VideoArticles/Video/Article.aspx?id=224921

(Fonte: http://helektov.wordpress.com/2011/07/07/the-tomb-of-david-and-the-place-of-the-last-supper/)

Traduzione: Gianantonio Urbani


mercoledì 6 luglio 2011

Ritrovamento 2

Egitto: nuova "barca solare" del faraone.

Ai piedi delle piramidi di Giza gli archeologi hanno scoperto una nuova "barca solare”, sorella di quella mostrata nell'immagine (nota come la barca di Cheope), rinvenuta e ricostruita diversi anni fa.
Per anni si è ritenuto che la seconda barca fosse troppo fragile per essere riportata alla luce.
Ma secondo gli esperti, oggi ci sono le condizioni per farlo.
"Se è così fragile, significa che dobbiamo salvarla adesso”, dice l'archeologo Zahi Hawass.
Gli archeologi del team nippo-egiziano stanno esaminando i frammenti di legno di cedro che costituiscono l'imbarcazione, ma il responsabile dell'operazione preferisce non rivelarne i dettagli: "È un segreto”, dice Sakuji Yoshimura dell'università giapponese di Waseda. "Il reperto non è mai stato toccato, quindi va esaminato scientificamente”.
Una lastra di calcare di varie tonnellate, rimasta intonsa per secoli, viene rimossa per riportare alla luce la "barca solare” sepolta circa 4.500 anni fa ai piedi della Grande Piramide di Giza, in Egitto.
Sotto la lastra si trovano centinaia di fragili frammenti di legno, che verranno trasportati all'interno di una tensostruttura eretta sul sito nel 2008 dall'atmosfera controllata.
Una volta terminato il lungo lavoro di estrazione del pezzi, ci vorranno alcuni anni per ricomporre la barca, che andrà a fare compagnia alla "barca di Cheope”, lunga 43 metri, custodita nell'apposito museo a Giza. Gli studiosi ritengono che la nuova barca sia leggermente più piccola di quella già ricostruita.
Le barche solari avevano un ruolo importante nella mitologia egizia dell'aldilà. Gli antichi ritenevano che ogni notte, il dio del Sole, Ra, navigasse come Ra-Atum su una barca attraverso l'aldilà per battersi contro dei e bestie mitologiche, finché non sorgeva come Sole del mattino - Ra-Horakhty - e navigasse sulla barca diurna attraverso il cielo.
Le barche, sepolte accanto alla Grande Piramide, dovevano servire ai viaggi nell'aldilà del faraone Cheope (Khufu).
L'archeologo è convinto inoltre che le barche non siano mai state utilizzate da Cheope per navigare realmente sul Nilo, come invece sostengono alcuni.
Anche la barca di Cheope, scoperta nel 1954, venne sepolta in vari pezzi in un pozzo profondo una trentina di metri, e venne ricostruita nell'arco di 13 anni. Dal 1982 la barca di Cheope è esposta in un museo, creato appositamente a fianco della Grande Piramide, progettato dall'architetto italiano Franco Minissi.
In una rara immagine colta nel 1987 da una minuscola fotocamera di National Geographic mostra la barca che si sta riportando alla luce nella camera sotterranea vicino alla Grande Piramide di Giza.
I ricercatori guidati da Youshimura fecero lo stesso nel 2008 per esaminare le condizioni del legno.
Da allora, fino al recente scavo, la camera è rimasta perfettamente sigillata nel timore che l'aria o gli insetti potessero danneggiare le assi di legno.

Autore: Andrew Bossone da www.archeomedia.net

Fonte: National Geographic.it, 28 giugno 2011

 la barca di Cheope

 rilievo indicante la "barca solare"

 sezione interna del ritrovamento

martedì 5 luglio 2011

Ritrovamenti 1

Scoperte seicento monete puniche nel mare di Cala Tramontana a Pantelleria

Un "tesoretto" di circa 600 monete bronzee del terzo secolo avanti Cristo e' stato scoperto a Pantelleria. Il ritrovamento e' il primo concreto risultato delle indagini archeologiche subacquee per la valorizzazione di siti sommersi nelle acque di Cala Tramontana a Pantelleria iniziate alcuni giorni fa. Il progetto e' stato finanziato da Arcus S.p.a., la societa' del Ministero dei Beni culturali per lo sviluppo dell'arte, e sara' realizzato da Pantelleria Ricerche soc. cons. arl, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Trapani e dal Dipartimento di Storia dell'Universita' di Sassari con il coordinamento scientifico di Sebastiano Tusa. Nella stessa zona la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana – attualmente diretta da Eliana Mauro - aveva gia' evidenziato le tracce del relitto lasciandone i reperti in situ e realizzando un itinerario archeologico subacqueo gia' visitabile da anni. L'assessore ai Beni culturali e dell'Identita' siciliana, Sebastiano Missineo, congratulandosi per il ritrovamento, ha confermato "l'impegno per rafforzare la gia' forte immagine di Pantelleria come meta primaria del turismo culturale archeologico mediterraneo. La scoperta di queste monete conferma la professionalita' dei nostri ricercatori, delle nostre strutture e, in particolare, degli addetti specializzati in archeologia subacquea. La Sicilia non e' seconda a nessuno nello scenario internazionale sia per quantita' che per qualita' dell'offerta culturale e, in questo senso, la collaborazione con il Ministero dei Beni culturali, che auspichiamo sia sempre piu' intensa, e' fondamentale per sostenere la ricerca della nostra immensa eredita' archeologica sommersa". Le monete recano una testa di donna con lo sguardo rivolto verso sinistra, l'acconciatura, che mostra alcune varianti, e' sostenuta da una corona di grano. La figura e' identificabile con la dea Tanit. Nel rovescio c'e' invece una testa di cavallo che guarda a destra, elemento che potrebbe essere determinante per l'attribuzione della zecca. "Ad una prima analisi - dice Pier Giorgio Spanu, docente dell'Universita' di Sassari - le monete sembrano infatti di epoca sardo-punica e siculo-punica. Si tratta di conii compresi entro un ambito cronologico tra il 300 e il 264 a.C., anche se la circolazione di tali monete e' proseguita fino alla fine del terzo secolo a.C.". "Il ritrovamento - spiega il Soprintendente per i Beni culturali di Trapani, Sebastiano Tusa - rappresenta una conferma dell'importante ruolo economico che Pantelleria ebbe in epoca punico-ellenistica come meta di scambi commerciali dalla Sicilia verso l'Africa, e viceversa, e anche come luogo di produzione agricola. Il tesoretto di monete doveva essere originariamente riposto all'interno di un sacchetto o in un altro contenitore in materiale deperibile da cui le monete potrebbero essere fuoriuscite. In ogni caso il prosieguo dello scavo potra' chiarire meglio la loro contestualizzazione". La cronologia delle monete si accorda con la datazione del materiale anforario presente in quantita' nella cala, in particolare le anfore greco-italiche e le anfore cartaginesi che sembrano riportare ad un orizzonte cronologico della seconda meta' del III secolo a.C. anche se tali materiali potrebbero riferirsi non necessariamente ad un'imbarcazione naufragata, ma a diversi processi formativi del contesto (ad esempio un'operazione di alleggerimento dell'imbarcazione), la presenza del tesoretto lascia invece ben sperare circa la possibile esistenza di un relitto. "Durante le prime ricognizioni - spiega Leonardo Abelli, direttore scientifico del progetto - il subacqueo Francesco Spaggiari ha individuato un'area che presentava una piccola dispersione superficiale di monete bronzee. L'approfondimento delle indagini ha permesso di riportare alla luce un tesoretto costituito da circa 600 monete". Soddisfazione e' stata espressa anche dal presidente di Arcus Spa, Ludovico Ortona: "E' un ritrovamento importantissimo, speriamo che, con le prossime attivita', vi sia la possibilita' di ulteriori prestigiosi ritrovamenti".

Fonte: Soprintendenza del Mare - Regione Siciliana


venerdì 24 giugno 2011

Importante notizia di archeologia cristiana per il 2013

XVI CONGRESSO INTERNAZIONALE                                                                      Giugno 2011
DI ARCHEOLOGIA CRISTIANA
IL COMITATO PROMOTORE

XVI Congresso Internazionale
di Archeologia Cristiana
Roma, 22-28 settembre 2013
“Costantino e i Costantinidi:
l’innovazione costantiniana, le sue radici e i suoi sviluppi”.

CIRCOLARE N. 1

Nella riunione dei rappresentanti delle nazioni intervenute al XV Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana (Toledo 2008) è stato deciso di tenere il XVI Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana a Roma, nell’autunno 2013, in felice coincidenza con il 1700° anniversario del cosiddetto Editto di Milano, e di affidarne l’organizzazione scientifica al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana.
Il Congresso si svolgerà dal 22 al 28 settembre 2013 e si articolerà secondo le tematiche specifiche qui di seguito indicate:

La presenza cristiana negli assetti topografici delle città e delle campagne (Occidente) (responsabile Prof. Jean Guyon).
La presenza cristiana negli assetti topografici delle città e delle campagne (Oriente) (responsabile Prof. Jean-Pierre Sodini).
Monumenti cristiani e loro relazione con i centri del potere imperiale (Occidente) (responsabile Prof. Lucrezia Spera).
Monumenti cristiani e loro relazione con i centri del potere imperiale (Oriente) (responsabile Prof. Franz Alto Bauer).
L’”invenzione” della basilica cristiana e l’innovazione nell’architettura costantiniana (responsabile Prof. Federico Guidobaldi).
Architettura e liturgia (responsabile Prof. Sible De Blaauw).
Spazi funerari e ritmi della conversione (responsabile Prof. Vincenzo Fiocchi Nicolai).
Caratteri e tipologia degli spazi funerari dei non cristiani (responsabile Prof. Philippe Pergola).
La plastica costantiniana: i ritratti, i colossi (responsabile Prof. Marianne Bergmann).
La plastica costantiniana: la produzione funeraria (responsabile Prof. Josef Engemann).
La cultura figurativa tra pittura e mosaico (responsabile Prof. Fabrizio Bisconti).
Le altre arti: dai materiali di lusso agli oggetti di uso quotidiano (responsabile Prof. François Baratte).
Caratteri dell’epigrafia cristiana in Occidente (responsabile Prof. Danilo Mazzoleni).
Caratteri dell’epigrafia cristiana in Oriente (responsabile Prof. Denis Feissel).

E’ anche prevista una sezione dedicata a:
Scoperte inedite (responsabile Prof. Anna Maria Ramieri)

Una relazione introduttiva generale sarà tenuta dal Prof. Timothy D. Barnes.

Le comunicazioni, da presentare in forma orale o come posters, dovranno rientrare in una delle tematiche citate. Coloro che ritengono di poter presentare un contributo debbono inviare il titolo e un riassunto di almeno 500 parole (max 800) via e-mail alla Segreteria del PIAC (segreteria@piac.it) entro marzo 2012. Le lingue ammesse saranno l’Italiano, il Francese, l’Inglese, lo Spagnolo e il Tedesco.
Le proposte saranno sottoposte alla valutazione dei responsabili delle isole tematiche sopra indicate. I riassunti dei contributi accettati saranno messi a disposizione dei congressisti, in modo da facilitare la discussione durante il Congresso. Il tempo a disposizione per le comunicazioni è di 15’.
Durante il Congresso saranno effettuate visite ai principali monumenti costantiniani di Roma.
La quota di iscrizione sarà di € 160 e comporterà un notevole sconto sul prezzo di acquisto degli Atti. Gli studenti potranno usufruire di una quota ridotta. Informazioni più dettagliate saranno fornite con la seconda circolare.

Il Segretario generale                                               Il Presidente
Dott. Olof Brandt                                          Prof. Vincenzo Fiocchi Nicolai

aggiornato al: 20-06-2011